lunedì 19 settembre 2011


In Terapia Libertà è Partecipazione - Il paziente ben informato diventa artefice del suo guarire di Remuzzi Giuseppe, Corriere della Sera, 18 settembre 2011

C hi stabilisce che cosa sia meglio per l' ammalato? Il dottore, chi se no? E il dottore di un tempo era come quello di Lev N. Tolstoj in "La morte di Ivan Il' ic": «Vedete, questo indica che nei vostri visceri accade qualcosa, ma se l' esame della tale e tal' altra cosa non lo confermasse, bisognerebbe supporre allora questo e quest' altro». A Ivan Il' ic importava una sola cosa: «ditemi, dottore, in generale questa malattia è grave oppure no?». Il medico lo fissò severamente con un solo occhio, attraverso gli occhiali, come a voler dire: «accusato, se non state al vostro posto, sarò costretto a farvi allontanare dall' aula. Vi ho già detto, signore, tutto quello che ritenevo utile e ragionevole che sapeste». Oggi è diverso. «Mio figlio ha avuto una diagnosi di ipertensione polmonare e soffre di reni. Ho letto tanto, forse c' è un legame tra queste due malattie. Lo hanno curato con un beta bloccante, warfarina e l-arginina, la pressione nell' arteria polmonare è tornata normale. Adesso però sta di nuovo male, fatica un po' a respirare. So che ci sono farmaci nuovi. Lei pensa si possa usare la prostaciclina per bocca?». Non è uno scherzo, una lettera così chi scrive l' ha ricevuta davvero. Oggi gli ammalati si informano ed è un gran bene perché un ammalato consapevole, attento ai suoi disturbi, colto o anche coltissimo è di grande aiuto. Tanto più che il "cliente" ammalato è un cliente molto speciale, artefice un po' del suo guarire. Con gli ammalati è sbagliato parlare troppo poco, ma anche parlare troppo. O in troppi. Quando si parla in troppi, quasi sempre si dicono cose diverse, e se persone diverse gli hanno detto cose diverse l' ammalato ha tutto il tempo per interrogarsi sulle contraddizioni. In Italia però siamo molto indietro: da noi essere gentili con gli ammalati è ancora considerato un obiettivo da raggiungere. E c' è di peggio, quanti dottori sanno resistere alla tentazione di fare commenti sull' operato di altri? ("Ma chi le ha dato questo farmaco?" "Vorrei proprio sapere chi ha prescritto questo esame e perché"). E pensare che quasi sempre le azioni legali nei confronti dei medici dipendono proprio da questi atteggiamenti e dal fatto che troppe volte non riusciamo a parlare con gli ammalati col garbo e con l' attenzione che invece dovremmo avere, sempre. 

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