sabato 9 giugno 2012


8 giugno 2012 - La guerra (al destino) è dichiarata - Conoscere la mappa genetica di chi nascerà ci aiuterà a vivere?, http://www.ilfoglio.it

Leggere la mappa genetica di un bambino che deve ancora nascere, e scoprire tutto di lui. Rassicurarsi perché sta bene, tormentarsi perché il Dna segnala che potrebbe ammalarsi. Non è ancora un metodo infallibile, ma offre il puzzle completo della persona che si sta cullando nella pancia e dorme beato, a diciotto settimane di vita. Uno studio pubblicato su Science Translational Medicine, a cui ha collaborato anche un biologo di Bari, ha messo a punto la lettura totale del Dna del feto, con un semplice prelievo di sangue (adesso nelle analisi di routine della gravidanza si effettua un prelievo sanguigno che, confrontato con le misurazioni di un’ecografia, segnala il livello di rischio della sindrome di Down). Un modo non invasivo, non pericoloso, per il momento molto costoso, di leggere nel futuro. Possiamo sapere tutto, vogliamo saperlo. Avere la ragionevole certezza che il nostro bambino crescerà forte e sano. Infilarci fino in fondo nel dolore e nella scelta, in caso contrario.

Tutto molto razionale, ma saremo in grado di affrontarlo? Siamo abbastanza forti per fare la cosa giusta, quando la risposta che non volevamo di quel test ci rimbalzerà tutta la responsabilità e lo strazio di un gesto definitivo? La sordità ci sembrerà all’improvviso un ostacolo troppo alto? Dopo avere visto “La guerra è dichiarata”, il meraviglioso film di Valérie Donzelli che ha messo in scena se stessa, il suo ex marito, il suo bambino e la grave malattia scoperta a diciotto mesi di vita (una di quelle malattie che il test del Dna saprà individuare prima), ci si chiede quale sia il modo giusto di vivere. Pensando alla vita o alla morte?

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