Eutanasia, dramma della solitudine, 07/09/2012, http://www.avvenire.it/
Si intitola La dolce morte la
puntata di Doc3 su Rai3 in onda a mezzanotte di mercoledì, ma il titolo avrebbe
potuto essere La solitudine. Quella di una coppia di mezza età unita da un
rapporto tenero e tenace, isolata in un mondo vuoto che il regista John
Zaritsky disegna con misura e capacità di evocazione. Una coppia che affronta
la malattia dell'uomo, in fase terminale e a rischio di soffocamento, decidendo
un duplice suicidio in una clinica svizzera all'uopo dedicata. E la descrizione
di dubbi e esitazioni, considerazioni che i due si scambiano preparando la
duplice morte, traccia il contorno di una sorta di capsula in cui i due –
lontani anche dalle figlie – in totale isolamento argomentano: solitudine che
diventa vuoto per la mancanza, nel dialogo pacato e disperato insieme, di ogni
sostegno di fede, di ogni afflato amicale, di ogni speranza d'affetto. Soli in
un mare di nulla, i due vagano sommessi nel deserto di una vita che hanno amato
e amano ancora e tuttavia temono per la separazione imminente da affrontare con
paura. Sconvolge la dolcezza con la quale il tema dell'addio diventa progetto
suicida, in cui il dolore e lo spavento devono essere esclusi in nome di un
abbandono senza fiducia. «Quante cose avrei voluto fare e non ho fatto! Ma sono
stanco di vivere nella malattia» riflette lui, il primo a morire. E il
rimpianto dice molto sulla vita che ancora lo spinge a volere, a
"essere". Ma gli accordi vengono presi, l'appuntamento fissato. «Mi
lascio tutto alle spalle. È duro». E mentre ricorda, si commuove e sente la
vita pulsare con forza, gli vengono spiegate le ritualità letali che lo
addormenteranno per sempre di sua mano. Solo. Soli, senza alcun sostegno,
nessuna preghiera. Soltanto un sommesso addio. L'amarezza diventa emozione e
pena, lo spettatore (286.000, share 3,91%) spegne con tristezza. Eutanasia o
morire di solitudine e di sconforto non accudito né colmato?
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