FAMIGLIA: se l’aborto diventa una scelta come tante - http://www.corrispondenzaromana.it
- 10 novembre 2011
(di Federico Catani) Quello
dell’aborto è ormai un tema completamente sdoganato. Certamente la legislazione
degli ultimi decenni, introducendo la cosiddetta “interruzione volontaria di
gravidanza” in quasi tutti i Paesi “civili”, ha contribuito alla sua legittimazione
e normalizzazione. Ma finora, almeno in televisione e al cinema, si era sempre
cercato di mettere in luce il valore della maternità. Come notato con favore da
Guia Soncini su “D di Repubblica” del 22 ottobre scorso, adesso anche in questo
settore qualcosa è cambiato.
Nella serie tv americana Grey’s
Anatomy, che va in onda su una rete per famiglie come la “Abc”, si è deciso di
inserire una puntata in cui una delle protagoniste, Cristina Yang, sceglie
consapevolmente e disinvoltamente di eliminare il feto che ha nel grembo per
non ostacolare la sua brillante carriera di chirurgo.
Ovviamente, il fatto che la
creatrice della serie, Shonda Rhimes, sia un membro del comitato direttivo del
Planned Parenthood (organizzazione internazionale tristemente famosa per il suo
sostegno al controllo delle nascite) non stupisce. Tuttavia, il messaggio che è
stato lanciato davanti a circa 10 milioni di spettatori lo scorso 22 settembre,
giorno della messa in onda della puntata, è devastante.
Si è fatta passare l’idea, se mai
ce ne fosse stato bisogno, che l’aborto non è un crimine o comunque un qualcosa
di negativo, da evitare, ma anzi un diritto non implicante alcun dramma per la
donna. Nel caso specifico, Cristina Yang non decide di interrompere la
gravidanza indesiderata perché il bimbo che porta con sé è malato o frutto di
una violenza (motivazioni certo non giustificabili, ma generalmente addotte per
legittimare l’omicidio del nascituro, quasi fossero delle attenuanti).
La scelta di abortire è per la
donna semplicemente spontanea, dovuta alla totale mancanza di istinto materno.
Pertanto non c’è alcun senso di colpa e alcun dubbio che lacera la coscienza.
L’aborto è una decisione come tante, non merita particolari spiegazioni e
soprattutto non rende meno umani coloro che lo praticano.
Si assiste così non solo al
ribaltamento della visione tradizionale della donna, la cui identità è da
sempre strettamente legata al ruolo di madre, ma anche alla più sfacciata
esaltazione di un gravissimo peccato, trattato con una noncuranza e banalità
tali da far venire i brividi. Perché quando ciò che repelle alla ragione e al
sentimento umano diventa normale, allora vuol dire che il mondo è davvero tutto
da ricostruire fin dalle sue fondamenta. (Federico Catani)
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