L’eterologa fa male a tutti - La bambina tolta ai genitori anziani e un
pregiudizio che non c’è, © - FOGLIO QUOTIDIANO, 17 settembre 2011
Non è facile giudicare la vicenda
della bambina di un anno e mezzo concepita con fecondazione eterologa all’estero – in Italia la pratica è illegale
– tolta alla madre di 58 anni e al padre di 70 per essere data in adozione. Il
tribunale dei minori di Torino, chiamato a pronunciarsi dopo che la piccola, a
un mese, era stata lasciata a lungo da sola in macchina a piangere (da allora
vive con una famiglia affidataria), nega che l’età dei due sia alla base della
loro decisione. Parla invece di “scompensi in senso dissociativo e psicotico”
del padre, di una madre incapace di contatto emotivo con la figlia, di “bisogno
narcisistico di avere un bambino” da parte di una coppia che si mostra incurante
del destino di chi “si ritroverà orfana in giovane età”.
Si possono nutrire legittimi
dubbi su molti casi di bambini tolti alle famiglie d’origine (succede anche
perché mamma e papà sono troppo grassi o troppo poveri: vicende che, chissà
perché, non evocano lo spettro dello “stato etico” agli occhi di coloro che
invece lo vedono nel caso in questione). Si può naturalmente provare pena per
quei due genitori. Ma che senso ha
denunciare, come fa la sociologa Chiara Saraceno su Repubblica, un pregiudizio contro chi aveva semplicemente
“deciso di avere una figlia al di fuori dei modelli culturali prevalenti”?
Prevalente o no, il “modello culturale” adottato da quella coppia prevede
quantomeno lo sfruttamento cinico di ragazze indigenti che, nelle cliniche della
fertilità, mettono a rischio la loro salute per fornire ovociti alle donne che,
soprattutto per motivi di età, non possono averne. E’ certamente avvenuto nel
caso piemontese e no, non è un gran modello.
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