Avvenire.it, 9 novembre 2011, Foldit, il trionfo dell’intelligenza
connettiva - Computer più uomo e il gioco è fatto
Il primo a parlare di
intelligenza collettiva fu, nel 1996, Pierre Lévy, il quale riconobbe
esplicitamente un fenomeno antico quanto il linguaggio umano: tramite la
comunicazione linguistica le menti individuali interagiscono e collaborano,
generando a una vera e propria mente comune che sa fare cose che nessuna
intelligenza individuale saprebbe. In questo senso l’umanità è una specie
sociale fondata sulla comunicazione.
Oggi, con la tecnologia delle
reti, si è fatto un passo avanti, integrando in questa mente collettiva non
soltanto le intelligenze umane, ma anche le "intelligenze"
artificiali: uomini e computer collegati in rete costituiscono un’intelligenza
connettiva capace di eseguire compiti e risolvere problemi che nessuna
componente singola saprebbe affrontare.
Un esempio in tal senso è stato
offerto di recente dal Foldit, un videogioco collettivo online cui partecipano
migliaia di persone e di calcolatori. Inventato nel 2008 dai Dipartimenti di
Informatica e di Biochimica dell’Università di Washington a Seattle, Foldit ha
consentito qualche settimana fa di individuare in una decina di giorni la
struttura tridimensionale di un enzima, rilevante nella lotta contro l’Aids,
che aveva eluso gli scienziati per un decennio. Visto l’esito entusiasmante, i
ricercatori sono intenzionati ad applicare questo metodo di ricerca collettivo
alla definizione della struttura di alcune proteine importanti in altre
malattie, come il cancro o il morbo di Alzheimer. Questi problemi richiedono
non solo un’enorme potenza di calcolo, ma anche l’intervento di doti
tipicamente umane, come l’intuito e l’immaginazione, che entrano in scena
appunto tramite la partecipazione dei giocatori: ciascuno di essi costruisce
una struttura 3D e la invia agli specialisti, che ne giudicano la correttezza.
Al di là delle applicazioni
biochimiche, il "gioco" si presta ad alcune considerazioni. Come ho
detto, Foldit è una manifestazione concreta dell’intelligenza connettiva, cioè
dell’intelligenza collettiva mediata dalla rete, ma è una manifestazione
guidata o filtrata: le soluzioni proposte dai giocatori sono accettate o
bocciate da un organo di controllo centrale (i ricercatori esperti). In fondo è
il metodo galileiano «provando e riprovando» aggiornato ed esteso democraticamente
a tutti i cittadini. C’è anche un parallelo interessante con la vulgata
dell’evoluzionismo darwiniano, in cui le mutazioni offrono una gamma di
varianti nuove, tra le quali la selezione opera poi un vaglio severo, lasciando
sopravvivere solo quelle promettenti.
Anche nei programmi di scacchi
avviene qualcosa di simile: le mosse possibili a ogni passo vengono giudicate
in base a parametri di valore attribuiti a priori alle varie soluzioni, tra le
quali l’algoritmo sceglie quella con valore massimo.
È un’impostazione di "forza
bruta", basata cioè sull’esame a tappeto di tutti i casi possibili. La
forza bruta del computer è stata applicata, per esempio, anche alla
dimostrazione della congettura dei quattro colori, secondo la quale bastano quattro
colori diversi per colorare qualunque carta geografica in modo che due regioni
confinanti non abbiano mai lo stesso colore. Nel caso di Foldit la forza bruta
del computer è sostituita dalla forza semibruta del complesso "computer
più uomo". Le caratteristiche umane entrano in gioco sia quando i
giocatori fanno le loro proposte sia quando gli esperti le valutano usando la
loro sensibilità e competenza. Sempre più la scienza è un affare di tutti,
uomini e macchine, e sempre più diventiamo le cellule di un organismo cognitivo
globale che ci trascende.
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