Andiamo a convivere ma a casa di mamma di Daniela Uva, articolo di
martedì 11 ottobre 2011, IlGiornale
Hanno tra i 17 e i 24 anni,
studiano o non hanno ancora un lavoro e vogliono abitare col partner
Hanno fra 17 e 24 anni. Vanno a
scuola, seguono i corsi all’università, in qualche caso lavorano. Come
qualunque altro ragazzo della loro età. Eppure, in fatto di vita affettiva, ne
sanno molto più dei loro coetanei. Perché, malgrado la giovane età, già
convivono. Ma sotto il tetto di mamma e papà, che provvedono a riempire il
frigo, stirare le camicie e pagare le bollette. In Francia le chiamano «bebe
couples», in Italia «baby conviventi». Il fenomeno, cominciato qualche anno fa
in Nord Europa, è esploso negli ultimi tempi nel resto del continente. Come
dimostra un recente sondaggio promosso dal quotidiano francese Liberation. E,
lentamente, sta prendendo piede anche in Italia, dove le giovani coppie
conviventi sono sempre più numerose. Grazie alla complicità di mamma e papà.
Protagonisti sono ragazzi come tutti gli altri, che però fin da giovanissimi
sperimentano la vita di coppia, vivendo nella stessa casa proprio come gli
adulti già sposati. Solo che la casa in questione la dividono con il resto
della famiglia di uno dei due: genitori, fratelli e sorelle.
Come evidenzia la ricerca
condotta in Francia, sembra che siano proprio i genitori a preferire questa
soluzione, perché - dicono - è meglio che i ragazzi si incontrino in casa
piuttosto che in macchina o in altri luoghi a rischio. E loro, i giovani
innamorati, non fanno complimenti. Emerge così che il 57 per cento dei ragazzi
dichiara di avere normalmente rapporti sessuali mentre i genitori sono presenti
in casa, mentre il 43 per cento ammette di usare la macchina di mamma e papà.
Il fenomeno è abbastanza
generalizzato, anche se secondo gli esperti è più radicato all’interno delle
famiglie separate o monoparentali. Sono, infatti, i figli dei genitori
divorziati a vivere la propria vita sentimentale in modo più esclusivo e
precoce. Spinti dal bisogno di trovare nel partner la sicurezza e i punti di
riferimento che spesso il nucleo di origine non riesce a fornire.
Ma cosa spinge i ragazzi a
restare in casa, seppure insieme? Il 31 per cento lo fa per scelta e per il
desiderio di fare coppia fissa malgrado la giovane età, il 34 per cento per
poter terminare gli studi senza assumersi ulteriori responsabilità. Ma c’è anche
un 40 per cento non lascia la casa natale per motivi economici, in particolare
per il costo eccessivo degli affitti (26 per cento) o perché ancora non ha un
lavoro fisso (21 per cento). Tutti sono accomunati dalla fretta di consumare
esperienze ed emozioni.
Secondo una recente indagine
condotta dall’Associazione italiana per l’educazione demografica (Aied), l’età
media del primo rapporto sessuale è, infatti, intorno ai 16 anni. Rapporto che
nella maggior parte dei casi si consuma proprio sotto il tetto dei genitori. A
confermarlo è il rapporto della Società italiana di ginecologia e ostetricia
(Sigo), secondo il quale il 31 per cento dei giovanissimi consuma il primo
rapporto a casa del partner, il 26 per cento a casa propria, il 19 per cento in
macchina, l’11 per cento all’aperto e il 10 per cento a scuola. Malgrado la
vita a due, le baby coppie rischiano però di rimanere sole. La convivenza le fa
sentire adulte. Al punto da chiudersi in se stesse ed escludere i vecchi amici
ancora single.
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L.
Nessun commento:
Posta un commento