14/10/2011 - IL CASO - Allarme farmaci pericolosi - "Troppi principi
contaminati" - Per Aschifarma la maggioranza dei prodotti che circolano
nelle farmacie di tutta Europa contengono principi attivi acquistati da Paesi
lontani dalle autorità di controllo Ue - L'associazione dei produttori: da Cina
e India sostanze non controllate, di PAOLO RUSSO
ROMA
Dopo i farmaci «taroccati», falsi
in tutto e per tutto, esplode ora il caso delle pillole «d’autore» contaminate.
Riguarda almeno una confezione su dieci, secondo la denuncia dei produttori
italiani dei principi attivi, le molecole che fanno di una pillola un farmaco.
Medicinali prodotti dalla grande industria, regolarmente autorizzati dalle
autorità competenti, conterrebbero principi attivi «contaminati», presi a basso
costo da Paesi soprattutto asiatici, dove il massimo del controllo previsto
sono le autocertificazioni di chi li smercia.
«Il mercato europeo è invaso per
circa il 70 per cento da principi attivi che provengono da nazioni come Cina ed
India, dove gli impianti sono lontani dal controllo delle autorità europee. Non
è azzardato ritenere che oltre il 10 per cento dei farmaci in vendita sia
composto da sostanze contaminate o comunque non pure», avverte Gian Mario
Baccalini, Presidente di Aschimfarma (Federchimica), l’associazione nazionale
dei produttori di principi attivi. «Di norma - spiega - un principio attivo
deve essere puro al 95 per cento, ma circolano confezioni con sostanze pure
solo al 70 per cento, che hanno un rischio tossicologico elevato».
Quello dei principi attivi
farmaceutici è un settore industriale dove l’Italia va ancora forte, ma la
corsa al ribasso dei prezzi dei medicinali «fuori brevetto» ha finito per
aprire le porte a un mercato che non offre nessuna garanzia di sicurezza. «Non
a caso il fenomeno dei principi attivi contaminati è più diffuso tra i farmaci
generici», spiega Baccalini. Ma il pericolo è esteso a tutti i medicinali fuori
brevetto, compresi quelli «griffati». Prodotti che si contendono il mercato di
pillole e sciroppi a colpi di ribasso dei prezzi e che sconsigliano anche le
grandi multinazionali a investire per controllare i siti produttivi d’oriente.
Verifiche che invece vengono condotte sulle molecole dei farmaci ancora coperti
da brevetto, che hanno prezzi e quindi remuneratività ben più elevati.
Numeri sull’entità del fenomeno
finora nessuno ne aveva dati, ma il problema era già esploso nel 2008, quando
un anticoagulante contaminato, l’eparina «cinese», provocò 149 morti solo negli
Stati Uniti. Più recentemente, grandi quantitativi di gentamicina, principio
attivo di un noto antibiotico, sono stati ritirati in Germania. In Italia, i
nuclei antisofisticazione dei carabinieri, hanno sequestrato partite di
mesalazina, un diffuso antinfiammatorio intestinale, anche in questo caso
adulterate.
Il problema è che quello dei
principi farmaceutici è diventato un business dalle uova d’oro. «Un euro di
cocaina rende 16 euro, investire 60 euro in principi attivi ne frutta 150
mila», spiega il comandante dei Nas, Cosimo Piccinno. Per arginare il fenomeno
i Nas chiedono di poter costituire un corpo speciale dedicato a contrastare il
fenomeno delle pillole contaminate. In attesa che il 28 ottobre, a Bruxelles, i
47 Stati membri del Consiglio d’Europa approvino il Piano «Medicrime», per
punire penalmente chi produce molecole farmaceutiche artefatte. Sanzioni penali
che non sono previste al di fuori dei nostri confini.
La vera arma vincente - sostiene
Aschimfarma - sarebbe rendere obbligatori i controlli nei Paesi dove di fatto
non esistono, finanziandoli con una tassa ad hoc sulle industrie farmaceutiche,
come si fa negli Stati Uniti, e introducendoil mutuo riconoscimento con i
certificati americani. Proposta «condivisibile» per il vicepresidente di
Farmindustria, Emilio Stefanelli, che però avverte: «Qualsiasi novità che abbia
ricadute sulla libera circolazione delle merci deve essere accettata
dall’Europa, altrimenti rischiamo un richiamo». Rischi sicuramente inferiori a
quelli che i farmaci contaminati comportano per la salute.
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