Prove di Big Society a Milano - Verso un nuovo Welfare: la rivoluzione
copernicana dei servizi alla persona. Presente al Convegno di Milano anche
Philip Blond, direttore del think tank ResPublica, Pubblicata su Tempi (http://www.tempi.it)
Si è tenuto ieri all’Università
Cattolica di Milano il Convegno “I servizi alla persona nella città che cambia.
Prove di Big Society”. Si è parlato del dibattito scatenato dal Premier Inglese
David Cameron, da quando ha lanciato una sfida ambiziosa: che lo Stato si
faccia da parte, e il Big Government lasci spazio alla cosiddetta Big Society,
dando il via ad una rivoluzione del paradigma classico del Welfare europeo.
Il presidente della Fondazione
per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, che ha introdotto e concluso i lavori
del convegno, in una recente intervista ha affermato che il termine Big Society
“traccia la cornice di un nuovo quadro culturale che indica una società che si
costituisce dal basso”. L’Italia sa già dove guardare; un esempio virtuoso è
rappresentato dalla Lombardia che, riformando la propria legislazione, ha
permesso ai propri cittadini di scegliere tra i diversi soggetti che erogano
servizi di Welfare quelli che meglio corrispondono ai propri bisogni. Il tema è
esploso a livello internazionale, ne hanno parlato il New York Times, il
Financial Times, in Italia il Ministro Sacconi – che nel 2004 ha pubblicato La
società attiva, ovvero un libro manifesto che propone un nuovo modello di
Welfare basato sul primato della Società Civile sullo Stato – ha affrontato la
questione in una lunga e significativa intervista al Corriere della Sera (30
agosto 2010).
Lorenzo Ornaghi, rettore
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e political scientist, ritiene che
“il Welfare del futuro non è quello che abbiamo conosciuto: la capacità di
governare il sistema per lo Stato non è più centrica, ma il Welfare dovrà
essere costituito dalla societa civile, dalla forza dei raggruppamenti sociali
e dei corpi intermedi”.
L’occasione di questo Convegno è
stata quella di vedere come Milano sta facendo prove di Big Society, anche
perché – come ha spiegato il sociologo ed economista Mauro Magatti – “Milano ha
una qualità di tessuto urbano unica al mondo; è una grande metropoli con al suo
interno piccole comunità che hanno storia e patrimonio urbano”.
Milano sta già facendo prove di
Big Society con il nuovo Piano di governo del territorio (Pgt) che Carlo
Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio del Comune di Milano, ha
illustrato ai presenti. A parte l’aspetto edilizio, è molto in linea con la
filosofia della Big Society.
Milano ha
scritto l’ultimo PGT 30 anni fa: la città è cambiata. “Per scrivere il piano ho
incontrato gente, associazioni, ho scoperto nuove risposte alle esigenze che la
città esprime – ha detto Masseroli. Questo Pgt è una piattaforma
flessibile per dare spazio a chi vuole costruire ed edificare per la società:
quindi non è solo un piano urbanistico, ma un nuovo impianto di Welfare non più
centralistico”.
Presente anche Philip Blond,
direttore del think tank inglese ResPublica, che ha definito la Big Society
come “un nuovo modo per vedere l’universale. La nostra esperienza ci dice che
non è solo esperienza di noi stessi, ma lo è anche della famiglia e della
comunità. L’ultima cosa che vuole la Big Society è quella di chiudersi
all’universalità. Ma universalità non è collettivismo opposto ad
individualismo. Anzi, tra questi due estremi non c’è nessuna differenza; in
qualsiasi paese ex sovietico, vediamo il retaggio che ha lasciato il comunismo:
l’individualismo estremo, nessuno si cura più di nulla”.
In conclusione dei lavori,
Vittadini, ringraziato da un video messaggio del ministro Maurizio Sacconi, ha
soprattutto sottolineato quanto il nuovo Pgt di Milano introduca una
possibilità di cambiamento di carattere quotidiano, che è il cambiamento del paradigma
moderno stato/privato e che è assente da qualsiasi dibattito televisivo, in cui
ormai si racconta soltanto un mondo che non c’è più.
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