9 luglio 2012 - Labbra e seni
rifatti: L’alt della Bioetica, Corriere della Sera - di Margherita De Bac, http://www.blogger.com/
Bruna, capelli corti, 28 anni.
Felice per aver superato il grande complesso che l’affligge dall’adolescenza.
Piatta. Ma adesso ha un seno da terza misura: «Avrei voluto una quarta abbondante.
Il professore si è opposto. Aveva ragione lui, così è perfetto». Un caso di
moderazione e saggezza in chirurgia plastica. Purtroppo sono rari. In giro di
rifacimenti pacchiani se ne vedono fin troppi. Come rimarca il Comitato
nazionale di bioetica (Cnb) in un nuovo documento che richiama i medici al
rispetto della deontologia. Gli esperti avvertono che non bisogna prestarsi a
una «accondiscendente esecuzione della richiesta espressa dai pazienti». Viene
sottolineata poi «l’inaccettabilità di interventi sproporzionati in quanto
eccessivamente invasivi o inutilmente rischiosi e inadeguati rispetto ai
possibili benefici». Il Comitato insiste su questo punto: «La liceità
dell’intervento deve essere subordinata al bilanciamento del rapporto tra
rischi e benefici e commisurato alle condizioni psico fisiche, alla
funzionalità degli organi interessati e a una completa informativa con adeguata
consulenza anche psicologica». Un esempio. Se la giovane donna, anziché una
terza misura, fosse riuscita ad ottenere la quarta che cercava sarebbe andata
incontro a problemi. Il suo torace è troppo piccolo per ospitare un simile
ingombro, le spalle si sarebbero incurvate. Ed esteticamente il risultato non
sarebbe stato armonico. Il documento sugli «aspetti bioetici della chirurgia
estetica e ricostruttiva» verrà con ogni probabilità approvato la prossima
settimana. E’ firmato dal vicepresidente vicario Lorenzo D’Avack, da Laura
Palazzani e Giancarlo Umani Ronchi, che ha proposto l’argomento nel gennaio
2011. C’è anche una lunga riflessione sulle operazioni che riguardano minori e
incapaci. No a interventi sugli adolescenti e sui bambini Down finalizzati
«alla conformazione a canoni di normalità». Una terza parte è dedicata alla
chirurgia ricostruttiva con particolare riferimento a trapianto di viso e arti
che vengono valutati con estrema prudenza e «richiedono adeguata riflessione
per la sperimentalità e non sono necessari per la sopravvivenza ». Gli
interventi che più si prestano a rischi ed esagerazioni sono l’ingrandimento
delle labbra e del seno (mastoplastica additiva). «Il medico che riceve
richieste incongrue non dovrebbe a mio parere assumere una posizione rigida. Il
paziente di fronte al rifiuto netto troverà di sicuro qualche collega pronto ad
accontentarlo. Dunque meglio la dissuasione ragionata », è la tattica di
mediazione di Maurizio Valeriani, primario di chirurgia plastica e
ricostruttiva all’ospedale San Filippo Neri di Roma. Il rapporto di fiducia tra
medico e paziente non va spezzato: «No agli occhi tirati alla cinese e alle
labbra canotto—dice Valeriani —. Se non c’è modo di convincere allora
ricorriamo alla medicina estetica per simulare i risultati. Botulino e sostanze
riempitive come l’acido ialuronico sono riassorbibili. Per il seno l’unica via
è invece la garbata dissuasione ». Per Pierluigi Santi, direttore del reparto
di chirurgia plastica all’università di Genova, occorre ricordare alle donne
che le protesi dovrebbero servire a correggere e non gonfiare le forme del
corpo: «La consulenza di uno psicologo dovrebbe essere obbligatoria. Dietro
l’insistenza per avere forme esagerate si possono nascondere problemi più
importanti del semplice desiderio di aumentare lemisure e eliminare i segni
dell’età ».
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