E' davvero una follia se il medico che sbaglia deve mantenere un bimbo
per tutta la vita di Cristiano Gatti, Il Giornale, 14 settembre 2011
La mamma, sottoposta a un
intervento di sterilizzazione è rimasta incinta e ha fatto causa. Vincendo. Ma
così si apre la strada anche ai risarcimenti più assurdi. I medici si
difendono: "Sapeva che l'operazione poteva non riuscire"
Non se ne parla molto, comunque
non abbastanza, ma in giro per ospedali italiani si sta lentamente affermando
un fenomeno piuttosto inquietante, almeno per noi che prima o poi ci ammaliamo.
Il fenomeno è questo: risulta sempre più difficile trovare bravi chirurghi che
si assumano le responsabilità - e gli inevitabili rischi - degli interventi
meno banali. Li stiamo trasformando lentamente in infermieri altamente
specializzati, prontissimi a sbrigare l’ordinaria amministrazione, ma titubanti
di fronte alla minima possibilità di insuccesso. Non è colpa, o non solo,
dell’appiattimento di una nobilissima professione: è anche colpa nostra, della
cosiddetta utenza. Ormai l’ha imparato anche l’ultimo analfabeta delle estreme
praterie: a fine ricovero, meglio fare un salto presso il Tribunale del malato.
O comunque da un buon avvocato. Qualcosa si può spuntare: il giudice italiano è
sempre molto umano, anche perché si ammala pure lui, per cui difficilmente nega
al paziente un risarcimento danni. Ovviamente - volendomi evitare valanghe di
lettere di medici e tribunali del malato - sto estremizzando. Diamo per certo
che tanti medici non esitano ad assumersi il rischio più estremo
nell’intervento più delicato, a costo di vedersi poi trascinati in un processo.
E diamo per certissimo che i tribunali del malato non sposano cause che non
siano sacrosante. Però...
Però è un discorso che aleggia in
tante corsie d’ospedale: il vecchio e accidioso «ma chi me lo fa fare». Chi
glielo fa fare di avventurarsi in certi interventi, sapendo che bisogna passare
dalla sala operatoria al palazzo di giustizia. L’esempio più lampante: è quasi
impossibile, ormai, trovare bravi medici che accettino di operare i malridotti
ospiti delle case di riposo, diciamo gli «over 80». Il gioco, detto
brutalmente, non vale la candela. Come mai questa strana tendenza, così lontana
dal giuramento di Ippocrate, cioè dall’idea che qualsiasi medico dovrebbe
tentarle tutte, pur di guarire un malato? È il contrappeso inevitabile della
malasanità: chiamiamola pavidasanità. A forza di avviare doverosi processi
contro la superficialità e la sciatteria di una certa sanità, ormai l’andazzo
si è estremizzato in senso opposto. Facciamo causa su tutto e per tutto, anche
quando l’errore fa parte del gioco, com’è normale in un settore acrobatico
quale è da sempre la medicina.
In questa cornice si inseriscono
ogni giorno sentenze che spostano sempre più in alto l’asticella, nell’ormai
epica lotta tra diritti del malato e doveri del medico. Il tribunale di
Tolmezzo ha condannato l’ospedale di San Daniele a pagare il mantenimento di un
bambino nato dopo l’intervento di sterilizzazione della mamma. La signora, che
a casa aveva già cinque figli, si era rivolta ai medici per chiudere
chirurgicamente la florida carriera, ma evidentemente qualcosa è andato storto.
Il sesto erede è puntualmente arrivato. Lei ha deciso di tenerlo, ma al tempo
stesso ha avviato la causa. L’ospedale ha provato a dire che la donna, firmando
il consenso, era consapevole anche dei rischi, ma il giudice evidentemente non
ha condiviso: l’intervento è fallito, la mamma è obbligata a tenersi la sesta
creatura, l’ospedale dovrà mantenerlo «fino all’indipendenza economica». Non è
chiaro come la giustizia abbia potuto quantificare questo mantenimento in
150mila euro, se considerando l’ipotesi ottimistica del bambino che va subito a
lavorare dopo la scuola dell’obbligo, oppure quella del bamboccione che non si
schioda dalla famiglia prima dei trent’anni. Ma questo è solo il lato
misterioso - e decisamente surreale - delle sentenze d’avanguardia.
Giusto o sbagliato? Il tema è
ritagliato su misura per spaccare in due l’opinione pubblica. Certo infliggere
un sesto figlio a una coppia che già ne ha cinque non è incidente da niente.
Ma, altrettanto certamente, l’idea che un ospedale non debba limitarsi a un
equo e sensato risarcimento danni, come quando il chirurgo concentrato
sull’assemblea condominiale o sulle minacce dell’amante ci lascia un trinciapollo
sottocute, questa idea è molto nuova e molto ardita. Se fa giurisprudenza, gli
ospedali italiani dovranno prepararsi al concetto di vitalizio forzoso,
ritrovandosi a proprio carico non soltanto bambini indesiderati, ma adulti di
tutte le età e di tutte le categorie, almeno fino all’età della pensione. Ci
sembra fantascienza, può apparirci assurdo, però chiedo: siamo sicuri che non
abbia proprio nulla di assurdo il mantenimento di un neonato fino al primo
stipendio personale?
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L.
Nessun commento:
Posta un commento