giovedì 10 novembre 2011


La cura per il cancro che arriva dagli scienziati italiani - Il progetto Heracles parte dal principio che il farmaco dipende dal paziente più che dalla malattia, 10 novembre 2011, Corriere della Sera

Esistono farmaci approvati per un tumore che possono funzionare anche su altri. E viceversa. Una «doppia vita» che apre nuove prospettive. Tutto dipende dai geni delle cellule malate, tutto dipende dalla persona malata. E la ricerca corre veloce nella nuova cultura del laboratorio al letto del malato. Anche in Italia, e senza dover «emigrare». Domani la scienza internazionale leggerà di una scoperta che apre nuove prospettive per i malati di cancro al colon resistenti ai biofarmaci «intelligenti» approvati per loro.

COCKTAIL - Il progetto Heracles è la rivoluzione copernicana della lotta al cancro e si basa su un principio, il farmaco dipende dal paziente più che dalla malattia:

Questi malati, un 30 per cento, hanno un tipo di «gene» tumorale che risponde invece a medicinali in uso per altri cancri: al seno e allo stomaco. Un «cocktail» che sarà sperimentato sui pazienti già da marzo-aprile 2012, tempi burocratici permettendo, al Niguarda Ca’ Granda di Milano, dove c’è la «mente » clinica del progetto Heracles (così si chiama lo studio). La novità è importante perché riguarda un big killer che ogni anno colpisce un milione di persone nel mondo. E per questo divulgata da domani su Cancer Discovery, rivista dell’American association for cancer research. Articolo di un team multicentrico italiano guidato da Paolo Comoglio, direttore scientifico dell’Istituto di ricerca sui tumori di Candiolo (Torino). Tra le firme Andrea Bertotti, Livio Trusolino, Alberto Bardelli, Enzo Medico, Anna Sapino e Salvatore Siena (oncologo clinico dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda). Silvia Marsoni (Candiolo) ha coordinato la fase preclinica. In pratica è la vittoria della nuova cultura della ricerca: dal letto del paziente al laboratorio, dalla farmacogenomica di nuovo al letto del paziente. Nuova cultura che corre veloce: dopo un solo anno dall’ipotesi iniziale già si può sperimentare la soluzione. E che porta a una considerazione: il farmaco oggi è sempre più dipendente dal paziente e non dalla malattia. E non può più essere «etichettato » burocraticamente.

LA VELOCITA’ DELLA RICERCA – L’innovazione di Heracles è la valutazione contemporanea delle caratteristiche molecolari di ciascun tumore e della reazione ai farmaci:



Le agenzie che approvano i nuovi farmaci ne devono tener conto. Così come i governi che, quando si tratta di tagliare come in questo periodo di grave crisi, colpiscono ricerca e sanità. Sono anche le paure dei malati (indagine Censis-Favo). Per fortuna la scienza va avanti comunque. Per spiegare l’insuccesso delle cure sul colon, i ricercatori italiani hanno messo a punto un sistema innovativo che valuta contemporaneamente le caratteristiche molecolari di ciascun tumore e la reazione ai farmaci. Così è stata identificata un’anomalia genetica, l’amplificazione dell’onco- gene Her2, presente nel 30% dei tumori «resistenti». Studiata sui topi di laboratorio, ha portato a un test per scoprire i malati «Her2» (sperimentazione già partita) e alla nuova cura con «vecchi » farmaci. Molecole dalla doppia vita. Spiega Siena: «Il trastuzumab e il lapatinib, biomedicinali usati per la mammella e il carcinoma gastrico, agiscono nei malati al colon-retto “resistenti”». Un «cocktail» di farmaci molecolari già disponibili per l’appunto nell’armamentario terapeutico corrente. La velocità della pipeline di ricerca, un solo anno in tutto (due anni prima del previsto), lo si deve anche ai fondi. Heracles è un progetto 5 per mille dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).

Nessun commento:

Posta un commento