Recensione libraria: “Relativismo giuridico” di Galantini e Palmaro, 5
giugno 2012, http://www.corrispondenzaromana.it
(di Cristina Siccardi) Joseph
Ratzinger in L’elogio della coscienza. La verità interroga il cuore
(Cantagalli, Siena 2009, pp.176, € 13,50) aveva spiegato che oggi il «fine
dello Stato è raggiunto quando è assicurata la libertà di tutti»: è questa
l’unica e grande ideologia sopravvissuta alle nefaste ideologie che si sono
issate, quali giganti demoni, nell’Europa del Novecento; tale asserto ha un
motore, nel pensiero «dell’io che si fa Dio» descritto nel Libro Sacro della
Genesi, che ha causato il peccato originale.
A chiunque «piace sentirsi dire:
io, Stato, ti governerò, ma voglio prometterti che con me resterai un uomo
libero. E nessuno, viceversa, ama un potere costituito che si presenti dicendo:
io sarò il tuo sovrano e tu dovrai obbedienza alla mia autorità. La grande
diffusione del modello democratico nel mondo moderno si deve essenzialmente a
questa promessa epocale, di tipo quasi metafisico: la promessa, cioè, di un
sistema di potere nel quale il governato e il governante coincidono». Tale
analisi è dottamente sviluppata nel libro di Luca Galantini e Mario Palmaro,
Relativismo giuridico. La crisi del diritto positivo nello Stato moderno (Vita
& Pensiero, Milano 2012, pp. 129, €
14,00).
La democrazia, che a ventaglio
apre i diritti alle libertà di ciascuno, è una visione sorta e maturata con la
Rivoluzione francese. Ma qual è il reale concetto di libertà? Da qui partono le
idee dei legislatori, idee, che, non avendo più aggancio alcuno con una verità,
diventano soggettivistiche, connesse ad un relativismo che da larvato si è
fatto sempre più (a mano a mano che la civiltà si è secolarizzata) esasperato,
fino alla distruzione (aborto) degli individui che di quello Stato fanno già
parte (visto che sono previste leggi per loro): i bambini non ancora nati.
Leggendo questo istruttivissimo
saggio sorgono alla mente le pitture di Pieter Paul Rubens e di Francisco Goya,
i quali dipinsero mirabilmente Saturno che divora i propri figli: il dio romano
Saturno (Crono per i Greci), essendogli stato profetizzato che uno dei suoi
figli gli avrebbe usurpato il posto, li divorava al momento stesso della loro
nascita. Ebbene, i governi, improntati sulla laicità e la democrazia ormai
incontrollate, stanno divorando le creature non sue, ma di Dio.
È sorta la sovranità illimitata
della volontà personale. Ma non era così… e questa non è semplice nostalgia per
il passato, ma reale constatazione storico-filosofica-giuridica-culturale.
Tutto sta nella partenza. L’idea di Stato nasce dalla concezione che si ha
della vita e della sua origine. Se si pone Dio al vertice di tutto ne
conseguirà che la libertà riguarda gli attributi dell’Essere perfettissimo, che
ha creato liberamente, «allora il reale risponde a un fine, ogni cosa ha un
significato e una perfezione da realizzare» e anche l’uomo ha un fine a cui
guardare, fine che è inscritto nella sua natura.
La legge morale è la via per
raggiungere questo fine ed è norma obbligatoria, come vigono leggi obbligatorie
in tutto il creato. L’uomo, però, a differenza delle altre creature, può
violare (con il libero arbitrio) le norme morali, ovvero i Comandamenti di Dio,
uccidendo, mentendo, rubando, tradendo, ingannando, truffando; ma tali atti
rompono l’ordine, interno ed esterno, costituito. Quindi la libertà necessita
di due elementi fondamentali: criteri e limiti, altrimenti è violenza.
Il concetto di verità è perlopiù
scomparso dall’orizzonte della società democratica che ha preso la sociologia
come misura di conoscenza di sé stessa, bandendo la filosofia: nessuna
giustificazione ultima metafisica è più prevista per gli ordinamenti giuridici
statuali. Il riferimento principe, oggi, è quello dell’integrazione sociale, in
grado di sopperire al bisogno di credenze dogmatiche venute meno con il declino
del ruolo pubblico della religione e della legge naturale. Da questi postulati
sorge la cosiddetta «tirannia della maggioranza», come l’ha definita
Tocqueville e il processo di dissoluzione progressiva della società
tradizionale si è realizzata sul piano etico, religioso, dei costumi e del
diritto.
Il pensiero classico, medievale e
cristiano ha sempre sostenuto il primato dei doveri sui diritti. Il pensiero
moderno ha capovolto questo rapporto, non ponendo più limiti alle proprie
esigenze, trasformate sempre e comunque in diritti. Fallita l’utopia
illuminista di una società di eguali, che cosa resta nelle società liberali
«spoliticizzate», in un panorama che impone, contronatura, la globalizzazione
del mondo?
Ecco che in una visione
completamente nichilista è lasciato spazio di manovra soltanto
all’immanentismo, ai principi economico-finanziari e al tecnicismo. Mentre
all’uomo, privo di connotati metafisici, non resta che essere un atomo sociale,
un puro accidente dell’universo, un essere presente “per caso”, non amato e
neppure desiderato. Questo il risultato dell’estromissione del sacro dalla
storia. Ecco perché ci vengono incontro, impetuosamente e impietosamente,
Rubens e Goya con i loro inquietanti dipinti. (Cristina Siccardi)
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