WikiLeaks:
diplomazia USA pro aborto e gay in Polonia di Marco Respinti, 09-09-2011, http://www.labussolaquotidiana.it
Nel giugno 2009 l’ambasciata statunitense a Varsavia
inviava al proprio superiore a Washington, il Segretario di Stato, nella
fattispecie Hillary Clinton, una nota di lamentela per il fatto che
«sull’aborto vige in Polonia una delle leggi più restrittive di tutta
l’Europa», e questo nonostante le forti pressioni in tema sia di aborto sia di
contraccezione esercitate dalle Nazioni Unite. Il cablogramma informava della
situazione i vertici della diplomazia e degli affari esteri di
un’Amministrazione Obama ai primi passi (eletta nel novembre 2008, era entrata
in carica solo nel gennaio 2009), citando espressamente gli sforzi compiuti da
Anand Grover, inviato speciale dell’ONU su questioni riguardanti la salute, per
operare un mutamento che ancora stentava però a mostrarsi.
Di fatti la grande mobilitazione del mondo pro-life
polacco dei mesi scorsi ha fatto tutto tenendo all’oscuro soprattutto il mondo
anglofono in cui agiscono media, fondazioni, lobby, personale politico e
organismi internazionali potenti, ricchi e in grado di intervenire in ogni
angolo della Terra per bloccare "il nemico". E questa è una buona
garanzia di veridicità della notizia, visto che a darla, a poche settimane
dalle elezioni politiche polacche del 9 ottobre, è nientemeno che l’entourage di
Julian Assange.
Ora, della sua WikiLeaks non siamo mai stati grandi
fan. Ci lasciano perplessi questioni sia di metodo sia di merito. Non capiamo
il senso della sua azione, e ce ne sfuggono perimetri e scopi. Non siamo
affatto sicuri che la sua sia genuina ansia di libertà, meno ancora che le sue
delazioni producano del bene. Una buona parte del mondo, però, non la pensa
come noi; e così, nonostante critiche e prese di distanze più o meno sincere,
WikiLeaks furoreggia.
Prendendo dunque con le pinze le sue informazioni,
cospargendo con abbondanti dosi di condizionali le nostre sintesi, e
soprattutto e anzitutto attendendo conferma o smentita delle sue rivelazioni,
riferiamo quanto rileva LifeSiteNews, il portale web di difesa del diritto alla
vita, della famiglia naturale e della morale tradizionale che ha avuto la
pazienza di frugare nei 250mila tra carte e papelli governativi messi in rete
dai soci di Assange la settimana scorsa.
Si apprende così che, oltre al cablo sull’aborto di
cui sopra, pochi mesi dopo, nell’agosto sempre del 2009, la medesima ambasciata
di Varsavia, evidentemente assai attenta ai "princìpi non
negoziabili" - anche se non dal verso giusto -, allarmava Washington in
merito a un’altra questione spinosa. I diritti delle persone omosessuali,
conculcati dal maggior nemico del loro riconoscimento pubblico, vale a dire la
Chiesa cattolica.
Gl’incaricati d’affari USA in Polonia comunicavano
così all’Amministrazione Obama che nel Paese slavo certi parroci soprattutto di
campagna si incaponivano a definire «condizione deviante» la relazione fra
persone dello stesso sesso nonostante
«l’episcopato polacco abbia condannato la violenza e la discriminazione
contro gay e lesbiche».
L’accusa dell’ambasciata si faceva del resto più
precisa e feroce laddove stigmatizzava il fatto che ancora la Chiesa polacca
«continua a etichettare gli atti omosessuali come peccati e a chiedere agli
omosessuali di osservare l’astinenza», oltre a puntualizzare - in modo
evidentemente intollerabile per i diplomatici USA a Varsavia - che coloro che
si oppongono alle pretese degli omosessuali citano «a sostegno delle proprie
posizioni i "valori cattolici" e il "diritto naturale"».
Stando al cablogramma di ambasciata diffuso da
WikiLeaks, vi è poi anche un risvolto politico, giacché alcuni dei parlamentari
polacchi più conservatori penserebbero d’imitare la vicina Lituania dove vige
una legge che vieta alle scuole di descrivere l’omosessualità in termini
positivi agli alunni. Ma, chiude l’informativa dei diploatici USA, la speranza
non muore mai; e così, pur se la strada verso il riconoscimento pubblico dei
"diritti" di gay e lesbiche è ardua, segnali incoraggianti giù ve ne
sono.
Ripetiamo: l’attendibilità delle rivelazioni di
WikiLeaks è sempre tutta da verificare e il complottismo fa sorridere, ma
leggere ora di queste vecchie cose rende un poco più comprensibile l’altrimenti
un po’ enigmatico destino toccato alla proposta di legge d’iniziativa popolare
per la cancellazione dell’aborto polacco. Il 31 agosto il Sejm, la "camera
bassa" di Varsavia, l’ha infatti bocciata con una maggioranza ristretta,
ma con maggioranza assai più ampia ne aveva approvato la discussione franca in
luglio. E come spiegare poi l’abissale divergenza di orientamenti tra il
parlamento e i cittadini (che quell’assise eleggono), cittadini che i sondaggi
danno amplissimamente contrari all’aborto e quindi alle scelte dei loro
deputati?
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