Spagna, comincia la "bonifica", di
Inma Alvarez, 14-02-2012, http://www.labussolaquotidiana.it
Lo scorso 31 gennaio, il nuovo
ministro della Giustizia di Spagna, Alberto Ruiz Gallardon, annunciava una
riforma sostanziale della legge sull’aborto fatta da Zapatero nel 2010. Una
legge che era stata impugnata davanti alla Corte costituzionale dal Partito
Popolare, e per la quale si aspetta ancora una sentenza, così come anche per le
leggi sul “matrimonio gay” e sull’Educazione alla Cittadinanza, la controversa
materia scolastica obbligatoria per i bambini con contenuti basati
sull'ideologia di genere.
La proposta di riforma é stata
già definita dal Partito Socialista (Psoe) come un “passo indietro” per i
“diritti delle donne”, mentre i pro-vita la salutano con un “male minore”. Più
che altro perché anche Aznar promise una riforma della legge sull’aborto -
introdotta nel 1985 - quando arrivò al Governo nel 1996, però senza mai
attuarla. Adesso il governo Rajoy internde tornare allo situazione del 1985.
Certamente c’è da stupirsi di
fronte alla risolutezza mostrata da Rajoy nelle prime settimane di governo,
soprattutto per l’immagine di uomo poco deciso che l’ha sempre distinto.
Inoltre la nomina a ministro della Giustizia di Gallardon, conosciuto per le
sue politiche liberali quando era Sindaco di Madrid (fermo difensore del
“matrimonio gay” e della distribuzione della pillola del giorno dopo alle
minorenni, ad esempio), non prometteva certamente per il meglio. Forse per
molti la scossa più grande è stata vedere Gallardon invocare i diritti del
“nasciturus” durante la sessione di replica al Parlamento…
Ma si tratta di un vero passo
indietro (cioè avanti) riguardo l’aborto? Non del tutto. Vediamo i punti
chiave.
In primo luogo, la grande riforma
legislativa voluta da Zapatero ha fatto cambiare la considerazione dell’aborto
da "delitto non punito in certi casi" a "diritto da esercitare
entro certi limiti". Ma la legge spagnola del 1985 era in realtà un buco
nero che permetteva l’aborto senza limiti, perché di fatto le eccezioni erano
tante che era già diventato un “delitto non perseguibile”. I dati sull’aborto
dal 1985 in poi vanno in costante incremento, e la riforma Zapatero non ne ha
modificato sostanzialmente la progressione (18,38% nel 2009, 18,82% nel 2010).
Chi beneficiava veramente la riforma Zapatero? Non le donne, ovviamente. L’80%
degli aborti si fa in cliniche private con sovvenzioni pubbliche. Queste
cliniche costituiscono una forte lobby presso il Psoe e molte avevano problemi
con la giustizia per forti irregolarità finanziare e sanitarie, potendo essere
perquisite proprio perché l’aborto sulla carta era ancora un delitto. Inoltre,
l’aborto ancora trova in Spagna una forte resistenza da parte dei medici. La
riforma Zapatero puntava più sull’introduzione dell'ideologia di genere “di
iure” nel paese: i diritti riproduttivi si potevano insegnare nelle scuole e si
potevano imporre negli ospedali. Quindi le cliniche venivano escluse da ogni
indagine, le minorenni potevano abortire senza il consenso paterno, ecc.
Ma la legge socialista aveva un
grosso problema, di cui eta subito stato consapevole il Pp: questa riforma,
insieme al matrimonio gay ed alla materia “Educazione per la Cittadinanza”
erano in grave contrasto con la Costituzione del 1978, proprio sui diritti
fondamentali in essa riconosciuti. Infatti nel governo Zapatero si parlava
ormai di una riforma costituzionale, anche per altre ragioni politiche di tipo
federalista. Una riforma che avrebbe rotto senza soluzione il difficile
equilibrio raggiunto dopo la morte del dittatore Franco. Per molti si è accesa
la luce rossa. Ed il messaggio del Pp è chiaro su questo punto: la Costituzione
non si tocca. Quindi verranno modificate tutte le leggi emanate dal governo
precedente che contrastino con il testo costituzionale.
Ma il passo indietro non è
completo: Gallardon ha annunciato anche che l’aborto non tornerà ad essere un
delitto, ma un atto “che meriterebbe una riprovazione penale”. Quindi? Il
grande problema è che la legge del 1985 costituisce in sé un cumulo di
incoerenze che nega a priori quello che in pratica concede. Almeno la brutale
legge di Zapatero era coerente con se stessa. In un paese dove 1 gravidanza su
5 finisce in aborto (senza considerare la pillola abortiva), tornare ad una
regolazione piena di ambiguità non pare il modo migliore di risolvere il
problema. Anche se, è bene riconoscerlo, è sempre meglio di niente. Spagna,
comincia la "bonifica"
Lo scorso 31 gennaio, il nuovo
ministro della Giustizia di Spagna, Alberto Ruiz Gallardon, annunciava una
riforma sostanziale della legge sull’aborto fatta da Zapatero nel 2010. Una
legge che era stata impugnata davanti alla Corte costituzionale dal Partito
Popolare, e per la quale si aspetta ancora una sentenza, così come anche per le
leggi sul “matrimonio gay” e sull’Educazione alla Cittadinanza, la controversa
materia scolastica obbligatoria per i bambini con contenuti basati
sull'ideologia di genere.
La proposta di riforma é stata
già definita dal Partito Socialista (Psoe) come un “passo indietro” per i
“diritti delle donne”, mentre i pro-vita la salutano con un “male minore”. Più
che altro perché anche Aznar promise una riforma della legge sull’aborto -
introdotta nel 1985 - quando arrivò al Governo nel 1996, però senza mai
attuarla. Adesso il governo Rajoy internde tornare allo situazione del 1985.
Certamente c’è da stupirsi di
fronte alla risolutezza mostrata da Rajoy nelle prime settimane di governo,
soprattutto per l’immagine di uomo poco deciso che l’ha sempre distinto.
Inoltre la nomina a ministro della Giustizia di Gallardon, conosciuto per le
sue politiche liberali quando era Sindaco di Madrid (fermo difensore del
“matrimonio gay” e della distribuzione della pillola del giorno dopo alle
minorenni, ad esempio), non prometteva certamente per il meglio. Forse per
molti la scossa più grande è stata vedere Gallardon invocare i diritti del
“nasciturus” durante la sessione di replica al Parlamento…
Ma si tratta di un vero passo
indietro (cioè avanti) riguardo l’aborto? Non del tutto. Vediamo i punti
chiave.
In primo luogo, la grande riforma
legislativa voluta da Zapatero ha fatto cambiare la considerazione dell’aborto
da "delitto non punito in certi casi" a "diritto da esercitare
entro certi limiti". Ma la legge spagnola del 1985 era in realtà un buco
nero che permetteva l’aborto senza limiti, perché di fatto le eccezioni erano
tante che era già diventato un “delitto non perseguibile”. I dati sull’aborto
dal 1985 in poi vanno in costante incremento, e la riforma Zapatero non ne ha
modificato sostanzialmente la progressione (18,38% nel 2009, 18,82% nel 2010).
Chi beneficiava veramente la riforma Zapatero? Non le donne, ovviamente. L’80%
degli aborti si fa in cliniche private con sovvenzioni pubbliche. Queste
cliniche costituiscono una forte lobby presso il Psoe e molte avevano problemi
con la giustizia per forti irregolarità finanziare e sanitarie, potendo essere
perquisite proprio perché l’aborto sulla carta era ancora un delitto. Inoltre,
l’aborto ancora trova in Spagna una forte resistenza da parte dei medici. La
riforma Zapatero puntava più sull’introduzione dell'ideologia di genere “di
iure” nel paese: i diritti riproduttivi si potevano insegnare nelle scuole e si
potevano imporre negli ospedali. Quindi le cliniche venivano escluse da ogni
indagine, le minorenni potevano abortire senza il consenso paterno, ecc.
Ma la legge socialista aveva un
grosso problema, di cui eta subito stato consapevole il Pp: questa riforma,
insieme al matrimonio gay ed alla materia “Educazione per la Cittadinanza”
erano in grave contrasto con la Costituzione del 1978, proprio sui diritti
fondamentali in essa riconosciuti. Infatti nel governo Zapatero si parlava
ormai di una riforma costituzionale, anche per altre ragioni politiche di tipo
federalista. Una riforma che avrebbe rotto senza soluzione il difficile
equilibrio raggiunto dopo la morte del dittatore Franco. Per molti si è accesa
la luce rossa. Ed il messaggio del Pp è chiaro su questo punto: la Costituzione
non si tocca. Quindi verranno modificate tutte le leggi emanate dal governo
precedente che contrastino con il testo costituzionale.
Ma il passo indietro non è
completo: Gallardon ha annunciato anche che l’aborto non tornerà ad essere un
delitto, ma un atto “che meriterebbe una riprovazione penale”. Quindi? Il
grande problema è che la legge del 1985 costituisce in sé un cumulo di
incoerenze che nega a priori quello che in pratica concede. Almeno la brutale
legge di Zapatero era coerente con se stessa. In un paese dove 1 gravidanza su
5 finisce in aborto (senza considerare la pillola abortiva), tornare ad una
regolazione piena di ambiguità non pare il modo migliore di risolvere il
problema. Anche se, è bene riconoscerlo, è sempre meglio di niente.
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