Baby market / Quando il bambino diventa cliente, Curzio Maltese, 08
giugno 2012, http://ricerca.repubblica.it/
L' infanzia è una scoperta
recente nella storia degli uomini. Per secoli i bambini sono stati considerati
piccoli adulti soltanto più facili da sfruttare, manipolare, abusare. La metà
dei bambini, ancora nel diciassettesimo secolo, moriva prima dell' adolescenza.
Il rispetto per i diritti dell' infanzia non è nato nelle famiglie, ma con la
moderna psicologia e soprattutto grazie alla politica. La democrazia, le lotte
sindacali, la grande costruzione dello stato sociale hanno fatto del Novecento
«il secolo dei bambini», secondo la profezia di Ellen Key, con leggi di tutela
peri minori, divieti di lavoro nelle fabbriche, obbligo di istruzione e
protezione dalla violenza degli adulti, genitori compresi. La dichiarazione dei
diritti dell' infanzia dell' Onu nel 1959 ha cercato di estendere queste
conquiste civili dall' Occidente a tutto il mondo. Ma dagli anni Ottanta in
poi, con la crisi della democrazia e della politica, sovrastata dagli interessi
economici, il processo si è fermato e ha cominciato anzi a regredire. I bambini
di oggi hanno molti più soldi da spendere, ma godono di meno protezioni e
tutele di quelle che avevamo noi genitori. I nostri figli sono diventati le
principali prede del consumismo alimentato dalle grandi corporations che
condizionano i governi e i media per ottenere leggi sempre più permissive.
(segue dalla copertina) Il «kid marketing», che mezzo secolo fa quasi non
esisteva, è diventato un affare colossale e l' unico in continua espansione,
anche in tempi di crisi. Negli Stati Uniti si calcola che il potere d' acquisto
dei bambini, sommato all' influenza esercitata sugli acquisti dei genitori,
superi i 1000 miliardi di dollari all' anno, contro i 50 miliardi di vent' anni
fa e i 5 miliardi di vent' anni prima. In Europa le cifre sono simili. Nel
volgere di due sole generazioni il potere d' acquisto dei bambini nelle
famiglie è aumentato di duecento volte. In parallelo, si sono moltiplicati
stress e dubbi dei genitori. Che cosa comprare o non comprare a mio figlio? E'
giusto imporre limiti di spesa a uno shopping ormai compulsivo e di tempo
trascorso alla playstation o ai videogames? Come resistere alle continue
richieste di prodotti inutili e costosi e di pessimo cibo propagandati a ogni ora
dalla televisione? In quale modo proteggere i ragazzi dai mille pericoli
nascosti nell' uso dei nuovi media e dei social network? Dobbiamo fidarci di
somministrare ai bambini le medicine che oggi i pediatri prescrivono con tanta
abbondanza, quando i nostri genitori ci davano al massimo un' aspirina ogni
tanto? E perché fra i nostri figli si moltiplicano le allergie e le
intolleranze alimentari? Come negare qualcosa senza fare dei nostri figli degli
esclusi, visto che sempre «in classe ce l' hanno già tutti gli altri»? E'
impossibile affidarsi all' esperienza. Nessuna generazione di madri e padri
aveva mai affrontato questi dilemmi. La maggioranza si arrangia ricorrendo all'
antica arte del compromesso. Ma rimane la sensazione, purtroppo fondata, di una
progressiva perdita di controllo. Alcuni accusano la scuola e gli insegnanti,
la cui perdita d' influenza è semmai ancora maggiore. I bambini, per non dire
degli adolescenti, trascorrono ormai molto più tempo davanti a computer, tv e
videogiochi che sui banchi di scuola. Le alleanze fra genitori e insegnanti
sono spesso destinate a franare sotto i colpi di un' offerta invasiva. Qualche
piccolo episodio personale. All' inizio dell' anno scolastico le maestre di mio
figlio di dieci anni hanno raccomandato ai genitori di vigilare sulle troppe
notizie di violenza sui bambini, sparse ormai con abbondanza di agghiaccianti
particolari sui media a ogni ora del giorno. Sono sicuro che le famiglie hanno
seguito il consiglio con scrupolo. A fine anno sono stato chiamato, con altri
genitori, a parlare in classe del mio lavoro. Una volta spiegato che consiste
nel dare le notizie, ho chiesto ai compagni di mio figlio quale notizia li
avesse colpiti negli ultimi mesi. Si sono levate venti manine ed è seguito un
viaggio in un Luna Park degli orrori popolati di infanticidi, abbandoni, abusi,
massacri in famiglia. Un' altra storia. Una mia conoscente, professoressa molto
libertaria, ma preoccupata dal mutismo della figlia adolescente a proposito di
amicizie e frequentazioni, si è finta un' amica della ragazza su Facebook. Per
mesi ha vissuto l' incubo di essere scoperta e di subire lo stesso processo che
lei fece a sua madre quando la sorprese a frugare nel diario. Il marito ha
avuto alla fine il coraggio di dirle che fingersi amici su Facebook è molto più
offensivo di una sbirciata al diario. Per fortuna in tutta Europae in Nord
America sono nate negli ultimi anni associazioni di genitori e consumatori per
combattere lo sfruttamento commerciale dell' infanzia. Assalto all' infanzia di
Joel Bakan, appena tradotto da Feltrinelli, sta diventando una bibbia di questo
movimento. L' inchiesta di Bakan, già autore del pluripremiato The Corporation,
si concentra sulle cinque più gravi minacce ai bambini di oggi. Primo, le
strategie del marketing infantile per trasformare i nostri figli in consumatori
compulsivi e bulimici. Secondo, la diffusione sempre più massiccia di farmaci
di ogni tipo per l' infanzia, compresi psicofarmaci, grazie anche al crescente
potere di condizionamento della scienza medica da parte dell' industria
farmaceutica, spesso con metodi illegali. Terzo, l' aumento esponenziale fra i
bambini di alcune patologie e il possibile collegamento con la massa di
sostanze chimiche liberate nell' aria dall' industria. Negli ultimi decenni l'
incidenza dell' asma frai bambiniè cresciuta del 50 per cento ed è oggi la
principale causa di ospedalizzazione; la leucemia e il cancro al cervello del
40 per cento, l' autismo addirittura del 1000 per cento. Nello stesso periodo
sono comparse nell' ambiente 26000 nuove sostanze chimiche e l' aumento
complessivo delle sostanze chimiche disperse nell' ambiente è stato del 7500
per cento.I bambini arrivano oggi ad accumulare nel corpo da sette a dieci
volte gli agenti industriali rispetto a trent' anni fa. La quarta minaccia è il
lavoro infantile, che si sta diffondendo anche nel ricco Occidente, come
purtroppo noi italiani possiamo facilmente verificare con un giro nei distretti
industriali e agricoli. Il quinto e ultimo aspetto è la privatizzazione della
scuola pubblica, dalle elementari all' università, che rischia di moltiplicare
all' infinito l' influenza della grande industria sull' educazione dei ragazzi.
Assalto all' infanzia offre molte risposte ai dubbi dei genitori, alcuni
sconvolgenti casi di cronaca e una massa impressionante di informazioni, tutte
verificate da un plotone di avvocati, visto che le multinazionali del «kid
business» hanno la querela facile. Possiamo consolarci con la constatazione che
le leggi europee di tutela dell' infanzia, ancora influenzate dal welfare, sono
assai più severe di quelle americane. Almeno in questo, la maltrattata unione
europea si è rivelata un argine di civiltà. Ma il lobbismo delle multinazionali
ha ottenuto negli ultimi anni crescenti successi a Bruxelles, mascherati da
riforme e liberalizzazioni. La sanità e l' istruzione sono del resto diventate
la più redditizia frontiera del business globale. L' inchiesta di Joel Bakan
dipinge il fosco quadro di un Medioevo prossimo venturo, dove i bambini torneranno
a essere, come nei secoli passati, piccoli adulti più facili da manipolare. Ma
Bakan offre anche ottimi consigli per resistere al meccanismo e conclude la sua
drammatica analisi con la speranza di un futuro migliore. La battaglia è appena
cominciata e non è affatto persa. Bisogna però cominciare a impegnarsi da
subito. Le madri e i padri di oggi, gli ultimi cresciuti nel «secolo del
bambino», hanno una responsabilità enorme.I nostri dubbi scompariranno con noi
e dopo non ci sarà un' altra generazione capace di opporsi alla scomparsa dell'
infanzia. - CURZIO MALTESE
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