CONVIVENZA MORE UXORIO - Il convivente omosessuale ha diritto al
risarcimento per la perdita del compagno - Tribunale di Milano, Sentenza n.
9965 del 12 settembre 2011, http://www.diritto24.ilsole24ore.com,
07 novembre 2011
Il convivente more uxorio
omosessuale ha diritto al risarcimento del danno per la perdita del compagno
avvenuta a seguito di un incidente stradale. Ad affermarlo è il tribunale di
Milano con la sentenza n. 9965 del 13 giugno 2011, depositata il 12 settembre
scorso.
Richiamando la sentenza n.
23725/08, i Giudici ricordano coma la Corte di Cassazione ha stabilito che il
diritto al risarcimento del danno da fatto illecito concretatosi in un evento
mortale, va riconosciuto - con riguardo sia al danno morale che al danno
patrimoniale che presuppone la prova di uno stabile contributo economico
apportato in vita dal defunto al danneggiato - anche al convivente more uxorio
del defunto stesso, quando risulti dimostrata tale relazione caratterizzata da
tendenziale stabilità e mutua assistenza morale e materiale.
Sul punto i Giudici richiamano
l'orientamento della Suprema Corte che ha stabilito la risarcibilità, non solo
della lesione dei diritti costituzionalmente inviolabili ma anche, a seguito
della commissione di un reato, della lesione dei diritti inerenti la persona
non connotati da rilevanza economica (v. Sez. unite Civ. 26972/08).
Dunque la Suprema Corte riconosce
un danno conseguente non ad uno status o ad un particolare sesso, ma dalla
sofferenza derivante dalla privazione della persona con cui si condivideva la
vita e la comunanza di intenti e di progetti in una stabile relazione
sentimentale e di coabitazione. Senza dover equiparare in alcun modo la
convivenza omosessuale alla famiglia, né legale né di fatto, né ad un rapporto
di coniugio foriero di precisi diritti e doveri riconosciuti dall'ordinamento,
e senza voler richiamare le interpretazioni della Corte Europea dei diritti
dell'Uomo, estranei alla nostra carta costituzionale, in tema di equiparazione
dei diritti di una coppia omosessuale con una coppia sposata,
Si ritiene dunque che ciascuna
unione affettiva stabile e duratura crei una condizione di vita in cui
l'individuo sceglie di crescere come persona e che la sua interruzione
provocata da un fatto-reato provochi una sofferenza pari a quella che si
verificherebbe in una coppia formata da persona di sesso diverso. Non si tratta
dunque di riconoscere diritti simili o uguali a quelli derivanti da un
matrimonio civile, ma di accordare tutela ad una situazione affettiva e eli
convivenza stabile, come affermato dalla Suprema Corte, analoga alla situazione
del convivente delta donna che perde un figlio con lui convivente da tempo.
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