Aborto: alla Consulta la legge 194 - Dopo richiesta sedicenne di
abortire senza coinvolgere genitori, 07 giugno 2012, http://www.ansa.it
La legge 194 sull'aborto al
vaglio della Consulta: il 20 giugno la Corte Costituzionale esaminerà la norma
a seguito del ricorso presentato dal Tribunale di Spoleto lo scorso gennaio che
ha chiesto l'esame di costituzionalità dopo la richiesta di una minorenne di
abortire senza coinvolgere i genitori. In particolare, l'articolo su cui la
Consulta è chiamata a pronunciarsi in Camera di Consiglio è il numero 4. Questa
parte della norma stabilisce che per l'interruzione volontaria della gravidanza
entro i primi novanta giorni, "la donna che accusi circostanze per le
quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero
un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo
stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o
alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie
o malformazioni del concepito" può rivolgersi a un consultorio.
Il caso in esame riguarda una
ragazza minorenne, ma la norma in esame ha in realtà valore e ricaduta ben più
ampia sul diritto della donna di scegliere se portare avanti o meno la
gravidanza. E quindi potrebbe avere conseguenze anche sull'intero impianto
della legge. Tutto parte da una caso relativo a una ragazza di Spoleto, N.F., che
si è rivolta al consultorio e ha manifestato la sua ferma volontà di abortire,
senza per altro coinvolgere in questa sua decisione i genitori. Nelle relazioni
dei servizi sociali citati negli atti del giudice tutelare dei Tribunale di di
Spoleto, la ragazza viene descritta come motivata da "chiarezza e
determinazione", convinta di "non essere in grado di crescere un
figlio, né disposta ad accogliere un evento che non solo interferirebbe con i
suoi progetti di crescita e di vita, ma rappresenterebbe un profondo
stravolgimento esistenziale". Il contrasto rilevato dal giudice minorile
che ha sollevato incidente di costituzionalità, riguarda quanto indicato dalla
Corte europea per i diritti dell'uomo sulla tutela assoluta dell'embrione
umano.
Secondo il giudice la facoltà
prevista dall'articolo 4 della legge 194 di procedere volontariamente
all'interruzione della gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento
comporta "l'inevitabile risultato della distruzione di quell'embrione
umano che è stato riconosciuto quale soggetto da tutelarsi in modo
assoluto". Proprio in conseguenza di questa sentenza l'articolo 4 della
legge 194 si porrebbe in contrasto con i principi generali della Costituzione
ed in particolare con quelli della tutela dei diritti inviolabili dell'uomo
(articolo 2) e del diritto fondamentale alla salute dell'individuo (articolo 32
primo comma della Costituzione). Altre obiezioni sono state formulate dal
giudice con riferimento agli articoli 11 (cooperazione internazionale) e 117
(diritto all'assistenza sanitaria e ospedaliera) della Costituzione. Alla luce
di queste valutazioni il giudice con la sua ordinanza del 3 gennaio scorso ha
chiesto, d'ufficio, la pronuncia della Consulta.
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