Nella dispensa delle idee - Soltanto due regioni del cervello producono
nuovi neuroni - Una di queste è l’ippocampo: qui si fissano pensieri e memoria -
di Edoardo Boncinelli, Corriere della Sera – La Lettura 8 luglio 2012, http://foglianuova.wordpress.com
Il pensiero procede spesso per
associazione d’idee. Questa è un’opinione piuttosto diffusa che risale almeno
al Settecento. Una volta formate, le idee si possono comporre e scomporre e
comunque correlare tra di loro sulla base di una più o meno marcata somiglianza
o dissimiglianza, e si può chiamare associazione il meccanismo che si trova al
centro di tali processi. È tramite il meccanismo dell’associazione che si
consolidano, si memorizzano, si allacciano e si slacciano le idee elementari e
quindi è attraverso l’operato delle più diverse associazioni che si formano le
idee complesse, cioè le idee vere e proprie.
Ma che cos’è l’associazione
d’idee? E perché certe idee procedono associate? La riflessione su questi temi
ha portato a suo tempo a interessanti formulazioni teoriche sulla strada
dell’identificazione dei princìpi seguiti dal processo associativo. Thomas
Hobbes assegnò grande importanza a concetti quali quelli di successione,
sequenza, serie, conseguenza, coerenza, svolgimento ordinato d’immagini o di
pensieri, nel procedere della vita mentale. John Locke introdusse poi
esplicitamente il termine di associazione d’idee, ma toccò a David Hume il
compito di porsi espressamente la questione della natura dei princìpi
dell’associazione di pensieri e di idee, che ridusse essenzialmente a tre:
somiglianza, continuità nel tempo e nello spazio e rapporto di causa ed
effetto. Una posizione rigorosa fu sostenuta da James Mill, padre di John
Stuart Mill, che affermò fra l’altro: «Le nostre idee nascono nell’ordine in
cui si sono succedute le sensazioni di cui esse costituiscono le copie. Questa
è l’associazione delle idee, espressione con la quale, ricordiamolo, non
s’intende indicare altro se non l’ordine in cui si presentano».
Delle tante ipotesi proposte, una
delle più vivide è quindi quella secondo la quale idee apprese o concepite più
o meno nello stesso tempo rimangano in qualche modo preferenzialmente associate
tra di loro. Ebbene, le moderne neuroscienze sembrano fornire un forte appiglio
a tale convinzione e forniscono un modello per pensare a idee associate nel
tempo, perché acquisite nella stessa ondata di neurogenesi nell’ippocampo.
Vediamo di che si tratta.
Fino a una trentina di anni fa si
riteneva che le cellule nervose del cervello non potessero rigenerarsi e
rinnovarsi. Ci tenevamo per tutta la vita quelle che possedevamo alla nascita,
a parte possibili perdite accidentali dovute a morte cellulare; di nuove non ne
nascevano e quelle morte non potevano venire rimpiazzate. Il quadro è oggi un
po’ cambiato. Anche se la stragrande maggioranza dei neuroni del cervello
restano gli stessi per tutta la vita e se muoiono non vengono sostituiti,
esistono due specifiche regioni cerebrali dove si osserva un certo tasso di
neurogenesi, cioè di nascita di neuroni nuovi, anche nell’adulto. A cosa
servono questi neuroni freschi? Quale ruolo giocano nella dinamica del
cervello? Da queste domande è partita una ricerca ora pubblicata su «Nature».
Due sono le regioni del cervello
adulto dove si possono osservare discreti livelli di neurogenesi, chiamiamola
neurogenesi adulta: tutt’intorno alla superficie dei ventricoli cerebrali e
nell’ippocampo. Il ruolo dei neuroni neonati nella prima regione è abbastanza
ben compreso: dopo un lungo viaggio vanno a rimpiazzare le cellule nervose che
sono morte nel frattempo nel bulbo olfattivo, la regione cerebrale che
sovrintende all’odorato e all’elaborazione degli stimoli olfattivi. Meno
chiaro, anche se potenzialmente molto più interessante, è ciò che possono fare
i neuroni che nascono in continuazione nell’ippocampo, l’organo primariamente
deputato alla fissazione dei ricordi.
Se c’è una cosa che sembra
richiedere stabilità e continuità, questa è proprio la memoria, e a prima vista
appare quasi paradossale che per quella occorra mettere in continuazione «nuova
carne al fuoco», alterando così l’architettura complessiva dell’ippocampo
adulto. D’altra parte la fissazione di nuovi ricordi è una cosa diversa dalla
loro conservazione. Ed è proprio nel meccanismo di fissazione dei nuovi ricordi
che sembrano giocare un ruolo i nuovi neuroni che nascono via via in una
regione specifica dell’ippocampo adulto, il cosiddetto giro dentato, una
regione chiaramente coinvolta nell’apprendimento di nuove nozioni. A tale
proposito, si sa da tempo che ogni situazione che favorisce nuovi apprendimenti
porta a un aumento della neurogenesi nell’ippocampo, mentre situazioni avverse
all’apprendimento, e fra queste l’invecchiamento, conducono a una riduzione,
anche se contenuta, dell’intensità di tale processo. I neuroni appena formati
diverranno poi cellule mature inserite nella struttura definitiva del giro
dentato, sotto forma di cellule granulari destinate a inviare i segnali nervosi
fuori dal giro dentato e dall’ippocampo stesso.
Quella che è in gioco in ogni
caso è la dimensione temporale dei ricordi. Il ricordo dei diversi eventi che
si succedono nel tempo sembra interessare ondate diverse di neurogenesi. I
neuroni nati in una determinata ondata appaiono funzionare come integratori del
ricordo di eventi contemporanei o temporalmente adiacenti, mentre quelli
formati in una differente ondata contribuiscono al ricordo, chiaramente
distinto dal primo, di un altro gruppo di eventi fra di loro temporalmente
adiacenti, dando così luogo ad associazioni temporali separate nella cosiddetta
memoria episodica. Tale ruolo d’integratori di eventi vicini nel tempo e di
separatori di gruppi di eventi appresi in tempi diversi sembra poi essere
ereditato dalle cellule granulari che vanno poi via via maturando da questi neuroni
neoformati, in un processo che richiede qualche tempo.
Sarebbe come se mettessimo in
cassetti diversi i ricordi che si riferiscono a periodi di tempo diversi. Non è
ovviamente così, ma la metafora rende l’idea e sembra dare un fondato motivo
alla necessità di un’attiva produzione di nuovi neuroni nel corso
dell’apprendimento di nuove nozioni. È poi ancora tutto da vedere se questo
fenomeno si potrà estendere dalla memoria episodica, cioè la memoria degli
eventi, anche a quella semantica, cioè la memoria delle nozioni. Vedremo. Ma
non è ancora tutto qui.
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