8 giugno 2012 - La guerra (al destino) è dichiarata - Conoscere la
mappa genetica di chi nascerà ci aiuterà a vivere?, http://www.ilfoglio.it
Leggere la mappa genetica di un
bambino che deve ancora nascere, e scoprire tutto di lui. Rassicurarsi perché
sta bene, tormentarsi perché il Dna segnala che potrebbe ammalarsi. Non è
ancora un metodo infallibile, ma offre il puzzle completo della persona che si
sta cullando nella pancia e dorme beato, a diciotto settimane di vita. Uno
studio pubblicato su Science Translational Medicine, a cui ha collaborato anche
un biologo di Bari, ha messo a punto la lettura totale del Dna del feto, con un
semplice prelievo di sangue (adesso nelle analisi di routine della gravidanza
si effettua un prelievo sanguigno che, confrontato con le misurazioni di
un’ecografia, segnala il livello di rischio della sindrome di Down). Un modo
non invasivo, non pericoloso, per il momento molto costoso, di leggere nel futuro.
Possiamo sapere tutto, vogliamo saperlo. Avere la ragionevole certezza che il
nostro bambino crescerà forte e sano. Infilarci fino in fondo nel dolore e
nella scelta, in caso contrario.
Tutto molto razionale, ma saremo
in grado di affrontarlo? Siamo abbastanza forti per fare la cosa giusta, quando
la risposta che non volevamo di quel test ci rimbalzerà tutta la responsabilità
e lo strazio di un gesto definitivo? La sordità ci sembrerà all’improvviso un
ostacolo troppo alto? Dopo avere visto “La guerra è dichiarata”, il
meraviglioso film di Valérie Donzelli che ha messo in scena se stessa, il suo
ex marito, il suo bambino e la grave malattia scoperta a diciotto mesi di vita
(una di quelle malattie che il test del Dna saprà individuare prima), ci si
chiede quale sia il modo giusto di vivere. Pensando alla vita o alla morte?
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