Vi racconto l'uomo che verrà - Più buono grazie alla nano scienza - Una
riflessione sulla società del futuro colma dell'ottimismo tipico dello
scienziato, perchè "la scienza ha costantemente migliorato la nostra
vita". Dai tempi della geometria ad oggi, l'era del Dna di Umberto
Veronesi, (11 giugno 2012), http://www.repubblica.it
La scienza trasformerà il futuro
e la vita dell'uomo, lo ha sempre fatto e lo farà ancora di più. Le religioni
resisteranno, ma è la scienza che traccia la via del domani e ne detta
l'agenda: le evoluzioni sociali e intellettuali che vivremo, avranno origine da
un progresso scientifico. Da bambino ho vissuto il passaggio dall'illuminazione
a gas a quella elettrica.E ho visto il modello familiare e sociale trasformarsi
drasticamente.
Da adulto ho vissuto la nascita e
l’esplosione dell’era digitale, che ha ancora più radicalmente cambiato i
rapporti fra uomini e fra uomo e ambiente. Ora siamo nell’era del Dna: non solo
abbiamo decodificato il mistero della vita, ma stiamo imparando a riprodurlo.
Già più di dieci anni fa Michel Houellebeck nel suo libro Le particelle elementari
(che Oskar Roheler ha trasformato in un bel film) raccontava di un biologo che
era riuscito a ricostruire artificialmente il Dna umano in laboratorio,
precipitandoci nella riflessione cruciale di come l’umanità saprà utilizzare
questo straordinario progresso. E la verità è che ancora oggi siamo per lo più
spiazzati eticamente e giuridicamente. Ma non ci possiamo sottrarre a questa
prova, perché se qualcosa è scientificamente ipotizzabile, prima o poi qualcuno
la realizzerà. L’incertezza è soltanto quando e come, e la sfida è fare in modo
che sia realizzata a puro vantaggio dell’uomo. Gli scienziati sono ottimisti
perché la scienza ha costantemente migliorato la nostra vita, sin dai tempi
della sua nascita, quando la divisione delle proprietà terriere tra agricoltori,
per aumentare la produzione di cibo, ha dato origine alla geometria.
Scrive Nicholas Negroponte, uno
dei maggiori innovatori del nostro tempo: «Il mio ottimismo non è alimentato da
un’anticipazione su nuove scoperte o invenzioni. Trovare una cura per il cancro
o l’Aids, scoprire un modo accettabile per controllare la crescita della
popolazione, inventare una macchina che respiri la nostra aria e beva l’acqua
dei nostri oceani restituendole purificate, sono sogni che possono avverarsi
oppure no. Non occorre aspettare nessuna invenzione ». L’orizzonte più vicino è
segnato dalla nanoscienza, che ci permette di ricostruire il nostro mondo nella
dimensione del nanometro, un milionesimo di millimetro, la dimensione della
natura. Presto potremo avere nuove forme di cattura dell’energia solare con
circuiti nanometrici fotovoltaici mischiati alle vernici delle case, avremo
microspie diffuse negli ambienti con uno spray, disporremo dei respirociti,
microorganuli iniettabili nel sangue, che assorbono enormi quantità di
ossigeno, tanto che con un’iniezione di respirociti potremo correre per tre ore
senza respirare. L’impatto sociale della nanoscienza sarà enorme:
intellettuale, educativo, artistico, sentimentale, passionale, politico. Ma la
società nanoscientifica sarà una società migliore.
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