«Prima l'uomo, poi la scienza» di Massimo Introvigne, 14-11-2011, http://www.labussolaquotidiana.it/
Sabato 12 novembre Benedetto XVI
ha ricevuto i partecipanti alla conferenza Internazionale organizzata dal
Pontificio Consiglio per la Cultura sul tema «Cellule staminali adulte: la
scienza e il futuro dell’uomo e della cultura». A loro ha espresso «l’apprezzamento
della Santa Sede per tutta l’opera svolta da varie istituzioni per promuovere
iniziative culturali e formative volte a sostenere una ricerca di massimo
livello sulle cellule staminali adulte e a studiare le implicazioni culturali,
etiche e antropologiche del loro uso».
Perché la Chiesa si occupa di
cellule staminali? Si tratta per così dire di cellule «generiche» o «non
specializzate», capaci di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del
corpo. Il trapianto di queste cellule – o di molecole rilasciate dalle stesse
cellule in coltura – è utile in diversi
campi della medicina. Queste cellule sono estratte dagli embrioni, dal cordone
ombelicale, da feti morti per cause naturali o dall’individuo adulto.
L’estrazione delle cellule staminali dall’embrione – un “resto”
dell’inseminazione artificiale – comporta la sua distruzione, ed è dunque
definita «gravemente illecito» dall’Istruzione della Congregazione per la
Dottrina della Fede «Dignitatis Personae» dell’8 settembre 2008.
Questa posizione della Chiesa è
stata accusata di ostacolare il progresso della scienza, che si ripromette
grande vantaggi dall’uso delle cellule staminali. La Congregazione per la
Dottrina della Fede – e ora il Papa – rispondono da una parte, sul piano dei
principi, che il diritto primario e inalienabile alla vita umana, fin dal
momento del concepimento, viene prima di qualunque richiesta della ricerca
scientifica. Sul piano scientifico, la Chiesa fa poi notare che gli stessi
vantaggi che si afferma di poter ricavare dalle cellule staminali embrionali
possono ora essere ottenuti prelevando cellule staminali dal cordone ombelicale
o, appunto, da adulti. La stessa Corte di Giustizia europea, - sia pure con una
sentenza non priva di ambiguità, come La Bussola Quotidiana ha fatto
tempestivamente notare – il 19 ottobre scorso ha negato la brevettabilità delle
terapie con l’uso di cellule staminali embrionali, menzionando specificamente
che tali terapie comportano la distruzione dell’embrione.
Sul piano generale, il Papa ha ribadito
nel suo discorso che «la ricerca scientifica offre una opportunità unica per
esplorare la meraviglia dell’universo, la complessità della natura e la
bellezza peculiare dell’universo, inclusa la vita umana. Tuttavia, poiché gli
esseri umani sono dotati di anima immortale e sono creati a immagine e
somiglianza di Dio, ci sono dimensioni dell’esistenza umana che stanno al di là
di ciò che le scienze naturali sono in grado di determinare». I limiti della
scienza non possono essere determinati dalla scienza stessa, e non tutto quello
che è tecnicamente possibile è anche moralmente lecito. «Se questi limiti
vengono superati, si corre il grave rischio che la dignità unica e
l’inviolabilità della vita umana possano essere subordinate a considerazioni
meramente utilitaristiche».
Tuttavia, «se, invece, questi
limiti vengono doverosamente rispettati, la scienza può rendere un contributo
veramente notevole alla promozione e alla tutela della dignità dell’uomo:
infatti in questo sta la sua utilità autentica». Problemi delicati si pongono
quando «l’uomo, l’agente della ricerca scientifica» diventa nello stesso tempo
«nella sua natura biologica, […] l’oggetto di quella ricerca». In questi casi
non bisogna mai dimenticare che «la sua dignità trascendente gli dà il diritto
di restare sempre il beneficiario ultimo della ricerca scientifica e di non
essere mai ridotto a suo strumento».
È proprio in questa prospettiva
che la Chiesa è interessata al fatto che «i benefici potenziali della ricerca
sulle cellule staminali adulte sono considerevoli, poiché essa dà la
possibilità di guarire malattie degenerative croniche riparando il tessuto
danneggiato e ripristinando la sua capacità di rigenerarsi. Il miglioramento
che queste terapie promettono costituirebbe un significativo passo avanti nella
scienza medica, portando rinnovata speranza ai malati e alle loro famiglie. Per
questo motivo, naturalmente la Chiesa offre il suo incoraggiamento a quanti
sono impegnati nel condurre e sostenere ricerche di questo tipo, sempre che vengano
condotte con il dovuto riguardo per il bene integrale della persona umana e il
bene comune della società».
La condizione da ultimo citata,
spiega il Papa, non è una semplice clausola retorica, e fonda il no della
Chiesa all’uso delle cellule staminali embrionali. «La mentalità pragmatica che
tanto spesso influenza il processo decisionale nel mondo di oggi è fin troppo
pronta ad approvare qualsiasi strumento disponibile a ottenere l’obiettivo
desiderato, nonostante siano ampie le prove delle conseguenze disastrose di
questo modo di pensare. Quando l’obiettivo prefissato è tanto desiderabile
quanto la scoperta di una cura per malattie degenerative, è una tentazione per
gli scienziati e per i responsabili delle politiche ignorare tutte le obiezioni
etiche e proseguire con qualunque ricerca sembri offrire la prospettiva di un
successo. Quanti difendono la ricerca sulle cellule staminali embrionali nella
speranza di raggiungere tale risultato compiono il grave errore di negare il
diritto inalienabile alla vita di tutti gli esseri umani dal momento del
concepimento fino alla morte naturale. La distruzione perfino di una sola vita
umana non si può mai giustificare nei termini del beneficio che ne potrebbe
presumibilmente conseguire per un’altra». Invece – come il Magistero ha sempre,
da che questi problemi si sono posti, insegnato – «in generale, non sorgono
problemi etici quando le cellule staminali vengono prese dai tessuti di un
organismo adulto, dal sangue del cordone ombelicale al momento della nascita o
da feti che sono morti per cause naturali».
La scienza non è indipendente
dalla morale e dal controllo della politica, e «il dialogo fra scienza ed etica
è della massima importanza per garantire che i progressi medici non vengano mai
compiuti a un prezzo umano inaccettabile». La Chiesa ha il diritto e il dovere
di contribuire «a questo dialogo aiutando a formare le coscienze secondo la
retta ragione e alla luce della verità rivelata. Così facendo, cerca, non di
impedire il progresso scientifico, ma, al contrario, di guidarlo in una
direzione che sia veramente feconda e benefica per l’umanità».
La Chiesa, così, si fa voce di
chi non ha voce: i bambini non ancora nati, ma anche i pazienti più poveri,
perché c’è l’ulteriore rischio che le terapie con le staminali embrionali,
oltre a essere intrinsecamente immorali, fondino una medicina esclusiva per i
super-ricchi. «Nel richiamare l’attenzione sui bisogni degli indifesi, la
Chiesa non pensa soltanto ai nascituri, ma anche a quanti non hanno accesso
facile a trattamenti medici costosi. La malattia non è selettiva con le persone
e la giustizia richiede che venga fatto ogni sforzo per porre i frutti della
ricerca scientifica a disposizione di tutti coloro che sono nella condizione di
averne bisogno, indipendentemente dalle loro possibilità economiche. Oltre a
considerazioni meramente etiche, bisogna affrontare questioni di natura
sociale, economica e politica per garantire che i progressi della scienza
medica vadano di pari passo con una offerta giusta ed equa dei servizi
sanitari. Qui, la Chiesa è in grado di offrire assistenza concreta attraverso
il suo vasto apostolato sanitario, attivo in così tanti Paesi nel mondo e volto
a una sollecitudine particolare per i bisogni dei poveri del mondo».
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