«Due persone dello stesso sesso non sono né coppia né famiglia» di
Raffaella Frullone, 14-10-2011, http://www.labussolaquotidiana.it/
«Da un punto di vista sociale due
persone dello stesso sesso non costituiscono né una coppia, né una famiglia. La
società ha bisogno della coppia uomo/donna perché essa è alla base del senso
stesso dell’unione, nonchè dell’apertura verso l’avvenire». Sono le parole di
monsignor Tony Anatrella (nella foto), accademico francese, psicanalista e
specialista di fama internazionale in psichiatria sociale. Docente delle Libere
facoltà di filosofia e psicologia di Parigi e del Collège des Bernardins, già
consulente del Pontificio Consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio
per la salute, domani sarà a Brescia in qualità di relatore al convegno dal
titolo Famiglia= maschio+femmina?Ideologia di gender e natura umana. L’incontro
si svolge a partire dalle 9.00 presso il Centro Pastorale Paolo VI ed è
promosso dagli uffici Famiglia e pastorale della salute della Diocesi di
Brescia insieme al Gruppo Lot, Alleanza cattolica, gruppo AGAPO, Obiettivo
Chaire e Scienza e Vita Brescia. Il convegno si propone di riflettere sulla
negazione della differenza tra uomo e donna, sul diritto a tutti i costi di
scegliere il proprio orientamento sessuale, il tipo di coppia e i ruoli
genitoriali ai quali ciascuno può aspirare.
Monsignor Anatrella, ha ancora
senso oggi considerare la coppia nucleo originario della famiglia, come
composta da un maschio e una femmina? Oppure questa non è altro che una delle
possibili opzioni tra diversi tipi di “coppia”?
«Nel momento in cui riflettiamo
sulla coppia e la famiglia, dobbiamo tener conto della realtà delle cose. Gli
uomini e le donne esistono e, di fatto, la loro presenza e la loro relazione
hanno già un senso: sono i soli che formano una coppia dal momento che sono
diversamente sessuati. Non ci sono che due identità: quella dell’uomo e quella
della donna, non ne esistono altre a meno di non confondere l’identità
sessuale, di fatto maschile e femminile, con degli « orientamenti sessuali»,
ossia dei desideri.
Chi è attratto da persone dello
stesso sesso ha adottato un’attitudine che è la conseguenza della storia che ha
vissuto, dell’organizzazione della sua vita affettiva che manifesta come alcune
fasi dello sviluppo psicologico non siano state affrontate. Si tratta di casi
particolari che sono sempre esistiti e che dobbiamo approcciare con attenzione,
stima e intelligenza. Tuttavia la questione che si pone oggi è quella di sapere
se la vita coniugale e familiare può definirsi in rapporto all’omosessualità,
in altre parole: possiamo approcciare l’omosessualità sul piano sociale nello
stesso modo in cui l’approcciamo sul piano individuale? La risposta è: no.
Viviamo in un momento storico di
grande confusione di pensieri, sentimenti e relazioni, in cui tutto risulta
ingarbugliato, senza le distinzioni razionali che invece sono necessarie. Da un
punto di vista sociale due persone dello stesso sesso sono in una relazione
speculare e dentro il diniego dell’alterità sessuale, esse non costituiscono né
una coppia, né una famiglia. La società ha bisogno della coppia uomo/donna
perché essa è alla base del senso stesso dell’unione, nonchè dell’apertura
verso il futuro. In quanto tali, maschio e femmina aprono all’avvenire
indipendentemente e aldilà dell’ essere procreatori, sono all’origine della
storia. Un uomo e una donna che si sposano e formano una famiglia portano gioia
e buonumore alle proprie famiglie d’origine, agli amici e alla società. Con
loro e grazie a loro la vita continua, mentre intorno ci vengono proposte
alternative che sono fuori dalla logica dell’alleanza, della generazione e
della trasmissione, quest'ultime sono delle soluzioni narcisistiche che portano
ad un vicolo cieco».
Il pensiero dominante cerca di
convincerci che i concetti di «madre» e «padre» siano di fatto soltanto delle
convenzioni culturali e che gran parte dei problemi delle famiglie possa essere
risolto suddividendo i compiti tra i genitori. La maternità e la paternità sono
davvero funzioni sociali intercambiabili?
«Si tratta di una visione
semplicistica. Siccome non sappiamo più fare la distinzione tra uomini e donne,
non siamo più in grado di dire cosa siano davvero maternità e paternità.
Viviamo in una società matriarcale in cui il modello dominante è quello della
donna e della mamma, gli uomini sono invitati ad allinearsi a questo archetipo
recitando la parte della «mamma bis», come ho scritto nel mio libro La
differenza vietata, edito da Flammarion, il padre deve confondersi con la madre
e riproporre la sua immagine. Ora, il padre non è materno, nemmeno quando si
occupa del nutrimento del figlio, è paterno. Per questo è più indicato che il
bimbo venga nutrito dalla mamma ed sia tenuto in braccio da lei, soprattutto
nei primi mesi di vita, periodo in cui il bimbo acquista fiducia staccandosi
progressivamente da chi lo ha tenuto nove mesi in grembo. Intendiamoci, il
padre può certamente occuparsi di lui e fornire tutte le cure necessarie, ma
siccome il bambino è stato nel grembo della madre, quando nasce sviluppa un
contatto corporale unico con lei, ha ancora bisogno della mamma per sentirsi al
sicuro e svilupparsi a sua immagine. Poi, progressivamente, imparerà a
differenziarsi grazie alla presenza del padre. Il papà e la mamma non hanno le
stesse funzioni : la mamma protegge, stimola il bambino attraverso il
linguaggio e lo risveglia affettivamente, mentre il padre, che è di sesso
differente rispetto alla mamma, differenzia il bambino, gli svela la sua
identità e il significato delle leggi del mondo, per questa ragione l’uno e
l’altra sono complementari. Il discorso sulla divisione dei compiti è molto
ambiguo e rischia di sfociare in conflitti, che nel contesto della famiglia
ognuno possa portare il proprio contributo è senz’altro una cosa vera e buona,
ma l’idea che i ruoli possano essere intercambiabili non è realista».
Le teorie di genere affermano
che non esistono una natura femminile e
una maschile, ma semplicemente un corpo che non è determinante per l’identità
sessuale…
«Siamo in pieno idealismo. Queste
teorie sviluppano una falsa nozione di natura che non vuole riconoscere che c’è
una struttura femminile o maschile dalla quale uomini e donne dipendono. I
teorici del gender sono nella negazione del corpo quando Judith Bulter afferma
che «il corpo è una materia neutra», non nel senso che esso risulta flessibile
alla volontà, che gli riconosce dei limiti, ma nel senso che diventa possibile
collocarlo dentro identità diverse e varie: quella dell’uomo, quella della
donna, dell’omosessuale, del transessuale e altri. La psicanalisi freudiana lo
ha dimostrato ma anche l’esperienza di ciascuno di noi lo prova: l’uomo e la
donna sviluppano la propria psicologia in estensione all’interiorizzazione del
proprio corpo sessuato. Si tratta di un riflesso fisico che opera durante
l’infanzia e l’adolescenza mentre il soggetto si scopre e si accetta.
Tuttavia ci sono dei casi
individuali in cui dei soggetti non accettano il proprio corpo mentre alcuni
altri sono convinti che la natura abbia sbagliato. Il loro corpo autentico è
rappresentato dall’idea che si fanno, che non corrisponde alla loro realtà
personale: il corpo immaginato è quindi estraneo al corpo reale. Ora, l’uomo e
la donna dipendono da un’identità sessuale di fatto, essa è un’eredità che
ognuno è chiamato a integrare nella propria vita psichica. La società attuale
non favorisce questo lavoro perchè a tratti esalta e a tratti disprezza il
corpo. Le mode ne sono il riflesso: tatuaggi e piercing danno l’illusione di
avere un corpo diverso, questo è il sintomo della difficoltà ad accettare e
accogliere il proprio corpo. In un mondo che presenta il corpo attraverso
orrori e mostri, noi invece rimarchiamo la bellezza e l’importanza del corpo
umano è che la persona stessa».
Nel contesto attuale la tendenza
è quella di lasciarci intendere che ciascuno ha il diritto di scegliere il
proprio orientamento sessuale, ci sono dei rischi in questo ?
«Questa concezione che si innesta
sulla teoria di genere è frutto delle associazioni omosessuali. Appare
piuttosto significativo osservare che la maggior parte delle nozioni che
definiscono l’organizzazione della psicologia sessuale si trovano ad essere
invertite, per esempio si parla di «orientamento sessuale» dove fino a poco
tempo fa si parlava di desideri. Questo cambio lessicale è una manipolazone del
linguaggio volta ad attribuire un carattere ontologico agli orientamenti
sessuali, si cerca un’origine genetica, neurologia e ormonale per affermare che
l’omosessualità e la transessualità sono del tutto naturali. Questi
orientamenti hanno invece un’origine più complessa. Curiosamente, per tornare
alla domanda precedente, si accetta il concetto di natura esteso in senso
biologico ma si rifiuta il concetto di natura nel senso filosofico o
psicologico del termine. Semplicemente, un «orientamento sessuale» non si
sceglie, esso si impone perchè la sua origine è incosciente. Detto altrimenti
nel momento in cui l’«orientamento sessuale» viene cercato come fine a se
stesso, indipendentemente dall’identità sessuale, esso è sintomo di un problema
psichico».
Si parla molto di matrimonio in
crisi. Oggi la maggior parte delle persone di fronte ad una crisi di coppia
pensa al modo indolore per separarsi o divorziare invece di interrogarsi sul
modo giusto per affrontare le difficoltà e superarle, perchè?
«Molti, soprattutto fra i più
giovani, non sanno fare coppia. Sono in grado di provarci, di avere esperienze
sentimentali precarie, avere avventure sessuali, ma non sempre sanno come
portare avanti una relazione. L’erotizzazione rapida dei rapporti costituisce spesso
un serio handicap per avere une visione globale della propria persona,
dell’altro e dell’avvenire. Di fronte a numerosi fallimenti, la tendenza è
quella di smettere di credere all’amore anche se, in realtà, molti non l’hanno
mai vissuto. Hanno vissuto esperienze sentimentali e sessuali, ma un esperienza
dell’amore implica caratteristiche particolari e differenti.
Questo è così vero che la
generazione attuale non è in grado di affrontare le crisi, i conflitti e le
incomprensioni relazionali, la maggior parte delle volte i giovani non sanno
scegliere il partner e dunque la relazione non dura. Anche la convivenza,
simbolo apparente di una relazione adulta, si gioca in terreno equivoco: siamo
insieme ma senza impegnarsi. Le relazioni dunque restano superficiali e si
organizzano principalmente attorno alla vita domestica e all’impiego del tempo
senza progetti a lungo termine, per questo può finire in qualunque.
Una volta sposati sono in molti a
incontrare le stesse difficoltà perchè la cultura non ci insegna a fare coppia
tra uomo e donna, essa ci propone piuttosto come riferimento il modello di
coppia adolescente in cui rapidamente si arriva al punto di lasciarsi, senza
riflettere, ecco perchè spesso ho parlato di società adolescentrica. Il
divorzio è un autentico flagello che crea insicurezza nella società, che si
infantilizza sempre di più. Agevolandolo, la società perde il senso del
fidanzamento, dell’affrontare le tappe della vita di coppia e dell’affrontare e
risolvere le crisi. Non è che un modo di prolungare l’infanzia, in cui gli
adulti sembrano compiacenti perché essi stessi non sembrano in grado di
diventare maturi».
Quali sono le condizioni per una
relazione autentica e duratura ?
«Una relazione autentica implica
che l’uomo e la donna abbiano riflettuto e siano preparati a vivere all’interno
di un quadro sociale di grandi contraddizioni. I giovani s’abituano a vivere da
soli, organizzano la loro vita affettiva nell’autosufficienza della psicologia
del celibato, e poi sperimentano la difficoltà di fare poso all’altro, vanno
supportati. Ultimamente ha preso piede una moda che vuole che le giovani spose, una volta la settimana,
escano tra amiche come ai bei tempi dell’adolescenza, ma questa abitudine
certamente non favorisce lo sviluppo della coppia.
Il discorso sociale che confonde
il maschile e il femminile fa in modo che l’uomo e la donna non sappiano tener
conto della psicologia differente del coniuge. I due proiettano semplicemente
sull’altro le proprie categorie e i
propri modelli di pensiero. L’uomo immagina che la donna funzioni
psicologicamente come lui e viceversa, questo è l’origine di tutti i malintesi.
Affinchè il matrimonio duri, sono
necessarie alcune condizioni psicologiche e spirituali: bisogna avere il
desiderio di impegnarsi in un progetto comune, in funzione di questo impegno
liberamente assunto verranno trattati i problemi relazionali. Il mito della
trasparenza in cui ci si dice tutto è un’illusione, una falsa verità, non si
tratta di mentire o ingannare l’altro, ma di mantenere la distanza necessaria
per favorire una relazione in autentica verità. Inoltre il senso della fedeltà
è un’altra componente indispensabile nel matrimonio, perchè niente di duraturo
può vedere l’atto sessuale dissociato dall’impegno amoroso.
Infine, in una prospettiva
cristiana, la relazione coniugale radicata nell’amore è più strutturata
rispetto a quella che si basa unicamente sui sentimenti o sull’attrazione
sessuale dal momento che essa si deve nutrire nell’amore per rinforzare la
relazione. La fonte dell’amore è in Dio che ne fa una ricchezza inesauribile
per chi si impegna in nome Suo. Le coppie formate da un uomo e una donna sono
l’avvenire della società».
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