L’oncologo agnostico Lucien Israel: «ecco perché sono contrario
all’eutanasia», 5 ottobre, 2011, http://www.uccronline.it
«Ho visto più volte arrivare in
ospedale malati in condizioni talmente gravi da sprofondare in uno stato di
semi-coma. E quando li tiravamo fuori da questo stato con una rianimazione
adeguata mi dicevano: “Quando mi dimette? Vorrei andare qualche giorno in Costa
Azzurra per riprendermi”. Se fossi stato autorizzato da un “testamento” scritto
ad abbreviare attivamente la loro vita mentre erano in semi-coma avrei commesso
un vero e proprio crimine, anche se fossi stato incoraggiato dalla famiglia e
dalla legge!». A parlare è Lucien Israel, agnostico luminare francese
dell’oncologia, specialista in neurologia e attuale vice-presidente dell’Union
nationale inter-universitaire (UNI).
Il settimanale “Tempi” lo ha
intervistato due anni fa e in questi giorni ripubblica la bella e significativa
discussione. Dice ancora Israel: «I rarissimi malati che, spontaneamente, mi
hanno chiesto di aiutarli a morire se le cose si fossero complicate non hanno
rinnovato la loro richiesta nel momento in cui questa poteva essere soddisfatta.
Altro che autodeterminazione: per me, l’eutanasia è una richiesta che proviene
dalle persone sane che vogliono disfarsi di una malato grave o in fase
terminale». A consolidare la sua posizione ha contribuito un episodio
accadutogli qualche anno fa: un paziente con cancro allo stomaco gli ha chiesto
l’eutanasia. Lui ha risposto: «Ascolti, mi dispiace ma io non faccio
assolutamente questo, noi siamo qui per curarvi”. Mi ha replicato: “Lei è un
vigliacco”. “Forse è così”, ho ribattuto, “ma qui l’eutanasia non è mai stata
fatta, siamo a vostra disposizione per farvi vivere”». A causa dell’insistenza
del paziente, Israel gli ha portato una boccetta con un liquido dicendogli:
«Ecco, se proprio vuole prenda questa». Lui mi ha guardato con aria dubbiosa: «È
soltanto dell’acqua, vero?». «Forse», gli ho risposto. «Per scoprirlo dovrà
usarla». Pochi giorni dopo il malato è morto ma la boccetta contenente della
semplice acqua era intatta sul comodino: «si era convinto ad affrontare la
malattia. Ma il caso di malati che mi hanno chiesto di aiutarli a morire è
rarissimo. Un medico non può uccidere un suo simile. Fa ciò che è necessario
per dare sollievo ai suoi dolori fisici e alle sue difficoltà psicologiche
attraverso le cure, la gentilezza e tutto ciò che gli fa percepire che c’è
qualcuno intorno a lui che si occupa di lui».
Israel è consapevole che la
tentazione dell’eutanasia è presente anche fra i medici: «Quei medici che
approvano l’eutanasia lo fanno perché non possono sopportare un essere che
soffre e si dicono: “Che muoia domani o che muoia fra sei settimane non ha
nessuna importanza, io preferisco finirla adesso”. Non si può offrire questa
immagine del medico agli studenti di medicina, o la medicina diventerà qualcosa
di terrible. È assolutamente indispensabile manifestare il rispetto totale
della vita umana, anche perché attualmente siamo in grado di placare tutte le
manifestazioni dolorose, e di conseguenza gli esseri di cui ci occupiamo non
soffrono insopportabilmente. Nella misura in cui ci occupiamo dei pazienti in
questo modo, non ci chiedono l’eutanasia». Conferma dunque quello che tanti
disabili gravi dicono: chi si sente amato non vuole mai uccidersi. Più volte
nelle interviste, continua il settimanale, l’oncologo ha affermato che in
Francia vive un certo numero di olandesi anziani che si sono trasferiti per
paura di essere sottoposti all’eutanasia se fossero restati nel loro paese: «In
Olanda un medico ha il diritto di praticare l’eutanasia, può farlo in molte
circostanze, basta che il malato manifesti distacco dalla vita e che lui non
abbia fiducia nell’esito positivo del trattamento o in un miglioramento della
qualità della vita del paziente. E questo medico si considera utile alla
società, perché dice a se stesso: “Io uccido le persone, ma è solo per non
farle soffrire”. Ripeto: oggi è possibile placare tutte le sofferenze, non c’è
nessuna ragione di invocare l’eutanasia per questa ragione. Si priva di ogni
dignità la professione medica se si accetta il principio che un medico ha il
diritto di uccidere qualcuno».
Infine, confutando che
l’opposizione all’eutanasia nasca da motivazioni esclusivamente cristiane o
religiose, afferma: «Anche al di fuori di una qualunque ottica spirituale, un
medico non è autorizzato a togliere la vita a qualcuno. Per quel che mi
riguarda, la mia posizione non dipende da considerazioni religiose: un medico,
chiunque egli sia, agnostico o credente, non deve riconoscersi il diritto di
togliere la vita a qualcuno, quando in realtà è in grado di alleviare le sue
sofferenze».
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