martedì 13 settembre 2011


Tolmezzo, sterilizzazione sbagliata - l'ospedale dovrà mantenere il bimbo - Dopo il quinto figlio si fece sterilizzare, ma poi rimase incinta. Ora l’Ass 3 Alto Friuli è stata condannata a risarcire 150 mila euro per il mantenimento del sesto bambino della coppia fino al compimento del suo 23º anno di età - di Guido Surza, http://messaggeroveneto.gelocal.it/

TOLMEZZO. Dopo il quinto figlio si fece sterilizzare, ma poi rimase incinta. Ora l’Ass 3 Alto Friuli è stata condannata a risarcire 150 mila euro per il mantenimento del sesto bambino della coppia fino al compimento del suo 23º anno di età.
Una causa civile, quella decisa dal presidente del tribunale del capoluogo carnico, il giudice Antonio Cumin, durata poco più di due anni e che ha riconosciuto come la legatura delle tube di Falloppio non fu eseguita a regola d’arte.
Il giudice ha stabilito 260 euro al mese per il mantenimento del bambino, ritenendo di fissare i 23 anni di età come momento della sua possibile autonomia economica. Trentamila euro sono anche stati stabiliti per i genitori, a titolo di danno non patrimoniale per violazione del diritto costituzionale alla autodeterminazione della persona. Nel totale ci sono anche diecimila euro per l’invalidità temporanea della donna.
Punto fondamentale è stata la valutazione del cosiddetto consenso informato firmato dalla donna prima dell’intervento. Il tribunale – in sintesi – ha stabilito che il consenso assume valore soltanto in presenza di un intervento chirurgico eseguito a perfetta regola d’arte.
Avuto il quinto figlio una decina d’anni fa, una signora friulana, d’accordo con il marito, decise di farsi sterilizzare. Eseguito l’intervento subito dopo il parto all’ospedale di Tolmezzo, poco dopo la donna rimase incinta di nuovo. I medici le eseguirono la sterilizzazione attraverso la legatura delle tube di Falloppio. Al sesto parto, che la donna decise di effettuare all’ospedale di San Daniele, i medici si accorsero che una delle due tube non era legata.
La causa è stata seguita dall’avvocato Paolo Persello per stendere l’atto di citazione contro l’Azienda per i servizi sanitari numero 3 Alto Friuli e dall’avvocato Maurizio Miculan per la comparsa di costituzione dell’Ass. La causa è stata la conseguenza logica al fatto che il Centro servizi condivisi dell’Ass 3 respinse la prima richiesta di risarcimento danni avanzata dalla coppia friulana, ritenendola non accoglibile. La causa contro l’ospedale è un’azione di accertamento d’inadempimento contrattuale, oltre che di risarcimento dei danni.
In questo caso, il fatto che una tuba sia risultata mal legata o comunque non sezionata era da ritenersi un inadempimento della prestazione dedotta nell’obbligazione e come tale direttamente da imputare all’Ass. Nella causa, c’era un ampio spettro di situazioni che la coppia individuva chiedendo il risarcimento del danno. A iniziare dal costo di mantenimento del sesto figlio – che entrambi poi fortemente vollero, non interrompendo la gravidanza –, per proseguire con il danno biologico da invalidità temporanea conseguente al parto cesareo (il sesto), da quella permanente perché il sesto parto acuì alcune patologie di cui la donna soffriva.
Tecnicamente – ha spiegato il consulente professor Fortuni – il chirurgo si era limitato a sezionare la tuba dopo averla legata; cioè risulta sia sia limitato a interrompere la continuità dellla tuba senza però asportare un tratto sufficientemente ampio.
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