Sulle cellule del cordone - Il dovere della chiarezza - Per il
direttore del Centro nazionale trapianti,
Alessandro Nanni Costa, «nessuno studio comprova la validità della
conservazione per autotrapianto, Avvenire, 13 ottobre 2011
La conservazione autologa del
sangue cordonale è utile oppure no? Dopo la pubblicazione del rapporto curato
dal genetista Licinio Contu «Il dibattito sul sangue del cordone ombelicale: a
chi e a cosa serve la conservazione privata?', a cura della Federazione
italiana Adoces (Associazioni donatori cellule staminali). si è riaccesa la
polemica di chi promuove la conservazione per sé del sangue cordonale nelle banche
private all'estero visto che in Italia la legge lo vieta. Secondo i sostenitori
dell’uso autologo delle staminali cordonali, la conservazione nelle banche
private, a pagamento permette di disporre in futuro delle proprie cellule per eventuali
terapie che prevedano un trapianto di staminaili. Le banche private, in
sostanza. puntano molto sulle potenzialità delle staminali e sui possibili
sviluppi delle applicazioni scientifiche che si potrebbero scoprire in futuro.
Ma è proprio questo il problema di fondo. Perché in realtà «l'atto di conservazione
di un sistema - spiega il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro
Nanni Costa - richiede l'appropriatezza». Ovvero: non si può autorizzare la
conservazione «nell’ipotesi che domani le staminal i cordonali mi potranno essere
utili. In medicina si usa il presente, non il futuro. L’appropriatezza di una
cura conta per quel lo che ne so oggi». D'al-tronde. prosegue Costa, «passano
gli anni e non vediamo novità in questo settore. Non esistono studi che ne
comprovino la validità. Esistono trascurabili casistiche pubblicate su riviste
internazionali secondo i criteri del riconoscimento scientifico. Non si lavora
però su ipotesi ma solo su riscontri scientifici accertati dalla letteratura medica..«L’auto
trapianto delle stesse cellule da cordone ombelicale - spiega Costa - può
perdere rispetto a un trapianto di altre cellule quello che biologicamente è conosciuto
come “effetto spazzino”. Inoltre se mio figlio ha un tumore nessun ematologo
consiglia di utilizzare le sue cellule perché si sono già ammalate». Nessun
preconcetto ideologico dunque nei confronti della conservazione autologa:
«L'aspetto importante è l'indicazione terapeutica e la dimostrazione
dell'appropriatezza». «Le malattie in cui si usa la conservazione del cordone -
ribadisce- sono malattie genetiche che con le tumorali non hanno nulla a che
vedere».
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