Incinta grazie ad autotrapianto di tessuto ovarico - A Torino un caso
con pochissimi precedenti. La donna, affetta da una grave forma di talassemia,
era diventata sterile con le terapie per il trapianto di midollo e si era fatto
in tempo solo a prelevarle dei frammenti di ovaio, "risvegliati" con
successo dopo 8 anni di crioconservazione di ALBERTO CUSTODERO, http://www.repubblica.it/
ROMA - E' rimasta incinta grazie
a un autotrapianto di tessuto ovarico: è la prima volta in Italia. Protagonista
di questa gravidanza connubio di laboratorio e natura è Alessandra, una
torinese di 28 anni, talassemica dalla nascita. Quando aveva 20 anni le avevano
prelevato e congelato due frammenti di ovaie prima di sottoporla a un regime
intensivo di chemioterapia che l'aveva in seguito resa sterile. Un trattamento,
questo, preliminare al trapianto di midollo eseguito al centro onco-ematologico
del Regina Margherita, estrema terapia che l'aveva salvata da una forma grave
forma di talassemia major che non rispondeva più alle terapie tradizionali e
che l'avrebbe condannata.
Dopo otto anni, nonostante la
chemioterapia ne avesse compromesso la capacità riproduttiva, i medici l'hanno
di nuovo resa fertile, reimpiantandole i frammenti di ovaie conservati per
tutto quel tempo nel congelatore. Quei due lembi di ovaio contenevano
moltissimi follicoli, cioè potenziali ovociti, che si sono
"risvegliati", consentendole di poter restare incinta. Oggi
Alessandra è al quarto mese di gravidanza e il suo caso è presentato in tutti i
convegni nazionali sulla fecondazione artificiale perché ha solo 14 precedenti
nel mondo.
La particolarità - a differenza
del recente caso di Bologna 1 - sta nel fatto che nel 2003, quando le
condizioni di salute della ragazza precipitarono, non c'era il tempo per una
tradizionale stimolazione ormonale e il conseguente prelievo degli ovuli. Per
garantirle la possibilità di diventare un giorno madre, c'era solo quella via,
urgente ma anche dagli esiti incerti: prelevare direttamente una parte delle
ovaie, e congelarla.
Quando Alessandra, nella
primavera del 2010, è stata considerata fuori pericolo e con il suo fidanzato
ha desiderato un figlio, in frigo da 90 mesi l'attendevano quei due frammenti
della sua fertilità perduta. A quel punto, è stata "adottata" dagli
specialisti del Sant'Anna di Torino, del Progetto Fertisave fondato nel 2001
dal professor Marco Massobrio. In questo centro si congelano ovociti e tessuto
ovarico delle pazienti, in particolare bambine, che devono sottoporsi a terapie
che possono comprometterne la fertilità futura.
In Italia, però, nessuno aveva
mai tentato l'autotrapianto di tessuto ovarico. Gli specialisti torinesi,
coordinati da Alberto Revelli, per approfondire le conoscenze su questa tecnica
hanno dovuto fare il giro di quei quattordici centri al mondo - fermandosi
soprattutto in Belgio - nei quali era stato in precedenza azzardato quel
percorso terapeutico. A organizzare tutte le fasi della complessa operazione,
le ginecologhe Delle Piane, Salvagno e Dolfin, mentre la biologa Emanuela
Molinari ha curato il processo di scongelamento dei tessuti. Per il reimpianto
sono scesi in campo gli specialisti della Fisiopatologia della Riproduzione e
della procreazione medicalmente assistita sotto la guida del dottor Gregori e
della professoressa Chiara Benedetto.
I medici hanno reimpiantato i
frammenti ovarici in due interventi in laparascopia. Con la prima operazione è
stata preparata la sede che avrebbe ospitato i tessuti. "È stato come
arare il terreno dove poi seminare", hanno spiegato i medici. Con il
secondo, eseguito a tre mesi di distanza, i due frammenti di ovaio sono stati riposizionati e dopo alcuni mesi hanno
attecchito. "Sono come resuscitati". E con loro è tornata
l'ovulazione. Un miracolo? No. La procedura era sperimentale, spiegano i camici
bianchi, ed è riuscita. E ora Alessandra aspetta un figlio.
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