“Se gli obiettivi del Millennio
fossero stati declinati 10 anni più tardi, molto probabilmente non ne
mancherebbe uno sull’accesso all’energia”. Frasi di questo tipo o simili si
sentono ormai declamare da parte di funzionari di differenti agenzie o programmi
delle Nazioni Unite.
Infatti oggi, a 11 anni dalla
dichiarazione sugli obiettivi del Millennio, tanta è l’attenzione mondiale su
questo tema che Ban Ki-Moon, Direttore Generale Onu, ha già dichiarato il 2012
Anno internazionale dell’energia sostenibile per tutti.
Due dunque e non a caso, i
sottotemi chiave su cui puntare l’attenzione mondiale.
Da una parte il richiamo ad una
energia sostenibile che si rivolge principalmente ai paesi del mondo
industrializzato e ad alcuni paesi emergenti caratterizzati da economie
tendenzialmente stabili e solide, che possono pertanto permettersi la ricerca
di alternative concrete e perseguibili rispetto all’attuale economia
dell’energia legata alle fonti fossili. E’ bene chiarire che, l’aggettivo
sostenibile, nella sua interpretazione più corretta e condivisa, mira a
richiedere al sistema energetico dimensioni coerenti sul piano economico,
ambientale e sociale e non è sinonimo esclusivo della sola dimensione
ambientale.
Dall’altra parte il tema
dell’accesso all’energia per fasce sempre più ampie della popolazione che
interessa e coinvolge pesantemente i paesi a economia critica (alcuni paesi
emergenti caratterizzati da forti disparità interne e i paesi in via di
sviluppo) che devono operare per colmare il divario tra fasce ricche e povere
della popolazione aumentando la disponibilità energetica sull’intera filiera:
dalla produzione alla distribuzione e al trasporto puntando, per lo meno in
questa fase, su soluzioni che possano spaziare su tutte le possibili opzioni
(incluse alcune tecnologie basate su fonti fossili in grado di assicurare la
continuità del servizio).
Perché viene data questa
rilevanza mondiale al tema dell’accesso all’energia?
La disponibilità e l’accesso alle
cosiddette forme moderne di energia (gas, elettricità) in contrasto con l’uso
della biomassa tradizionale, è oggi reputato essenziale per garantire la
sanificazione delle acque, i servizi sanitari di base, la conservazione degli
alimenti e dei medicinali, un accesso regolare all’informazione e all’educazione
ed ha certamente un indotto non marginale sullo sviluppo socio economico locale
proprio perché garantisce in modo affidabile servizi quali illuminazione,
trasporti, riscaldamento o raffrescamento,
telecomunicazioni.
La correlazione tra povertà e energia
è ormai nota: Paesi con percentuali della popolazione che vivono con meno di 2
dollari al giorno hanno i più bassi tassi di elettrificazione e le più alte
percentuali di popolazione che ancora si affidano alla biomassa tradizionale
per la cottura degli alimenti. Oggi nel mondo non hanno accesso “diretto”
all’energia elettrica 1.4 miliardi di persone e 2.7 miliardi usano sistemi di
cottura tradizionali e questi numeri, in particolare il secondo, sono destinati
a crescere in assenza di opportuni investimenti. Parimenti, secondo le
dichiarazioni dell’ONU il primo Obiettivo del Millennio non potrà essere
raggiunto senza un aumento significativo dell’accesso all’energia per almeno
400 milioni di persone e un passaggio a sistemi di cottura più moderni per un
altro milione di persone.
L’Organizzazione Mondiale della
Sanità ha stimato inoltre che le morti premature da inquinamento domestico
causato delle stufe inefficienti utilizzate per la cottura sia oggi pari a
circa 1.45 milioni di persone ed è destinato ad aumentare nel 2030 fino a oltre
4000 morti al giorno divenendo una tra le principali cause di mortalità per i
bambini e le donne.
|
Causa di Morte
|
2008
|
2030
|
|
|
In milioni di persone
|
|
|
Inquinamento da biomassa
|
1.45
|
1.5
|
|
Malaria
|
0.65
|
0.25
|
|
Tubercolosi
|
1.05
|
0.55
|
|
HIV
|
2
|
1
|
Questi numeri sorprendono e le
stime preoccupano ancora di più quando confrontate (vedi tabella) con le
malattie infettive più note e mortali del pianeta destinate a decrescere nel
2030 anche grazie alla presenza di un Obiettivo del Millennio specifico sul
tema.
La disponibilità energetica pur
non essendo condizione sufficiente è però condizione necessaria per l’uomo nel
suo percorso di sviluppo integrale e per le società nel loro corrispettivo
sviluppo socio-economico. L’accesso all’energia è dunque un diritto?
Si potrebbe obiettare che
l’energia non è un diritto fondamentale. Vero, la sua assenza parziale o totale non mina la dignità umana
direttamente ma è anche vero che in assenza di energia diviene più complesso,
molto più complesso, trovare il modo di garantire i diritti fondamentali che
sono invece direttamente legati alla dignità umana.
L’accesso all’energia è dunque
assimilabile a un diritto strumentale.
Ciò a voler dire che esso è fine intermedio al pieno sviluppo
dell’essere umano, alla sua integrale fioritura. È un po’ come l’atto del
respirare. Nessuno vive per respirare, ma tutti respirano per vivere. Allo
stesso modo accedere alle fonti di energia è indispensabile per condurre una
vita dignitosa. Senza energia i diritti fondamentali della persona, quali
salute, vita, libertà, educazione, non possono essere tutelati. Insomma
l’energia è al servizio di beni maggiormente importanti.
Occorre sottolineare però che
l’accesso all’energia e non l’energia in quanto tale è configurabile come
diritto soggettivo (seppur strumentale).
Se si volesse predicare un
diritto all’energia a rigor di logica lo Stato dovrebbe necessariamente
garantire la gratuità del servizio a tutta la popolazione. Invece volendo
parlare di diritto all’accesso dobbiamo riferirci alla equa possibilità di utilizzo. E l’equità
si declina non come piatto egualitarismo, bensì come capacità di adeguarsi alle
esigenze e alle risorse di ciascuno. L’equità nell’accesso allora significa
tener conto dei bisogni ma anche delle disponibilità (ad es. ricchezza) del
richiedente. Quindi le condizioni di
partenza possono e devono mutare a seconda della condizione dei beneficiari.
Questo per lo Stato si traduce, nel breve periodo, nel garantire condizioni di
accesso (produzione adeguata e affidabile, infrastrutture efficienti e
distribuite nel paese) secondo le esigenze e possibilità di chi chiede energia,
e favorire la diffusione di tariffe differenziate; fortemente agevolate (se non
nulle) quando si tratta di garantire l’accesso minimo alla fascia più povera
della popolazione per i servizi di base indispensabili per una vita dignitosa
della popolazione; sufficientemente eque e adeguate al servizio per il resto
della popolazione. E con politiche di più lungo respiro dovrebbe infine cercare
di prevedere un sistema che consenta alle famiglie di poter sostenere nel tempo
i costi della connessione affidandosi anche a modelli economici innovativi: ne
possono essere un esempio le imprese sociali per la gestione delle micro reti,
così come le soluzioni di microcredito che consentano lo svolgimento di
attività artigianali locali con cui sostenere i proprio costi energetici.
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