Giuristi internazionali all'ONU: «L'aborto non è un diritto» di Marco
Respinti, 06-10-2011, http://www.labussolaquotidiana.it
Non esiste il diritto
internazionale all’aborto. Nei trattati delel Nazioni Unite non c'è. C’è solo
nelle parole del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon e nelle voglie della
potente lobby neomalthusiana internazionale che sul punto gli dà corda. Per
questo oggi, 6 ottobre, al Dag Hammarskjold Auditorium del Palazzo di Vetro, a
New York, viene presentato un documento di capitale importanza che riafferma e
proclama il diritto alla vita di ogni essere umano in qualsiasi parte del mondo
sia destinato a nascere così come sancito proprio dall'organismo che li
riunisce tutti.
Sintetico, preciso, militante, il
documento è stato ideato per rispondere pan per focaccia alla "cultura di
morte" che oramai si è impossessata in maniera esplicita anche dei vertici
degli organismi internazionali, anzitutto le Nazioni Unite. Si chiama San José
Articles (perché a San José, in Costa Rica, è attiva l’Inter-American Commission
on Human Rights che, con il gemello Inter-American Court of Human Rights, opera
virtuosamente per il diritto alla vita) e senza esitazioni afferma l’umanità
scientificamente attestata del concepito, sottolinea che pure i bambini non
ancora nati sono già coperti dai trattati dell’ONU garanti dei diritti umani
proprio perché esseri umani, sfida apertamente gli organismi che sostengono che
l’aborto è un diritto internazionale a darne prova a norma di legge e invita
altresì i governi a utilizzare positivamente i documenti dell’ONU per il fine
esattamente contrario, vale a dire proteggere la vita umana nascente da chi
cerca di adulterarli con l'aborto.
Uno dei cavalli di battaglia
strategici di tutto il mondo pro-life è infatti il potere (ancora) rispondere a
chi sostiene quel che oggi sostiene apertamente Ban Ki-Moon che nessun
documento delle Nazioni Unite presenta l’aborto come un diritto della persona
da sostenere e da promuovere, una conquista sociale, una ricetta per il bene
comune o un grimaldello per scardinare le legislazioni nazionali vigenti. Chi
dà retta a queste sirene, sbaglia, dicono i firmatari dei San José Articles, e
compie abusi enormi in nome delle (troppe) carte prodotte dall’ONU laddove
dette carte, per farraginose e magari volutamente confuse che siano, non li
autorizzano affatto a farlo. Talora ciò avviene per ignoranza (anche ai vertici
delle istituzioni giuridiche e politiche di certi Paesi), talaltra per malizia
di certe organizzazioni non-governative ispiratrici e complici, ma è così che
alcuni governi finiscono per ribaltare le proprie legislazioni onde accogliere
un "diritto all’aborto" che sarebbe intimato dall’ONU ma che in
verità così proprio non è.
Certo, l’assenza di tale
esplicito "diritto" nei documenti dell’ONU non evita che l’aborto
venga comunque smerciato sottobanco da troppi comprimari attraverso
l’interpretazione inclusiva di linguaggi intenzionalmente ambigui ("salute
riproduttiva", "diritti sessuali"), ma se non altro l’assenza di
quella provvisione permette di ritorcere palmo a palmo l’arma della neolingua
di orwelliana memoria contro i suoi stessi fabbricatori.
Nessun "colpo di Stato"
interpretativo di alcun Segretario Generale - questo è ciò che sostengono oggi
i pro-lifer proprio in casa di Ban Ki-Moon - può dunque manipolare i documenti
pubblici internazionali voluti dal concerto delle nazioni del mondo.
I San Jose Articles sono del
resto il fior da fiore della filosofia, della giurisprudenza e della politica
pro-life. Al loro testo ha messo mano in primis Robert P. George, docente di
diritto nell’Università di Princeton, "padre" di quella Dichiarazione
di Manhattan che oramai è un importantissimo movimento internazionale,
"filosofo di riferimento" della galassia antiabortista e già
consigliere per la bioetica di George W. Bush jr.. In Italia lo si conosce per
il suo recente Il diritto naturale nell’età del pluralismo (trad. it., Lindau,
Torino 2011). Nell’opera di stesura dei San José Articles lo hanno quindi
coadiuvato l’ambasciatore Grover Joseph Rees III, nonché Paolo G. Carozza e O.
Carter Snead, entrambi docenti alla Law School dell’Università Notre Dame di
South Bend, nell’Indiana, il primo tra l’altro già presidente
dell’Inter-American Commission on Human Rights di San José in Costa Rica.
Quindi l’opera di cesellamento del documento è passata attraverso il rigore di
una trentina di esperti tra diritto internazionale, sanità e amministrazione
pubblica di tutto il mondo, fra i quali
David Alton della Camera dei Lord, Nicholas Windsor (il rampollo della
famiglia reale britannica noto per essersi convertito al cattolicesimo e avere
così messo costituzionalmente fine a qualsiasi sogno di salire al trono potesse
mai accarezzare), il noto filosofo giusnaturalista John Finnis docente a
Oxford, il Superiore Generale dei Knights of Columbus Carl Anderson e Giuseppe
Banegiano, italiano, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nelle prossime settimane i San
Jose Articles verranno presentati ufficialmente in sedi politiche e
istituzionali a Londra, Madrid, Santiago del Cile, Buenos Aires, San José di
Costa Rica, Calgary in Canada, Washington, Manila, Strasburgo (una delle sedi
di lavoro del Parlamento Europeo) e pure Roma.
Probabilmente si tratta della
mozione che più apertamente di ogni altro testo finora varato a livello
internazionale dal mondo pro-life sfida sul loro stesso terreno e attraverso i
loro stessi strumenti di azione (i documenti da esse prodotti) le
organizzazioni internazionali statutariamente nate e impegnate nella difesa
della pace nel mondo e nella tutela dei diritti umani per tutti. Ovvero: se
l’ONU volesse confutarne i contenuti, si sconfesserebbe da sé.
La traduzione italiana completa
dei San José Articles
sarà disponibile qui dalle 17,00
di oggi, in contemporanea con la loro presentazione all'ONU
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