Tra fanatismo e cinismo Michael Konrad sabato 9 giugno 2012, http://www.ilsussidiario.net/
Di fronte alla sofferenza si
oscilla spesso tra due atteggiamenti fondamentali, in qualche modo opposti, ma
in fondo coincidenti: il fanatismo e il cinismo. Il primo si esprime
nell’ostinato tentativo di modellare la realtà secondo una propria idea, il
secondo invece nella rassegnata rinuncia ad impegnarsi veramente nella realtà.
Ambedue gli atteggiamenti concordano nella convinzione che la realtà così come
è non abbia senso e non sia buona.
C’è un terzo atteggiamento che
costituisce la vera alternativa al fanatismo e al cinismo: la serenità e la
letizia. È l’atteggiamento di chi sa che la realtà ultimamente è buona. La
saggezza popolare lo insegna con il seguente detto: «Signore, concedimi la
serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare
quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza». Spaemann chiama
questo terzo atteggiamento «abbandono fiducioso» e ritiene che si tratti di una
delle conquiste fondamentali della vita morale di una persona.
Come possono convivere letizia e
sofferenza, letizia e morte? Solo nella misura in cui intuiamo che ultimamente
anche la sofferenza e la morte hanno un senso, sono parte del volto buono del
Mistero che fa tutte le cose. Dove sta allora il valore principale della
malattia? Nell’essere profezia della morte. La morte sollecita l’uomo a
rendersi conto di chi è lui e di chi è Dio, se accettiamo che sia Lui a
decidere della nostra vita.
Ho lavorato alcuni anni fa per il
vescovo di Lugano Eugenio Corecco, colpito da una rara forma tumorale che lo
portò alla morte. «La malattia – raccontava – se vissuta bene, è il momento
pedagogico all’interno della vita umana che meglio di tutti gli altri ci può
aiutare a capire chi siamo noi, chi è Lui e quanto più grande sia Lui». Dio,
nella sofferenza, ci chiede di dare una risposta alla domanda se siamo disposti
a fare la sua volontà. Tale domanda fa scoprire tutta la nostra solitudine.
Nessuno infatti può sostituirsi alla nostra libertà. Ma come abbiamo detto
all’inizio, tra il fanatismo di chi vuole l’impossibile e il cinismo di chi non
si muove, c’è una terza possibilità. Quella dell’uomo sereno che si impegna
davvero, abbandonandosi alla potenza di Dio.
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