Big Pharma risparmia sui prodotti salvavita, La Repubblica, 12
settembre 2011 — di - MARIO PIRANI
Un esempio clamoroso di cosa
significhi l' assenza dell' intervento pubblico e il "laissezfaire"
senza limiti del libero mercato ci viene da quel che sta accadendo nella
produzione di alcuni dei principali farmaci per la cura del cancro, ogni giorno
meno reperibili anche per gli ospedali. Gli effetti sul piano terapeutico sono
drammatici, come denuncia sul suo sito uno dei più noti specialisti italiani,
Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell' Istituto
nazionale dei tumori di Aviano, che dopo aver riportato le prime denunce della
stampa americana sulla carenza di una ventina di farmaci, alcuni dei quali
basilari, si sofferma sulle conseguenze negative a breve termine anche in
Europa e in Italia. Stanno diventando introvabili o sempre meno reperibili
alcuni farmaci, quali bleomicina, cisplatino, citarubicina, daunorubicina
liposomiale, doxorubicina, etoposide, leucovorin, mecloretamina, tiotepa e
vincristina, che compongono i regimi di chemioterapia in grado di guarire
patologie come, ad esempio, leucemie acute, linfomi e tumori del testicoloe di
avere benefici sostanziali nei tumori della mammella, del polmone e del colon.
Molti di questi farmaci non possono essere sostituiti da altri simili, come nel
caso della bleomicina, dell' etoposide e della vincristina. Per cui già negli
Stati Uniti e presto anche in Italia, sempre più spesso ai pazienti oncologici
deve essere somministrato uno schema alternativo dove il farmaco mancante viene
sostituito da farmaci diversi da quelli delle combinazioni originali. Non
essendo ancora stata sperimentata la combinazione con questi farmaci, si teme
che possano dare problemi di efficacia e di tossicità. Anche nel nostro
istituto di Aviano, prosegue Tirelli, ma mi risulta anche in molti altri centri
italiani, vi è un problema legato alla mancanza della carmustina, impiegato nel
condizionamento dei linfomi per i trapianti di midollo e non sostituibile con
farmaci alternativi, se non con regimi sperimentali e che rischiano di dare
tossicità. Inoltre rimandare il trapianto nei pazienti in remissione completa
può essere altamente nocivo. La Food and Drug Administration americana non
sembra avere l' autorità di chiedere alle case farmaceutiche di continuare
queste produzioni. In proposito il presidente dell' Associazione Americana di
Oncologia, Michael Link, ha detto testualmente sul New York Times: «Questa
carenza di farmaci che salvano la vita ci sta uccidendo:è inconcepibile che
medicine che costano un paio di dollari alla fiala non siano più disponibili».
Cosa fare? In Europa e in Italia, dove il tema della sanità pubblicaè
certamente più sentito che in Usa, le associazioni mediche, le Agenzie del
farmaco, i ministri della Salute si attivino e promuovano urgentemente leggi
che obblighino le industrie, comprese le multinazionali,a dare la precedenza ai
problemi dei pazienti e non soltantoa quelli economicio di manufacturing. Le
case farmaceutiche motivano le loro scelte con la carenza della sostanza grezza
per produrre i farmaci e con il fatto che i processi di manufacturing sono
molto complessi ma probabilmente il vero motivo risiede nella scarsa
attrattività economica di questi farmaci che costano poco quando invece per i
farmaci biologici i vantaggi economici possono essere notevolmente più alti.È
necessario che le agenzie nazionali e internazionali indaghino sulle vere cause
della mancanza di farmaci, senza dimenticare che lo stesso problema si presenta
per certi antibiotici e per alcuni farmaci inerenti l' anestesia. «Credo sia
indispensabile - conclude il professor Tirelli - che la comunità internazionale
degli oncologi faccia pressione sulle autorità politiche e sanitarie sia negli
Usa, che in Europa e in Italia, e in particolare sulle agenzie deputate all'
approvazione dei farmaci, affinché diano la precedenza alla disponibilità di
farmaci che, per quanto datati, sono ancora basilari per la terapia del
cancro».
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