Se la scienza assolve i difetti dei maschi - Lui distratto, lei
sensibile? Macché. Le differenze tra i sessi sono solo pregiudizi. E a dirlo è
una psicologa di Eleonora Barbieri, articolo di martedì 08 novembre 2011, http://www.ilgiornale.it/
Tutto è cominciato con un atto di
ribellione: «Tre anni fa ho sorpreso la maestra d’asilo di mio figlio intenta a
leggere un libro in cui si affermava che il cervello maschile non era in grado
di creare la connessione tra emozioni e linguaggio. È stato in quel momento che
ho deciso di scrivere questo libro». Cordelia Fine non era soltanto una mamma
indispettita: la sua è stata una reazione, diciamo così, professionale, nel
senso che lei è una studiosa di psicologia e da anni si occupa del cervello.
Così ha deciso di smontare quello che lei definisce «neurosessismo», in un
libro che nei paesi anglosassoni è diventato un successo, Maschi=Femmine,
sottotitolo «Contro i pregiudizi sulla differenza tra i sessi», che ora è stato
pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie. E si capisce che le presunte
diversità da smitizzare (in base a prove scientifiche, studi, esperimenti) non
siano soltanto quelle che riguardano le donne, i pregiudizi sulle loro mancate
«abilità innate» in matematica per esempio, come ha sostenuto l’ex rettore di
Harvard Larry Summers ma, più provocatoriamente, anche i tanti preconcetti sui
maschi e i loro assodati difetti «di genere».
Esempi di inettitudini
considerate «naturali» degli uomini: non sono sensibili (si accorgono solo
nella pausa fra primo e secondo tempo della partita che la fidanzata ha una
crisi di pianto); non conoscono l’empatia (quando finalmente se ne sono
accorti, le danno una pacca sulla spalla e poi si rigirano, perché comincia il
secondo tempo); non riescono a fare due cose contemporaneamente, per esempio
scrivere una mail e rispondere a domande banali tipo: vuoi un gelato?; sui
giornali leggono soltanto le tabelle, cioè Borsa e calcio; scarso spirito di
osservazione sulle questioni domestiche e di coppia (è finita la carta
igienica; lei si è tagliata i capelli); incapacità a trovare o riposizionare
alcuni oggetti (il sale, la tovaglia, il detersivo ma non, per esempio, il
telecomando); incompatibilità con la lavatrice. Tutti questi - sostiene
Cordelia Fine - non sono altro che stereotipi: non c’è alcuna ragione genetica,
alcun «cablaggio» del cervello, che indichi una inferiorità maschile (o femminile)
e nemmeno, questa è l’altra faccia della medaglia, una superiorità di uno o
dell’altro sesso. Quindi anche le presunte doti maschili in matematica e
scienza, o quelle femminili di empatia e intuito sarebbero soltanto modelli
culturali, in pratica pregiudizi e banalità che, a furia di rimbombare nella
mente dall’infanzia, finiscono per plasmarla esattamente secondo i luoghi
comuni.
Il discorso vale per i molti
scienziati o pseudo tali che, nel corso dei secoli, hanno cercato di provare
una diversità del cervello femminile (anche in termini di libbre di peso...) ma
anche per quelle femministe che, pensando di fare un favore alle donne, hanno
sostenuto la loro superiorità intellettiva o affettiva. «Siamo proprio sicuri
che le donne possano avere accesso ai pensieri degli uomini meglio di loro
stessi?». La studiosa ammette di non essere mai riuscita a leggere nella mente
del marito. Riporta esperimenti che sfatano la presunta abilità verbale
inferiore dei maschietti. Spiega, d’altra parte, che nulla, a livello
cerebrale, predisponga le donne a passare l’aspirapolvere e a vedere i calzini
sporchi sul pavimento, lo stesso nulla che impedisce agli uomini di fare
altrettanto. Nessun pregiudizio, ma anche nessuna scusa. E con le differenze
come la mettiamo? Il marito di Cordelia Fine, memore del motto femminista «il
personale è politico», riassume così la vita domestica: «Accompagnare i figli a
scuola è politico, pensare a che cosa preparare per cena è politico, chiedere
dov’è il portaburro è politico». La parità ha il suo prezzo, per tutti.
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L.
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