FINE VITA/ L'esperto: impedirà altri casi Englaro solo se approvato
subito - INT. Alberto Gambino, il sussidiario.net, martedì 13 settembre 2011
Domani riapproda in Aula, per la
terza volta, il disegno di legge sul testamento biologico. Dopo un voto
favorevole del Senato, il 26 marzo del 2009, è il successivo via libera della
Camera, arriva, in terza battuta, in Commissione Sanità di Palazzo Madama. «C’è
da sperare che sia l’ultima. Altrimenti, molto difficilmente il Ddl vedrà la
luce entro la legislatura. Anzi, potrebbe non vederla del tutto», spiega
Alberto Gambino, professore di Diritto privato e di Diritto civile presso
l’Università europea di Roma contattato da ilSussidiario.net. Tra i punti che
potrebbero essere oggetto, domani, di un dibattito, il momento in cui le
volontà espresse nel biotestamento entrano in gioco. L’articolo 3 comma 6 del
testo delle Dichiarazioni di trattamento anticipato, infatti, recita: «assumono
rilievo nel momento in cui il soggetto si trovi nell’incapacità permanente di
comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue
conseguenze, per accertata assenza di attività cerebrale integrativa
cortico-sottocorticale e, pertanto, non può assumere decisioni che lo
riguardino». Su cosa tale concetto tecnico implichi, nel dettaglio, non c'è
ancora piena condivisione. In ogni caso, a tutti è evidente che il testo, così
licenziato, scongiurerebbe definitivamente i rischi dell’eutanasia in Italia.
Per questo, spiega Gambino, «è bene che la Commissione e, successivamente
l’Aula lo approvino: siamo arrivati ad un livello di approfondimento del tema
ed ad un tale numero di emendamenti, in gran parte migliorativi, infatti, che
non vedo più i margini per ulteriori interventi; a meno che non siano
peggiorativi». La situazione politica, del resto, non aiuta; «la maggioranza,
in questo momento, ha molti problemi e potrebbe non essere interessata a farsi
trascinare sul terreno di una battaglia etica». Due anni, in ogni caso,
sembrano veramente troppi per approvare una legge: «ci sono stati, in parte,
interessi contrari che hanno premuto per impedire il provvedimento; ma il
motivo principale di una tale allungamento riguarda la delicatezza del tema».
Le legge, secondo Gambino, di fatto mette al riparo da qualunque forma di
eutanasia. «In questa legge – spiega - si dice, espressamente, che le uniche
ipotesi di dichiarazioni anticipate ritenute valide per il domani, quando ancora
il cittadino gode di buona salute, sono quelle che rifiutano interventi
sproporzionati o sperimentali, qualcosa di molto simile all’accanimento
terapeutico».
Se approvata, risulterebbe una
misura pioneristica: «Non conosco legislazioni che, su questo punto, siano
altrettanto rigorose - afferma -. Altrove, nel momento in cui si stabilisce che
si può stabilire oggi per il domani il rifiuto di una cura, lo si fa allargando
il campo; nel ddl in esame in Senato il campo, invece, è estremamente
ristretto». Questo è ciò che la legge consente. Altrettanto importante, è ciò
che non consente. «Non è da sottovalutare il fatto che la legge non permetta di
inserire, nelle dichiarazioni anticipate di trattamento, il rifiuto di
alimentazione e idratazione. Non dimentichiamo che l’iniziativa parlamentare
nasce dal caso Englaro; allora la giurisprudenza andò oltre i principi
condivisi dalla nostra società e contenuti nel nostro ordinamento. Il
provvedimento, quindi, non fa altro che riaffermare e sancire quanto già
esisteva. In sostanza, un tribunale non potrà più decretare la morte di
un'altra Eluana».
(Paolo Nessi)
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