LA COPPIA È FUNZIONALE O ALTERNATIVA ALLA FAMIGLIA? - Pierpaolo Donati
illustra il Rapporto sulla famiglia del Centro Internazionale Studi Famiglia
(CISF)
ZI12072210 - 23/07/2012
Permalink:
http://www.zenit.org/article-31834?l=italian
ROMA, lunedì, 23 luglio 2012
(ZENIT.org).- E’ meglio vivere in coppia senza sposarsi? Oppure costruire già
da giovani una famiglia con figli?
Stabilire legami non duraturi
favorisce o penalizza la vita di coppia?
Di fronte alle difficoltà del
mondo moderno può la famiglia naturale tornare ad essere un punto di
riferimento forte e duraturo?
A questo ed altre decine di
domande cerca di rispondere il libro scritto da Pierpaolo Donati, con il titolo
“La relazione di coppia oggi, Una sfida per la famiglia” edito da Erickson.
Il volume raccoglie il Rapporto
del Centro Internazionale Studi Famiglia (CISF) in cui si presenta e discute il
tema del "fare coppia oggi in Italia", analizzato da un punto di
vista demografico, sociologico, psicosociale, psicodinamico e giuridico
Per avere una sintesi del
rapporto riportiamo l’intervista al curatore del volume, il prof. Pierpaolo
Donati, già Presidente dell'AIS (Associazione Italiana di Sociologia) negli
anni 1995-1998, membro del Board dell'International Institute of Sociology
(IIS) negli anni 2001-2005. Dal 1997 membro della Pontificia Accademia delle
Scienze Sociali. Direttore dell'Osservatorio Nazionale sulla Famiglia. Tra i
vari riconoscimenti ha ricevuto dall'ONU come membro esperto distinto nel corso
dell'Anno Internazionale della Famiglia (1994) e il Dottorato honoris causa del
Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia,
Pontificia Università Lateranense (Roma, 13 maggio 2009).
La coppia sta diventando una
alternativa alla famiglia?
Il nuovo Rapporto Cisf 2011 sulla
famiglia italiana ha voluto verificare l’ipotesi, sostenuta da un’opinione oggi
molto diffusa, circa il fatto che la coppia stia diventando una sfida per la
famiglia nel senso di costituire sempre di più un modo di vita alternativo alla
famiglia. L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo della
popolazione italiana (4053 interviste), nella quale risulta che il 50,5% vive
in coppia.
Se si sta ai dati strutturali
socio-demografici, che sono anche quelli su cui si basano le analisi
dell’Istat, sembra che l’ipotesi sia confermata, in quanto cresce il numero
delle coppie non sposate, aumentano le coppie senza figli o con un solo figlio,
e in generale le famiglie si restringono di numero, si privatizzano sempre di
più e la famiglia vede diminuire il suo valore pubblico, sociale,
istituzionale.
Ma questa descrizione può
risultare fuorviante, in quanto è piuttosto vero che nella popolazione c’è una
divaricazione, uno split, fra le coppie che vanno nella suddetta direzione -
diventando sempre più liquide, fragili e bisognose di aiuti dall’esterno -, e
le coppie che invece mantengono e rinnovano il loro progetto di vita in comune,
puntano sulla stabilità e i figli, sentono il valore sociale della famiglia.
La coppia odierna: fine
dell’amore romantico?
La ricerca ha verificato che il
cosiddetto ‘complesso dell’amore romantico’, inteso come idealizzazione
sentimentale del rapporto con il partner che si sottrae alle costrizione delle
famiglie di origine e alla pressione delle tradizioni culturali, è
effettivamente ormai tramontato. Cosa lo sostituisce? Emerge un divario fra due
tipi di amore di coppia. Da un lato emergono le coppie postmoderne, in cui
l’amore diventa una sorta di condivisione dei problemi, il sentire che ciò che è
problema per un partner lo è anche per l’altro partner. Entrambi, nella
relazione cercano la soddisfazione personale, e l’amore persiste finché è
sentito. Dall’altro, si osservano invece le coppie in cui l’amore assume il
carattere di una vera e propria relazione di vita in comune, la quale tocca
tutte le dimensioni dell’esistenza quotidiana. Qui l’amore diventa uno scambio
di reciprocità quotidiana, che si concretizza negli affetti così come nella
cura dei figli, nel dono reciproco, nella volontà di realizzare una solidarietà
che non è solo sentimentale, ma anche pratica e materiale.
Quali sono i principali tipi di
coppie oggi in Italia?
La ricerca ha evidenziato una
forte differenziazione fra i tipi di coppie. Per semplificare, emergono due
tipi ben caratterizzati: le coppie relazionali e le coppie postmoderne.
L’indagine descrive in modo analitico le caratteristiche di queste coppie, la
loro influenza sui differenti tipi di famiglia che ne conseguono e gli effetti
sulla società. In breve, la coppia tradizionale sente e accetta i
condizionamenti del mondo vitale che segnano le distinzioni fra i modi
accettabili e non accettabili di fare famiglia. La coppia postmoderna, invece,
rende più indifferente il suo mondo vitale, nel senso che, diventando più
permissiva, rifiuta di fare distinzioni fra i modi di fare famiglia e accetta
un pluralismo indifferenziato dei modi di fare coppia.
Il fatto di aprirsi al mondo dei
possibili dovrebbe condurre la coppia a possedere una riflessivita piu
relazionale come coppia, ma non e cosi.
Mentre la coppia tradizionale ha
una riflessività che, pur essendo maggiormente dipendente dal contesto locale,
ha una certa solidità e coerenza, la coppia postmoderna va incontro ad una
riflessività fratturata o impedita.
Una coppia liquida rischia di
liquefare anche la società?
Le coppie postmoderne sono quelle
che più risentono delle tendenze a pensarsi come un affare privato, dove ciò
che conta è l’individuo più che la relazione, hanno meno figli, sono più
permissive e meno proiettate in senso progettuale sul futuro.
È chiaro che, se questo tipo
dovesse diventare il tipo prevalente o normale, la società rischia di
liquefarsi essa stessa.
L’aumento quantitativo delle
coppie ‘liquide’, più instabili e frammentate, pone serie ipoteche sul futuro
della intera società.
La crisi della coppia modifica il
‘genoma familiare’?.
Per la stragrande maggioranza
della popolazione, l’ideale della famiglia rimane attraente e costituisce
ancora il punto di riferimento di una vita felice. Ma il punto è che cresce la
tendenza a intendere questo ideale in modo sempre più soggettivo.
Di conseguenza, la crisi della
famiglia appare sempre di più come originata dal modo privatistico e
soggettivizzato, al limite narcisistico, di intendere e di vivere la coppia.
Tuttavia proprio in questo
processo si rivela il fatto che la famiglia si forma ed esiste laddove riesce a
esprimersi il suo genoma originario, cioè il fatto che la famiglia si qualifica
rispetto a tutte le altre forme sociali per essere l’espressione di unarelazionalità
basata sul dono, la reciprocità, la sessualità di coppia e la sua generatività
vissute insieme.
È chiaro che, se il genoma
familiare viene modificato su grande scala, tutta la società va incontro ad un
processo storico di morfogenesi senza precedenti, il che vorrebbe dire in
pratica la mancanza di figli (mancherebbe il ricambio fra le generazioni) e l’avvento
di forme sempre più deboli e fragili di famiglie, bisognose di assistenza più
che essere fonte di capitale sociale e umano per uno sviluppo equilibrato e
sostenibile.
L’amore nella coppia: sentimento
liquido o pietra angolare della famiglia e della società?
La ricerca distingue fra le
coppie in cui l’amore si basa prevalentemente sulle emozioni e i sentimenti, e
le coppie in cui l’amore consiste nella cura delle relazioni, quella sponsale e
quella genitoriale intrecciate fra loro.
Le prime sono chiamate coppie
aggregative, perché sono sostanzialmente aggregazioni di individui che cercano
la realizzazione del proprio Sé attraverso la relazione; qui la relazione è un
interesse prevalentemente orizzontale fra i partner, è sostanzialmente una
proiezione delle singole individualità.
Le secondo sono chiamate coppie
generative, non solo perché desiderano più figli e si prendono maggiormente
cura delle relazioni intergenerazionali, ma essenzialmente perché vivono la
famiglia come un intreccio fra la relazione orizzontale di coppia e la
relazione verticale della genitorialità, al punto che, in questi casi, si può
dire che sono i figli che generano e realizzano la coppia; la coppia viene
all’esistenza e diventa matura perché la relazione orizzontale si completa e si
fonde con quella verticale delle generazioni.
Dove va la coppia italiana?
Il Rapporto affronta questo
interrogativo in modo originale ponendo per la prima volta una questione di
grande portata: cioè il fatto che il senso e il futuro della coppia dipende dal
tipo e dal grado di riflessività dei partner e della relazione di coppia.
Diminuiscono le forme di riflessività che hanno caratterizzato il passato, cioè
sia la riflessività comunicativa di chi affronta la relazione consultandosi con
altre persone significative, sia la riflessività autonoma di chi decide per
proprio conto, in totale autonomia.
Aumentano le forme di
riflessività che sono dette fratturate e impedite, perché sono caratterizzate
dalla incapacità di decidere (non si sa se sposarsi o no, se avere figli o no,
ecc.) o dal blocco totale della riflessività (quando si dice: non ci posso
neppure pensare).
La coppia italiana è
caratterizzata da un deficit strutturale di capacità riflessiva, quella che
guarda al bene della relazione di coppia come un bene in sé da cui dipendono i
beni relazionali della intera famiglia (la fiducia reciproca, il senso della
comprensione profonda dell’altro, il donarsi reciproco, l’essere felici quando
gli altri sono felici, sentirsi in debito piuttosto che sempre in credito con
gli altri, ecc.).
Per questo motivo, sul piano
della cultura e della formazione, il Rapporto raccomanda di orientarsi ad
aumentare la capacità meta-riflessiva della coppia italiana. Si tratta di far
crescere la capacità delle persone di realizzare un ‘Noi’ (la We-relation della
coppia) in cui ciascuno realizzi la propria autenticità, cioè senta di essere
autenticamente se stesso, e nel medesimo tempo si prenda cura della relazione
come bene da cui dipendono non solo i beni di ciascun familiare, genitori e
figli innanzitutto, ma anche i beni della comunità intorno.
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