BIOLOGIA/ Una dieta ipocalorica potrà allungare la vita? – Redazione - martedì
8 novembre 2011, http://www.ilsussidiario.net/
Una recente collaborazione fra il
“Salk Institute for Biological Studies”
e la University of California sta cercando di far luce sui meccanismi
mediante i quali una dieta ipocalorica adeguata (e che quindi non porti mai
l’organismo a livelli di malnutrizione) sia connessa con la durata della vita e
con la velocità di invecchiamento delle cellule staminali. Il Salk Institute
(La Jolla, California) è un complesso di 60 laboratori che costituisce uno dei
principali punti di riferimento al mondo nel campo della ricerca biologica di
base e le cui principali aree di studio sono la biologia molecolare, la
genetica, le neuroscienze e la biologia vegetale.
Lo studio in questione é stato
condotto sulla Drosophila melanogaster, un piccolo moscerino della frutta, uno
fra gli invertebrati più studiati al mondo nel ramo della genetica. Ma quali
sono i motivi per cui un insetto apparentemente insignificante diventa uno
degli “organismi modello” della ricerca genetica?
Di certo hanno avuto un peso
considerevole la facilità di allevamento in laboratorio, l’elevata capacità
riproduttiva e il suo breve ciclo vitale (poche settimane), caratteristica
questa che consente di osservare in tempi rapidi le conseguenze di una
manipolazione genetica sia sugli individui manipolati che sulle generazioni
successive. Ma la caratteristica che ha fatto cadere la scelta dei ricercatori
proprio sulla Drosophila é senza dubbio l’elevato numero di somiglianze fra
l’intestino di questo insetto e l’intestino tenue umano.
Un team di ricercatori dell’istituto
si é quindi dedicato allo studio delle cellule staminali dell’intestino di
Drosophila e ha scoperto che, modificando leggermente la molecola PGC-1 (molto
simile alla PGC-1 umana), si verifica un rallentamento nell’invecchiamento dei
tessuti intestinali con conseguente allungamento della vita dell’animale di
oltre il 50%.
Il PGC–1 è un co-attivatore,
ossia una proteina deputata alla regolazione dell’espressione genica. In altre
parole si tratta di una molecola che agendo sul DNA, lo induce a variare
l’intensità di una determinata attività da questo controllata. Nel caso
specifico, l’alterazione del PGC–1 lo rende più “reattivo” incrementando così
la produzione di mitocondri (le “centrali elettriche” delle cellule).
I mitocondri, piccole strutture a
forma di fagiolo ospitate all’interno delle cellule, convertono i carboidrati e
i grassi nell’energia necessaria all’organismo per espletare tutte le sue
funzioni vitali. Un aumento nel numero di mitocondri comporta quindi una
maggiore produzione di energia.
I risultati di questo studio
hanno subito fatto pensare a una connessione col “Calorie Restriction” (CR), un
regime dietetico ipocalorico noto da ormai molti anni che in alcuni casi ha
portato addirittura a un raddoppiamento della durata della vita negli animali
in esame.
Gli effetti di tale dieta sono
più facilmente osservabili nelle specie con aspettativa di vita più breve (ad
esempio in Drosophila), mentre le ripercussioni su animali più longevi sono
ancora in fase di studio. È tuttavia appurato che la riduzione nell’assunzione
di calorie costituisce senza dubbio uno fra i metodi più efficienti
nell’allungare la durata della vita media e nel rallentare il processo di
invecchiamento in un cospicuo numero di animali.
Anche se le cause primarie di
questo meccanismo biologico sono tuttora poco chiare, i ricercatori hanno però
notato che sia le cellule degli animali con PGC-1 modificato, sia quelle degli
animali sottoposti alla particolare dieta presentano un numero di mitocondri
insolitamente elevato. Sembra quindi che anche il regime dietetico ipocalorico
determini un incremento nell’attività del PGC-1, con conseguente miglioramento
delle condizioni generali dei tessuti intestinali e con ripercussioni positive
su tutto l’organismo.
(Silvia Maiolo)
© Riproduzione riservata.
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