Coppie di fatto e conviventi è il "contratto" che fa
paura - Secondo tanti giovani è meglio
stare insieme da separati, ciascuno a casa propria - Chiara Saraceno, La
Repubblica, 8 novembre 2011
Negli Stati Uniti il calo dei
matrimoni è dovuto in larga misura alla perdita di forza sociale di questa
istituzione. Essa non sembra più necessaria né per vivere insieme come coppia,
né per avere figli. Non è neppure più un mezzo di collocazione sociale per le
donne, sia perché la facilità del divorzio indebolisce di molto questa funzione
di garanzia, sia perché le donne stesse sempre meno derivano il proprio status
sociale dal legame con il marito. Nonostante anche in quel paese la parità tra
uomini e donne non sia affatto raggiunta, da tempo la maggior parte delle donne
ha imparato, per necessità o per virtù, che è meglio contare sulle proprie
forze e sulla propria collocazione nel mercato del lavoro.
Un tempo erano soprattutto le
donne della minoranza nera a non sposarsi mai. Perché non avevano particolari
vantaggi dall´essere sposate a uomini spesso resi socialmente deboli e
vulnerabili dagli effetti diffusi del razzismo e della discriminazione. Oggi
sono anche le donne bianche e di altre minoranze meno discriminate ad avere
dubbi sui vantaggi del matrimonio rispetto ai costi di una persistente
divisione del lavoro che continua ad affidare loro la maggior parte del lavoro
familiare, per i figli, ma anche per i mariti. Tanto più che questi ultimi non
sempre accettano una moglie davvero "pari" sul piano professionale e
del prestigio sociale. Specie se hanno una buona istruzione e buone prospettive
professionali, le donne possono valutare che il matrimonio impone prezzi troppo
alti e asimmetrici. E che non ci siano abbastanza uomini per i quali valga la
pena di correre il rischio. Simmetricamente, molti uomini possono non
considerare appetibili come mogli donne che somigliano troppo a loro, per
quanto riguarda l´investimento sul lavoro e la pretesa che le proprie priorità
vadano rispettate. Meglio convivere, o anche «vivere insieme stando separati,
ciascuno a casa propria», viaggiando "leggeri" sul piano delle aspettative
e obbligazioni reciproche. Anche se quando ci sono figli, tutta questa
"leggerezza" può diventare improvvisamente pesante e svicolare dalle
obbligazioni difficile, a prescindere dalla forma giuridica della relazione di
coppia.
In Italia la diminuzione dei
matrimoni non deriva tanto dall´indebolimento sociale dell´istituto del
matrimonio, quanto dal ritardo con cui vi si entra. Non sono, infatti,
aumentati significativamente i celibi e nubili "definitivi".
Piuttosto si è alzata l´età al primo matrimonio. Ciò a sua volta dipende certo
dal fenomeno tutto italiano del ritardo con cui i giovani escono dalla casa dei
genitori, un ritardo oggi accentuato dalle difficoltà che i giovani incontrano
a collocarsi nel mercato del lavoro. Ma dipende anche dal diffondersi delle
convivenze di fatto, sia come nuova tappa della vita di coppia, prima di
sposarsi, sia come alternativa più o meno temporanea al matrimonio stesso.
Fenomeno assolutamente marginale fino a un decennio fa, oggi l´esperienza di
convivenza di fatto coinvolge una minoranza sostanziosa di coppie,
particolarmente tra le più istruite e che vivono nel Centro-Nord. Questa
concentrazione insieme geografica e di caratteristiche sociali suggerisce che
anche in Italia le aspettative insieme di autonomia e di parità delle giovani
donne giocano un ruolo importante nel cercare forme alternative di rapporti di
coppia, istituzionalmente più "leggere" e meno socialmente regolate
del matrimonio: convivere prima di, o invece di, sposarsi come strumento di
negoziazione delle aspettative e priorità di ciascuno e reciproche. Tanto più
che l´Italia è uno dei paesi in cui la divisione del lavoro in base al genere è
più cristallizzata.
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