Nuovo
studio: la convivenza prima del matrimonio aumenta il tasso di
divorzio, 11 ottobre, 2011, http://www.uccronline.it/
Ancora
una volta gli studi scientifici arrivano a confermare ciò che la
dottrina cattolica insegna ininterrottamente da oltre 2000 anni.
Questa volta si tratta del tema della convivenza prima del
matrimonio.
Nel
giungo scorso, Benedetto XVI durante la messa conclusiva della sua
visita in Croazia, si è rivolto alle famiglie dicendo: «Purtroppo
dobbiamo constatare, specialmente in Europa, il diffondersi di una
secolarizzazione che porta all’emarginazione di Dio dalla vita e ad
una crescente disgregazione della famiglia. Si assolutizza una
libertà senza impegno per la verità, e si coltiva come ideale il
benessere individuale attraverso il consumo di beni materiali ed
esperienze effimere, trascurando la qualità delle relazioni con le
persone e i valori umani più profondi; si riduce l’amore a
emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza
impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e
senza apertura alla vita [...]. Care famiglie, siate coraggiose! Non
cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza
come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio! Mostrate
con la vostra testimonianza di vita che è possibile amare, come
Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per
un’altra persona! Care famiglie, gioite per la paternità e la
maternità! L’apertura alla vita è segno di apertura al futuro, di
fiducia nel futuro, così come il rispetto della morale naturale
libera la persona, anziché mortificarla! Il bene della famiglia è
anche il bene della Chiesa».
Il
quotidiano La Repubblica diede spazio alla replica delle associazioni
omosessuali (Comitato Roma Europride, Circolo Mario Mieli, Arcigay,
Agedo, Mit, Famiglie Arcobaleno), le quali dichiararono: «Oltre che
incomprensibile e falso il suo discorso è al di fuori dalla realtà».
Tuttavia sono passati pochi mesi e la ricerca scientifica ha dato
ragione al Pontefice, ponendo fuori dalla realtà i suoi detrattori.
I ricercatori dell’Università di Denver hanno infatti rilevato che
le coppie che convivono prima di sposarsi (o le coppie di fatto)
hanno una maggiore probabilità di divorziare rispetto a coloro che
scelgono di aspettare a vivere insieme fino a dopo il matrimonio.
Inoltre, queste coppie hanno riferito una soddisfazione più bassa
rispetto al loro matrimonio.
Già
nel 1988, tuttavia, sul “Journal of Family Issues” si respingeva
l’idea che la convivenza migliorasse la scelta del partner. I
ricercatori trovarono che la convivenza era negativamente correlata
all’interazione coniugale e positivamente correlata al disaccordo
coniugale e alla propensione al divorzio. Sempre nel 1988, l’American
Sociological Review pubblicava una ricerca secondo cui il tasso di
divorzio o scioglimento della coppia per coloro che avevano
convissuto prima del matrimonio era superiore dell’80% rispetto a
coloro che non lo avevano fatto. Nel 1992 invece i sociologi
dell’Università del Wisconsin-Madison hanno pubblicato uno studio
attraverso il quale si dimostrava che le coppie che avevano
convissuto prima di sposarsi riferivano una peggiore qualità del
loro matrimonio, un minore impegno, una visione più individualistica
ed una maggiore probabilità di divorzio rispetto alle coppie che non
avevano convissuto. Gli effetti negativi crescevano al crescere del
periodo di convivenza. Sempre nel 1992 la moltitudine di dati ha
portato i ricercatori della Bowling Green State Univeristy a
concludere che la probabilità maggiore di divorzio dopo la
convivenza «sta iniziando ad assumere lo status di una
generalizzazione empirica». Addirittura nel 1995 sul “Journal of
Family Issues” si affermava che il ruolo della convivenza
pre-matrimoniale è determinante per la successiva interruzione
coniugale. Nel 2002 i ricercatori della Pennsylvania State University
hanno anche loro pubblicato sul “Journal of Marriage and Family”
i risultati di uno studio secondo cui le coppie che convivono prima
del matrimonio hanno una maggiore instabilità coniugale rispetto
alle coppie che non convivono. Infine, una metanalisi complessiva del
2010 ha concluso a sua volta che la convivenza presenta una
significativa associazione negativa con la stabilità coniugale e la
qualità coniugale. Studiando tutti i principali studi sul tema si è
anche scoperto che gli effetti negativi della convivenza sono rimasti
costanti nel tempo, nonostante che essa sia diventata un
comportamento più diffuso nella società.
Nessun commento:
Posta un commento