Morte per legge? - Casi drammatici per radicare l’idea, Elisabetta Del
Soldato, Avvenire, 21 giugno 2012
Sta dividendo l’opinione pubblica in Gran
Bretagna il caso di un uomo paralizzato di 58 anni che l’Alta Corte sta
esaminando in questi giorni. Tony Nicklinson, affetto dalla syndrome "Locked
in" che gli impedisce ogni movimento, potrebbe vivere ancora una ventina
d’anni, hanno detto ieri i suoi legali al giudice, ma sarebbe «una vita di
crescente miseria» ed è per questo, hanno continuato, che «chiede che a un
medico sia garantito il diritto di poterlo uccidere». «Che non è come chiedere
una nuova legge che legalizzi l’eutanasia – ha tenuto a precisare il suo
l’avvocato Paul Bowen –. Quello che cerchiamo è un "rimedio"».
L’udienza sul caso Nickinson è cominciata
martedì, si concluderà domani e solo molto più avanti si saprà il verdetto del giudice,
ma è già chiaro che non sarà facile convincere il governo che quello che l’uomo
chiede sia un semplice ’rimedio’. L’eutanasia è illegale in Gran Bretagna e
un’iniezione letale da parte di un medico a un paziente, che sia pure
consenziente, equivale a omicidio. Ma i legali di Nicklinson stanno cercando di
provare che la «necessità» può, in queste circostante, essere una difesa all’omicidio.
Questo caso è diverso da altri recenti che si sono concentrati sul suicidio
assistito. La paralisi di Nicklinson è così grave che per morire l’uomo deve
essere ucciso da qualcun altro ed ecco che entra in gioco l’eutanasia. Sposato
e padre di due figli, con una lunga carriera di businessman di successo alle
spalle, Nicklinson fu colpito da un infarto nel 2005 mentre si trovava ad Atene
per un viaggio di lavoro. Da quel momento è paralizzato dai piedi al collo ma
ha una mente lucidissima. Dal 2007 chiede che a un medico sia data la
possibilità di ucciderlo ma solo qualche giorno fa ha aperto un blog su Twitter
e questi gli ha fatto guadagnare migliaia e migliaia di fan. «Come fa a dire
che la sua vita non ha un senso - ci dice Peter Saunders dell’associazione
"Care not Killing" - quando con un battito di ciglia riesce a
comunicare con il mondo? Quando migliaia di persone sono disposte ad ascoltarlo?».
Attraverso un programma informatico l’uomo riesce infatti a esprimersi su
internet, ma questo, insistono i suoi legali, «non dà sollievo alle sue
sofferenze».
Prima dell’inizio dell’udienza lo
stesso Nicklinson ha detto alla Bbc, sempre comunicando con un computer, che la
sua vita «è un incubo» perché non può parlare e ha bisogno degli altri per qualsiasi
cosa. «Una decisione contro la mia volontà da parte del giudice – ha detto – mi
condannerebbe a una vita di crescente miseria».
«Tony – ha ribadito il suo legale in corte – ha avuto sette anni per
contemplare la sua situazione. Con le cure di oggi potrebbe vivere ancora
vent’anni ma non vuole vivere questo tipo di vita. Il mio cliente è troppo
disabile per togliersi la vita da solo ma la legge in questo paese sul suicidio
assistito e l’eutanasia gli impedisce di avere assistenza medica per morire. La
legge attuale ha creato una situazione di eutanasia sottorranea». In Gran
Bretagna si possono contare almeno tremila casi di eutanasia l’anno e
Nicklinson, continua Saunders «chiede molto di più di quanto hanno chiesto in passato
Lord Falconer o il gruppo "Dignity in Dying". Questi hanno promosso
la legalizzazione del suicidio assistito per persone malate terminali ma
l’eutanasia è un passo avanti rispetto al suicidio assistito e Nicklinson non è
un malato terminale. Conosco persone che hanno la sua stessa malattia e che non
vogliono morire ma che invece chiedono supporto per vivere più a lungo».
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