Geopolitica e matrimoni gay nelle ex dittature è più facile il
"sì" di Fonte: ANGELO AQUARO - la Repubblica 10 Ottobre 2011,
Disegnata la mappa delle nazioni
che tutelano meglio i diritti degli omosessuali A sorpresa, paesi come
Argentina, Spagna e Sudafrica superano gli Stati Uniti. Dall´Argentina di Videla alla Spagna del dopo
Franco, la società civile vuole affermare le libertà
NEW YORK. C´è un filo che unisce i martiri di Plaza de
Mayo e i resistenti gay di mezzo mondo? Che cosa lega il Sudafrica di Nelson
Mandela al Massachusetts di quel Mitt Romney che punta alla Casa Bianca? E
davvero Barack Obama ha tutto da imparare dall´ex premier portoghese José
Socrates? Preparate i cancelletti: tutto quello che avete pensato finora di
sapere sui matrimoni gay è falso. O quantomeno discutibile.
Non è vero che il fatidico
"omosì" è un traguardo delle nazioni riconosciute più socialmente
all´avanguardia. Anzi. La geopolitica dei matrimoni gay riparte da Lisbona. Il
primo editorialista dichiaratamente omosessuale del New York Times - Frank
Bruni - è andato fin lì a scoprire perché mai questo piccolo Paese sul
precipizio (anche economico) dell´Europa è riuscito a centrare un obiettivo
finora sfuggito a un colosso come gli Usa. Dove Barack Obama scherza con i suoi
sostenitori gay («Ho incontrato la vostra leader: Lady Gaga!») ma non s´è
ancora espresso a favore dei matrimoni. Lasciando così il Paese a scegliere in
ordine sparso: dal Massachusetts in cui ci si sposa per sentenza della Corte
suprema (e per la rabbia dell´ex governatore mormone Romney) fino a New York
che questo mese celebra i primi cento giorni dal "gay sì".
Ma perché il Portogallo? Lisbona
è l´ultima capitale ad aver passato l´anno scorso una legge. E per di più è un
Paese cattolico. Che immagineresti distante anni luce da quella Olanda che ha
eletto a principio di Stato la tolleranza: dalle vetrine ormai turistiche ai
coffeeshop di marijuana. E che per prima al mondo istituì dieci anni fa le
nozze gay. Da allora solo nove sono gli Stati in cui il matrimonio gay è stato
ammesso. Ma qui vengono le altre sorprese.
Perché un quartetto è costituto
da quei Paesi che come l´Olanda godono di una tradizione di tolleranza:
Norvegia, Svezia, Islanda e Canada. Ma gli altri? Sudafrica, Spagna, Portogallo
e Argentina. La spiegazione l´abbozza l´esperto Evan Wolfson di Freedom for
Marry. «Si tratta di Paesi dove la democrazia e il rispetto per la legge sono
stati negati per anni. E dove la società civile ha fortemente lottato per
riconquistarli». Dall´Argentina della dittatura di Videla alla Spagna del dopo
Franco. Dal Sudafrica dell´apartheid al Portogallo liberato della Rivoluzione
dei garofani. Ma non solo. È l´ex premier portoghese Socrates a riconoscerlo:
«La scelta della Spagna è stata molto importante per noi». La primavera (ormai
appassita) di Zapatero avrebbe fatto da volano per il vicino di penisola: ma
anche per l´America Latina che continua a guardare con amore e rivalità alla
madrepatria. E non è un caso che il prossimo Paese sulla lista del
riconoscimento è ancora di marca spagnola: l´Uruguay.
L´ipotesi che incrocia Paesi
usciti dalla dittatura e diritti gay è accattivante. Ma c´è chi ne solleverebbe
i limiti. Una giurista gay e controcorrente è per esempio Katherine M. Franke.
La professoressa insegna alla Columbia e in The politics of same sex marriage
politics aveva già evidenziato alcuni rischi. Altro che conquista civile. Inchinandosi
all´istituzione borghese del matrimonio non solo gli omosessuali venderebbero
l´anima al diavolo del conformismo: sancirebbero l´ennesima ineguaglianza
sociale. Cioè il riconoscimento dei diritti solo previo contratto: ti rispetto
come gay - ma se ti sposi.
E pensare che le unioni che oggi
dividono, affondano le radici nei secoli. Alan Tullchin è un professore
dell´Università di Pennsylvania, che ha rinvenuto nella Francia di seicento
anni fa quei contratti di «affraternamento» (con tanto di promessa di dividere
«un pain, un vin et une bourse») che servivano a tramandare la proprietà in
caso di morte del compagno. Per tacere dei pirati della Tortuga: che si
sposavano tra loro per permettere ai marinai - «matelot» - di dividersi i
tesori. A proposito. Proprio da «matelot» viene quel «mate» che in inglese
designa il partner sessuale. Maschio o femmina: o tutt´e due.
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