lunedì 14 novembre 2011


Nota dei Vescovi statunitensi sul voto cattolico in vista delle elezioni presidenziali del 2012 - newsletter n.376 | 2011-11-14 di Omar Ebrahime - http://www.vanthuanobservatory.org/

La Conferenza Episcopale Statunitense (USCCB) ha pubblicato nei giorni scorsi un dettagliato documento dal titolo Forming consciences for faithful citizenship. A call to political responsibility from the catholic bishops of the United States (“Formare le coscienze per una cittadinanza consapevole. Un invito alla responsabilità politica”) che riprende alcune indicazioni generali sul comportamento politico del laicato cattolico già approvate dall'assemblea generale dei vescovi nel 2007, prima delle ultime elezioni presidenziali. A quattro anni di distanza la situazione non appare granchè mutata e la voce dei presuli statunitensi, attualmente guidati dall'arcivescovo di New York, monsignor Timothy Michael Dolan, si fa anzi più decisa. Sono sei i punti che la nota pone all'attenzione dell'elettorato cattolico in vista delle prossime elezioni presidenziali (il mandato di Barack Obama scadrà nell'autunno del 2012): anzitutto la tutela della vita umana (particolarmente per quel che attiene allo stato pre-natale, leggi 'aborto'), quindi la libertà di coscienza degli operatori in campo sanitario – spesso obbligati “ad andare contro la loro coscienza o costretti a interrompere le prestazioni di aiuto verso chi ne ha bisogno” (chiaro il riferimento al mercato farmaceutico dei metodi contraccettivi e alle pratiche eutanasiche) – e l'istituto matrimoniale, ultimamente leso da provvedimenti legislativi che tendono sempre più a offuscarne il valore pubblico fondamentale rispetto alla costruzione della società e alla realizzazione del bene comune. Seguono poi delle considerazioni sull'attuale crisi economico-finaziaria che anche  in America sta causando la perdita di numerosi posti di lavoro, sulle nuove sacche di povertà della società statunitense, sul delicato tema dell'immigrazione (che in stati di frontiera come California o Florida diventa sempre più questione decisiva) e infine sulla guerra e sul terrorismo.

                Quello che salta subito agli occhi di un lettore europeo è la forte preoccupazione per la tutela della libertas Ecclesiae manifesta fin dalle prime righe e che riemerge successivamente in più parti del documento. L'episcopato spende molte considerazioni per fondare il legittimo diritto d'intervento nella vita pubblica specificando che “l'obbligo di fornire insegnamenti sui valori morali che dovrebbero modellare la nostra vita, compresa quella pubblica, è fondamentale per la nostra missione” e rappresenta un elemento costitutivo della democrazia statunitense fin dalle sue origini. Dal punto di vista dei contenuti si coglie invece una notevole differenza con le abituali dichiarazioni degli episcopati europei e, in particolare, con il documento pubblicato ultimamente dai vescovi francesi e segnalato la scorsa settimana dall'Osservatorio (cfr. Newsletter nr. 373 del 28 ottobre 2011). La nota della Conferenza Episcopale Statunitense, pur senza dare indicazioni di voto, è infatti piuttosto esplicita nelle sue richieste e distingue nettamente tra il primato dei princìpi non negoziabili (con l'eccezione della libertà di educazione che in America, storicamente, per la pluralità e il ricco attivismo dei corpi intermedi fa parte di un diritto acquisito) e gli altri gerarchicamente inferiori, richiamati dalle necessità contingenti del momento. Il tema della tutela della vita umana, anzitutto laddove è più fragile, dà il tono a tutto il documento fino a specificare che “il diritto inalienabile alla vita, di ogni persona umana innocente, é superiore ad altre considerazioni che i cattolici potrebbero ritenere importanti, come l'aiuto ai poveri o il potenziamento dell'accesso per tutti alle cure sanitarie” (una questione che, da iniziale terreno di condivisione, si è rivelata invece uno dei più forti motivi di contrasto tra i vescovi e l'amministrazione Obama proprio per gli aspetti bioetici ad essa correlati). Esistono insomma diritti che sono assoluti, come pure atti oggettivamente illeciti che non possono mai essere giustificati: “il male intrinseco (intrinsic evil) – scrivono i presuli – non può mai essere giustificato”. A ben vedere, non si tratta altro che di una lucida riproposizione del Magistero ordinario degli ultimi pontefici, Giovanni Paolo II e soprattutto Benedetto XVI, ma – evidentemente – per l'elettorato cattolico nazionale (confuso anch'esso dal relativismo morale dominante) finora non è bastato. Dall'introduzione dell'aborto nella legislazione statunitense (sentenza della Corte Suprema Roe vs. Wade, 1973) l'episcopato ha invece fatto sentire più volte la sua voce sul punto (prendendo parte anche all'annuale March for life che ogni anno il 22 gennaio viene organizzata a Washington) e alla vigilia dell'uscita del documento qualche osservatore aveva parlato - non senza ragione - anche della possibilità di una Nota single-issue, tutta dedicata al tema dell'aborto. Ma per comprendere la rilevanza del dibattito (che in Francia, Spagna e forse anche Italia, con l'elettorato ormai assuefatto verso le leggi inique, potrebbe apparire incomprensibile) va detto che l'eventualità di rifiutare la comunione ai politici che sostengono il diritto all'aborto é – come da direttive della Congregazione per la Dottrina della Fede – molto concreta e si verifica più spesso di quanto non si pensi. Non basta: tutti i candidati alla Casa Bianca sono solitamente chiamati a esprimere pubblicamente la loro posizione sulla questione e spesso nelle primarie si giocano la loro nomination proprio sui temi della vita nascente (secondo gli ultimi sondaggi peraltro la maggioranza degli americani, con numeri di rilievo tra i più giovani, sarebbe  sempre meno incline a considerare l'aborto un diritto liberamente esercitabile). L'anno venturo vedremo se, e quanto, la coraggiosa posizione della USCCB sarà riuscita a incidere concretamente anche sul voto politico.

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