LE STAMINALI DEL CORDONE OMBELICALE PER CURARE IL TUMORE DEL CERVELLO -
L'Ospedale Bufalini le utilizzerà per la prima volta in Italia di Paolo De
Lillo
ZI12070803 - 08/07/2012
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http://www.zenit.org/article-31611?l=italian
ROMA, domenica, 8 luglio 2012
(ZENIT.org).- Reparto di Neurochirurgia presso l'Ospedale Bufalini a Cesena:
nel mese di aprile 2012 tre illustri scienziati e medici hanno annunciato che
adotteranno le staminali del cordone ombelicale per la terapia della più
diffusa neoplasia del cervello: il glioma. E' la prima volta in Italia che
queste cellule vengono utilizzate per trattare la pericolosa malattia, pur
risultando innumerevoli le evidenze scientifiche di una loro forte efficacia in
modelli animali, ma anche sull'uomo, in particolare per i bambini.
Il merito dell'introduzione
dell'innovativo trattamento va al Professor Khalid Shahil, Direttore dei
Laboratori di Terapia Molecolare Neuronale e d'Imaging del Massachusetts
General Hospital, nella città di Boston (USA), al Professor Dino Amadori,
Direttore Scientifico della Ricerca per l'IRST, Istituto Scientifico Romagnolo
per lo Studio e la Cura dei Tumori, e al Professor Carmelo Sturiale, primario
di Neurochirurgia, oltre che Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e
Testa-Collo, nell'Ospedale Bufalini. Dalla collaborazione e sinergia tra queste
strutture di ricerca e di sperimentazione clinica scaturisce la realizzazione
di questa metodica terapeutica all' avanguardia nella terapia contro il cancro.
L' IRST è nato solo da pochi
anni, nel 2007, per dar corpo ad una convinzione: la lotta alle malattie
tumorali può esser vinta. Risulta interamente dedicato alla cura, alla ricerca
clinica, biologica e alla formazione in campo oncologico. Quale centro
dall’alto potenziale tecnologico e scientifico, è in grado di dialogare con le
più qualificate strutture nazionali e internazionali di terapia e studio delle
patologie neoplastiche, proponendosi quale soggetto attivo per condurre
sperimentazione ad alto livello. In particolare vuole favorire il trasferimento
dei risultati della ricerca scientifica, come per le staminali cordonali, alle
attività cliniche nei nosocomi specializzati, oltre che sviluppare e
implementare la cooperazione e lo scambio di conoscenze con altri centri di
eccellenza.1
Nei prossimi mesi, in
collaborazione con questa struttura scientifica, l'ospedale di Cesena inizierà
trapianti di staminali modificate geneticamente, ottenute sia dal cordone
ombelicale che dal tessuto adiposo o dal midollo osseo. Esse vengono
programmate in laboratorio, in particolare al fine di prevenire la diffusione
delle recidive del glioma, il principale fattore che influenza negativamente la
prognosi di questi pazienti. Il momento più favorevole per la loro
somministrazione sembra essere subito dopo l'intervento chirurgico, che rimuove
la massa neoplastica, quando possono anche eliminare in modo efficace le
cellule maligne eventualmente sopravvissute e rimaste in situ. Questo aspetto
risulta di grande importanza, perché esse spesso riattivano il cancro in una
forma fortemente invasiva.2
“La collaborazione con l'Harvard
Medical School di Boston – spiega il Professor Carmelo Sturiale – segnerà
l'inizio della ricerca sulle cellule staminali contro i gliomi presso l'IRST e
costituirà una opportunità di cura di tali tumori del tutto innovativa e con
potenzialità molto promettenti”.3
“Dato che il laboratorio presso
l'Istituto Scientifico per lo Studio e la Cura dei Tumori, a Meldola, si
interessa alla biologia cellulare e può applicare tecnologie di
ingegnerizzazione, pensiamo di formulare un protocollo che coinvolga varie
competenze”. Osserva lo scienziato e clinico romagnolo riguardo all' utilizzo
terapeutico delle staminali cordonali. “Mi riferisco a un programma da
introdurre una volta esauriti i trattamenti di efficacia provata”.2
“Dopo l’intervento, eseguite
radio e chemioterapia, si propone l'infusione, a livello sperimentale, di
staminali modificate geneticamente”. Afferma il Professor Sturiale. “Queste, si
è visto nell’animale, inseguono letteralmente le cellule tumorali e le
colpiscono una per una attraverso la secrezione di sostanze, che si legano ai
recettori e impartiscono l’ordine di morire. In termini tecnici si tratta dell’
apoptosi programmata della cellula”.2
Le neoplasie del sistema nervoso
centrale risultano la seconda più comune forma di cancro nei bambini e giovani
sotto i 20 anni.4 Nella maggior parte dei paesi europei e del Nord America,
l'incidenza di questa patologia, difficile da trattare, è di 5 casi su 100.000
abitanti nei dodici mesi,5 con 250.000 nuovi malati nel mondo e 3.000 in Italia
all'anno. Tra le numerosi varianti esistenti è prevalente il Glioblastoma, che
riguarda il 50-60% dei pazienti ed risulta spesso incurabile, soprattutto in
adulti ed adolescenti.
Pochissimi i fattori di rischio
conosciuti, che presentino una certa rilevanza: le radiazioni ionizzanti, in
dosi estremamente alte,6 malattie rare, come la sclerosi tuberosa, la
neurofibromatosi,7 l'esposizione lavorativa a sostanze chimiche industriali o
componenti del petrolio, per esempio gli idrocarburi aromatici e il cloruro di
vinile.8 9 Soprattutto preoccupano agenti virali, tra cui un microrganismo,
ancora non ben identificato, tramesso dall' anofele della malaria. Alcuni
sospetti vi sono stati, in passato, riguardo alle nitrosammine
nell'alimentazione e all'uso dei telefoni cellulari; anche se oggi
sembrerebbero risultare infondati.10
Il Professor Sturiale ha spiegato
l'origine della collaborazione che a portato a questo innovativo progetto sulle
staminali del cordone ombelicale: “Abbiamo invitato a Meldola il professor
Shah, che è neurobiologo dell’Harvard Medical School, a illustrarci il loro
programma per lo sviluppo di terapie che possano bloccare la proliferazione dei
gliomi”.2
Khalid Shah, PhD, è uno degli
scienziati maggiormente impegnati nella ricerca sulla terapia cellulare per il
trattamento delle neoplasie del sistema nervoso centrale, una delle più
importanti sfide dell'Oncologia. Ha cercato di combattere questa forma di
cancro con inibitori degli shRNA, microRNA, ma soprattutto staminali
ingegnerizzate.11
Negli ultimi cinque anni ha
avviato un ambizioso programma di sperimentazioni, per sviluppare terapie a
base di cellule staminali, con lo scopo di contrastare proprio i tumori del
cervello. In particolare il laboratorio dello scienziato della Nuova
Inghilterra, in collaborazione con altri importanti centri di ricerca, è in
procinto di sviluppare linee di cellule staminali in grado d' esprimere diverse
proteine terapeutiche, che possano bloccare la proliferazione cellulare delle
neoplasie. Il Professore Shah, grazie a questi studi, ha ricevuto numerosi
riconoscimenti, tra i quali quello come miglior giovane ricercatore dall'
Alliance for Cancer Gene Therapy (ACGT) ed il premio per la più valida
sperimentazione da parte dell' American Cancer Society (ACS).3
Attraverso i suoi studi ha
scoperto la capacità di vari tipi di cellule staminali, tra cui quelle ricavate
dal cordone ombelicale, d' integrarsi efficacemente nel cervello dei mammiferi dopo
trapianto. Esse sono in grado d'indirizzarsi in modo specifico verso le lesioni
del sistema nervoso, determinate da diverse patologie. Colonizzano i tumori
primari e le microscopiche neoformazioni secondarie, estremamente invasive.
Sfruttando questa loro caratteristica, lo scienziato americano le modifica
geneticamente, al fine di produrre principi attivi o esprimere proprietà
terapeutiche. Così ottiene d' indurre selettivamente l'apoptosi nelle cellule
tumorali, che si stanno moltiplicando, oppure d' inibire l'angiogenesi,
bloccando la crescita del glioma.11
I ricercatori dell’Harvard
Medical School sono riusciti a far secernere alle staminali, anche cordonali,
l' Anti-Angiogenic TSP-1 (trombospondina-1),12 che impedisce la crescita del
tessuto tumorale, mediando la comunicazione tra cellule e con la matrice
extracellulare ed influenzando la neovascolarizzazione.13 14 Ingegnerizzate,
producono anche l'S-TRAIL (il Ligando per il Secreted Tumor Necrosis Factor
Receptor), attivante in modo specifico la morte cellulare programmata,15 16 e
altre proteine terapeutiche.17
La terapia con staminali viene
spesso utilizzata dal Professor Shah in combinazione con microRNA e shRNA
specifici per questa neoplasia, mirando ad agire su proteine fortemente
sovra-espresse nei gliomi, oppure con inibitori dei microRNA stessi.11
*
NOTE
1) Istituto Scientifico Romagnolo
per lo Studio e la Cura dei Tumori (I.R.S.T.) - Missione, Obiettivi e Ricerca -
Friday, June 22, 2012
2) Alessandro Malpelo -
"Impianteremo staminali per combattere il glioma" - Quotidiano
Nazionale Cesena, 02 aprile 2012
3) Istituto Scientifico Romagnolo
per lo Studio e la Cura dei Tumori (I.R.S.T.) - Il Dr. Shah ospite dell'IRST -
20 marzo 2012 - Ufficio Comunicazione, IRST, Meldola - 3/21/2012
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