I semi dei padri anonimi (e no) - Nel 2005 Londra cambia le regole: i
figli hanno diritto di conoscere il donatore Ma è una legge migliore? Porciani
Franca (8 ottobre 2011) - Corriere della Sera
Gli iscritti sono più di 33 mila,
i fratellastri che si sono scoperti tali quasi novemila, i padri «ritrovati» 15
mila, i visitatori del sito, anche europei, 10 mila ogni mese: il Donor Sibling
Registry da quando è nato nel 2000 per iniziativa di Wendy Kramer, mamma single
del Colorado, e di suo figlio Ryan concepito col seme di un donatore anonimo,
ha avuto un successo quasi inspiegabile. Per abbattere il «buco nero» della
paternità genetica, bisogna inserire il numero identificativo fornito all'
epoca dalla banca del seme e vedere se qualcuno si fa vivo. Perché si vuole
conoscere le proprie origini? Per semplice curiosità, per essere rassicurati su
se stessi, sulle proprie radici, ma anche per trovare i quasi-fratelli. Come se
queste persone si sentissero la metà di una mela e intravedessero finalmente la
strada per ritrovare l' altra. Se leggiamo qualche storia sul blog troviamo
frasi come quella di Cara che scrive: «Il registro mi ha cambiato la vita; ora
so di avere una sorella, è come scoprire una nuova famiglia». Che può rimanere
virtuale, o arrivare all' incontro in carne ed ossa e poi ad una relazione.
Quella della Kramer non è l' unica iniziativa; esiste da poco un sito web,
Anonymous Us , già molto cliccato, creato da Alana Stewart, una ragazza
newyorkese che invita altre persone con la sua stessa storia di inseminazione
artificiale a raccontarsi (in forma del tutto anonima); va alla grande anche il
blog Confession of a Cryokid ( un bambino nato grazie a Cryos, la banca del
seme danese), avviato da Lindsay Greenawalt, concepita nel 1984 a Cleveland
grazie al donatore n° 2035. Lindsay vuole essere l' esempio della ricerca del
padre genetico e chiede ai frequentatori del suo blog di commentare le notizie
in materia. Come l' ultima, di qualche giorno fa, quando un uomo ha confessato
alla moglie nel corso della trasmissione televisiva Style Exposed: Sperm Donor
di aver 75 figli sparsi per l' America (il record, detenuto da un altro
americano, è di 150, possibile perché negli Stati Uniti non c' è limite al
numero di inseminazioni del donatore, diversamente a quanto accade in Europa).
Padre genetico che di là dall' Atlantico resta per legge top secret , mentre
altri Paesi europei (e non) hanno concesso ai figli dell' inseminazione
artificiale di conoscere l' identità del donatore al compimento dei 18 anni,
senza che questa rivelazione implichi doveri di paternità, giuridici e
economici. La prima a scendere in campo contro l' anonimato fu la Svezia nel
1985; scelta analoga hanno fatto la Svizzera nel 2001, dove il nome del
donatore viene conservato per 80 anni presso il ministero della Sanità di Berna
in busta sigillata, l' Olanda nel 2004, poi la nuova Zelanda, l' Australia, la
Gran Bretagna nel 2005. L' anonimato resta valido in Francia (anche se si
discute da tempo sulla sua legittimità), in Belgio, in Spagna. In Italia il
problema non si pone perché è vietata la fecondazione eterologa; ciononostante,
un po' paradossalmente, il Comitato nazionale per la Bioetica sta lavorando ad
un documento sull' anonimato del donatore (forse tenendo conto di quante coppie
vanno a farla all' estero!). Abbattere il «muro» che impediva di sapere, ha
portato inevitabilmente ad un crollo delle donazioni: in Svizzera c' è una tale
scarsità di seme che le cliniche per l' infertilità non riescono a far fronte
alle richieste (e il limite di otto figli per donatore che vige in territorio
elvetico non facilita il compito), in Inghilterra, dove nel 2006 un' inchiesta
della Bbc documentò una situazione vicina alla paralisi, solo adesso si
registra una controtendenza. Alla London Sperm Bank , la più importante del
suolo inglese, i donatori stanno aumentando, non perché sia cresciuta la loro
parcella, ma perché si è costruito un profilo personale del donatore, cercando
di capire meglio le sue motivazioni e valorizzandole anche «nel catalogo», al
di là del denaro. Allora capita che il ricco banchiere della City, felicemente
sposato con prole, ritenga suo dovere fare qualcosa di altruistico in un'
esistenza privilegiata e che il soldato in partenza per l' Afghanistan desideri
lasciare una traccia di sé (la legge inglese ammette un limite massimo di 10
figli). «È forse il segno - commenta la sociologa Marina Mengarelli, che da
anni si occupa degli aspetti socioculturali dell' infertilità - che ci si sta
avviando verso l' accettazione di una genitorialità più ampia dove si riconosce
dignità anche al donatore di seme». La motivazione in certi casi diventa, però,
ambigua, morbosa: la rivista Newsweek ha appena riportato la storia dell'
americano Trent Arsenault, 36 anni che ha donato il suo seme a 50 donne,
generando 10 figli. Ancora «vergine» si dichiara un donorsexual, un uomo la cui
vita sessuale si esprime soltanto nella donazione. Mentre insieme a questi
fenomeni limite, cresce una nuova frontiera: quella dello scambio di seme al di
fuori di qualsiasi transazione economica e vincolo. In gennaio Beth e Nicole
Gardner hanno lanciato il portale Free Sperm Donor Registry (il registro
gratuito dei donatori di sperma) dove la donazione è soltanto un atto di
generosità; sei mesi dopo i donatori sono già 400, i figli in gestazione una
dozzina, gli iscritti più di 2000. Un registro che oltre a mandare in soffitta
medici e denaro, non ammette più limiti all' anonimato, neanche quello dei
diciotto anni. Sembra dare ragione a questa visione radicalizzata (che può
anche esporre a qualche rischio sanitario) uno studio appena pubblicato dalla
rivista Human Reproduction, realizzato da Diane Beeson, sociologa dell'
università della California. Ad oltre 700 figli dell' inseminazione artificiale
ormai adulti - dai 18 anni in su - iscritti al Donor Sibling Registry è stata
rivolta mediante un questionario una serie di domande sul loro vissuto nei
confronti del padre genetico. Nell' 80 per cento dei casi viene espresso il
desiderio di conoscere l' identità del donatore e di incontrarlo, ad esempio
per vedere se c' è una somiglianza. «Non mi meraviglia - commenta Chiara Lalli,
filosofa e bioeticista, autrice di Libertà procreativa, edito da Liguori - ; è
una curiosità legittima, non c' è niente di peggio che avere a che fare con i
fantasmi. In una visione più serena, i figli dei donatori di seme dovrebbero
avere lo stesso diritto a sapere di quelli adottivi».
fporciani@corriere.it
RIPRODUZIONE RISERVATA **** La parola La rivista Newsweek ha riportato la
storia dell' americano Trent Arsenault, 36 anni che ha donato il suo seme a 50
donne, generando 10 figli. Ancora «vergine» si dichiara un donorsexual, vale a
dire un uomo la cui vita sessuale si esprime soltanto nella donazione. Un caso
limite il suo, certo, però il nuovo vocabolo dà conto dell' entità del fenomeno
dei donatori di seme, in continua crescita. Tanto da spingere i governi ad una
legislazione che regolamenti il «mercato»
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