La tecnoscienza può trovare una via virtuosa di Valerio Castronovo, articolo10
ottobre 2011, http://www.ilsole24ore.com
È una sorta di rivoluzione
permanente quella che avviene, da oltre un secolo a questa parte, nel campo del
sapere e della conoscenza in seguito a una catena pressoché incessante di
scoperte scientifiche e delle loro applicazioni pratiche. Tanto da coinvolgere
i più disparati settori: dalla medicina alla sanità, dalla produzione ai
trasporti, dalle infrastrutture ai mezzi di comunicazione, dalla valorizzazione
delle risorse naturali all'esplorazione dell'universo.
Si spiega perciò come la rassegna
dedicata all'informazione e alla divulgazione scientifica, in corso a Bergamo
per la sua nona edizione fino a domenica 16 ottobre, contempli un centinaio fra
conferenze e tavole rotonde con la partecipazione di alcuni premi Nobel e di
numerosi scienziati e ricercatori di varie discipline.
Peraltro, c'è da augurarsi che
durante i lavori di questa così ampia assise si affronti anche un tema cruciale
come quello riguardante un utilizzo razionale e appropriato, confacente a
motivazioni e finalità d'interesse collettivo, della tecnoscienza e delle sue
realizzazioni.
La scienza e la tecnica
presentano infatti, alla stessa stregua di una medaglia, due facce, il diritto
e il rovescio. Poiché esse, da un lato, hanno prodotto, e continuano purtroppo
a produrre, terrificanti armi distruttive di massa e ordigni di guerra sempre
più micidiali; e, dall'altro, hanno generato, e seguitano fortunatamente a
generare, una vasta gamma di congegni e di procedimenti sempre più sofisticati
e prodigiosi con straordinari effetti benefici per l'umanità.
Di conseguenza, sta a noi, alla
nostra capacità elettiva, gestire la tecnoscienza nel modo migliore e più
congruo, affinché le sue eccezionali potenzialità corrispondano a scelte e
obiettivi di segno positivo.
È vero che non è facile tracciare
delle precise linee di demarcazione, stabilire se una data invenzione, che
appare inizialmente provvidenziale o apportatrice di ulteriori vantaggi, possa
continuare a esserlo strada facendo e non trasformarsi invece nel suo
contrario.
Notevoli sono, infatti, le
difficoltà di controllare e orientare un sistema autogenerantesi come quello
della tecnoscienza, che marcia a velocità esponenziale e che non sappiamo
quindi in anticipo cosa potrebbe alla fine sfornare.
Tant'è, per esempio, che alcune
mirabili novità emerse di recente nel campo dell'ingegneria genetica potrebbero
dare luogo addirittura alla clonazione dell'uomo, alla sua riduzione a qualcosa
di plasmabile e manipolabile.
Tuttavia, se partissimo
dall'assunto per cui la forza d'urto della tecnoscienza è talmente schiacciante
e invasiva da soggiogarci o renderci comunque disarmati nei confronti delle sue
logiche e dinamiche intrinseche, non resterebbe che rassegnarci, rinunciando a
qualsiasi genere d'iniziativa e di correttivo che valga a incanalarla entro un
"sentiero virtuoso" tale da accrescere le nostre cognizioni e da
migliorare le nostre condizioni di vita e la nostra organizzazione sociale.
In sostanza, solo agendo in base
a una concezione laica e pragmatica, per cui non c'è niente che vada
considerato come qualcosa di irriducibile, si possono affrontare e risolvere in
termini realistici ed equilibrati i problemi derivanti dagli impetuosi sviluppi
delle tecnoscienza.
È un compito questo che spetta
innanzitutto alla classe politica, in quanto non c'è decisione in ordine ai
diversi impieghi concreti di quanto si concepisce e si sperimenta nei
laboratori scientifici che non venga presa o avallata, in ultima istanza, dalle
autorità di governo e dalle élite dirigenti.
Dal canto suo, la comunità
scientifica dovrebbe includere nel suo modus operandi una funzione critica, non
esimendosi perciò dal chiedersi, ogni volta, quale uso verrà fatto dei
risultati delle proprie ricerche, in considerazione del fatto che esse, data la
loro riproducibilità ambivalente, possono scivolare lungo chine insidiose e
suscitare gravi incognite.
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