STAMINALI/ Un triplo salto mortale per le
cellule embrionali umane da clonazione di Augusto Pessina, il sussidiario.net, giovedì
13 ottobre 2011
Come annunciato dal New York Stem
Cell Foundation Laboratory e pubblicato dalla rivista Nature all’inizio di
ottobre, il laboratorio newyorkese ha derivato cellule staminali embrionali
umane trasferendo DNA di cellule adulte all’interno di alcune cellule uovo
umane (ovociti). Il risultato sono state cellule con tre set di cromosomi
(triploidi): due corredi derivano da quella adulta, l’altro da quella uovo. Si
tratta di un ennesimo tentativo della cosiddetta “clonazione” che avrebbe come
scopo ultimo la produzione di cellule a scopo terapeutico.
La presentazione di questo tipo
di risultati è sempre (spesso ipocritamente) accompagnato da grandi proclami
sul valore che tali ricerche avrebbero per curare (sempre in un futuro molto
remoto) le drammatiche patologie degenerative del sistema nervoso. Questo modo
di comunicare funziona perché riguarda aspetti umani drammatici e anche molti
giornalisti ci mettono enfasi sia per superficialità, ma spesso anche in buona
fede, come una specie di transfer psicologico che li tranquillizza.
È fuori discussione che quanto
riportato non abbia alcuna rilevanza clinica non solo immediata ma anche per un
futuro prossimo. Innanzitutto, perché non vi è alcuna compatibilità tra le
cellule ottenute e quelle del paziente potenziale. Poi per tutti i rischi
connessi con terapie cellulari che utilizzano cellule di difficile controllo,
come anche il caso delle IPSc (Induced Pluripotent Stem Cells, cellule
staminali pluripotenti indotte). Inoltre queste cellule prodotte, assolutamente
anomale, aiutano poco o nulla nella comprensione di quali meccanismi sono alla
base dell’inizio dello sviluppo umano. Questa sperimentazione dimostra al più
quello che sappiamo già: che la cellula uovo ha una straordinaria potenzialità
di riprogrammazione. Ma non spiega nessun meccanismo nuovo e utile (almeno per
ora).
Gravissime sono invece le
implicazioni etiche sia perché si tratta di una tecnica di “clonazione” umana,
anche se un po’ anomala che produce cellule simil-embrionali o addirittura
embrionali umane, sia perché tutto questo necessita la donazione di ovociti da
parte di donne che devono essere trattate farmacologicamente. In alcuni Stati
degli Usa sembra che alle donatrici venga offerto un rimborso di 8.000 dollari.
Nel caso specifico sono stati
usati 270 ovociti da 16 donne per ottenere 13 embrioni e 2 linee di staminali.
Con un rendimento quindi puramente aritmetico dello 0,74%. Tecnica quindi non
solo moralmente non accettabile, ma perfino assai rozza e primitiva.
Al di là di ogni facile e bigotto
moralismo, sono in molti chiedersi se in un momento (che dicono essere di grave
crisi economica peggiore di quella del 1929) non sarebbe più utile investire
denaro per curare chi ha meno risorse e in ricerche su terapie cellulari che in
tempi più realistici (come già avviene per molte terapie cellulari) darebbero
maggiore successo. Uno di questi campi è, per esempio, quello delle staminali
adulte e, in particolare, delle cosiddette staminali mesenchimali.
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