«Cristiani perseguitati, un'emergenza umanitaria» di Riccardo Cascioli,
13-09-2011, da http://www.labussolaquotidiana.it
Sono cristiani tre quarti delle
persone perseguitate e discriminate per la loro fede nel mondo. Questo dato
statistico, ricordato di recente anche dal Papa, ha fatto da sfondo il 12
settembre a Roma al vertice dell'OSCE, l'Organizzazione
per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, sul tema "Prevenire e
rispondere agli incidenti e ai crimini di odio contro i cristiani" che si
è svolto al Centro De Gasperi del Ministero dell'Interno.
Da quando sono stato nominato, il
5 gennaio 2011, Rappresentante dell'OSCE per la lotta all'intolleranza e alle
discriminazioni contro i cristiani, ho pensato e promosso questa iniziativa,
fortemente sostenuta dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, dalla
Santa Sede e dalla presidenza di turno, lituana, dell'OSCE. Quest'anno l'OSCE
ha organizzato un analogo vertice a Praga sull'antisemitismo e ne ha in
programma uno a Vienna sulle discriminazioni di cui sono vittima in alcune
regioni del mondo i musulmani.
Il vertice di Roma non
corrisponde a un manuale Cencelli delle persecuzioni religiose, ma nasce dalla
consapevolezza - ricordata in tre occasioni recentemente anche da Benedetto XVI
- che le persecuzioni e discriminazioni dei cristiani sono da una parte le
violazioni della libertà religiosa più diffuse e gravi nel mondo, dall'altra
quelle di cui si parla meno e che sono meno conosciute. Da questo punto di
vista, che l'evento sia stato organizzato è per certi versi più importante di
qualunque singolo discorso tenuto a Roma.
Ma la partecipazione - oltre l70
delegati, un record per questo genere di eventi - e i discorsi sono stati a
loro volta di speciale livello. La sessione iniziale, da me introdotta dopo
l'inaugurazione in Campidoglio da parte del sindaco Gianni Alemanno, ha visto
le relazioni del metropolita Hilarion,
"ministro degli Esteri" del Patriarcato di Mosca della Chiesa
Ortodossa, e del vescovo mons. Dominique Mamberti, incaricato dei rapporti con
gli Stati della Segreteria di Stato vaticana, il quale ha affermato nel suo
importante intervento che non si può ridurre la libertà religiosa alla sola
libertà di culto, e che discriminazioni e tentativi di emarginare i cristiani
sono in corso anche in Occidente e anche in Europa.
Oltre alle massime autorità
dell'OSCE (il nuovo segretario generale italiano, Lamberto Zannier, e il
direttore dell'Ufficio delle Istituzioni Democratiche e dei Diritti Umani,
Janez Lenarcic) e al sottosegretario alla Difesa italiano Giuseppe Cossiga (che
da mesi segue il problema dei cristiani perseguitati) hanno partecipato al
vertice delegazioni di 56 Paesi, di altre organizzazioni internazionali e di
una cinquantina di organizzazioni non governative. È stata la prima volta che
un vertice internazionale ha chiesto esplicitamente che si riconosca quella dei
crimini di odio contro i cristiani come una categoria di rilievo anche
giuridico e come un'emergenza umanitaria. Questi crimini sono commessi
principalmente in Africa e in Asia - in Paesi che non fanno parte dell'OSCE -
ma le nazioni dell'area OSCE (USA, Canada, Europa, Asia Centrale) possono e
devono urgentemente coordinarsi fra loro per un intervento più incisivo in
queste regioni.
I crimini contro i cristiani però
sono in preoccupante aumento anche nell'area OSCE: violenze e aggressioni
contro sacerdoti, religiosi e "predicatori di strada" protestanti e
soprattutto attacchi alle chiese e ai cimiteri.
Al vertice di Roma è stato citato
il caso della serva di Dio suor Laura Mainetti (1939-2000), di cui è in corso
la causa di beatificazione, uccisa nel 2000 a Chiavenna da tre ragazze che erano
state indotte da siti Internet all'odio e alla violenza contro la Chiesa
Cattolica. È stata presentata anche una statistica della Gendarmeria francese
secondo cui una volta ogni due giorni in Francia è attaccata una chiesa
cattolica o un cimitero con profanazioni, distruzioni o gesti vandalici. Di
soliti questi attacchi sono attribuiti dalla stampa a "giovani
balordi" ma sempre più spesso sono rinvenute scritte con slogan contro la
Chiesa o i preti che portano a inserire questi attacchi nella categoria dei
crimini di odio. E le teorie criminologiche sui crimini di odio insegnano che
dalle violenze sulle cose a quelle sulle persone non c'è che un passo.
Il vertice è stato tenuto -
tranne la seduta inaugurale - a porte chiuse e le sue proposte operative
saranno contenute in un rapporto che farà seguito all'evento, ma una delle idee
più citate è stata quella di creare una banca dati internazionale sui crimini
contro i cristiani, che favorisca sia la consapevolezza e la conoscenza del
fenomeno sia la collaborazione tra le polizie. Ma soprattutto è necessario
diffondere presso l'opinione pubblica internazionale la consapevolezza di una
doppia emergenza.
La prima è la vera e propria
persecuzione sanguinosa dei cristiani in numerosi Paesi con omicidi, stupri,
torture. Certamente di questi orrori non sono responsabili i Paesi occidentali,
ma essi possono fare di più coordinandosi fra loro per esercitare pressioni più
efficaci sui governi che perseguitano le minoranze cristiane. L'Italia è uno
dei Paesi più consapevoli e attivi in questo campo, ma il gruppo di governi che
collaborano con il nostro nel denunciare e
cercare di fermare le persecuzioni dei cristiani è ancora decisamente
troppo esiguo.
La seconda emergenza è quella
dell'intolleranza e discriminazione contro i cristiani in Occidente. Nessuno
vuole paragonare le torture o gli omicidi in Africa o in Asia con i tentativi
laicisti di emarginazione del cristianesimo dalla vita sociale in Europa o le
campagne di ridicolo e ostilità contro la Chiesa di alcuni media occidentali.
C'è tuttavia, come spiega il Papa, un effetto piano inclinato. «Nemo repente
fit pessimus», insegnava san Bernardo (1090-1153): non si arriva subito al
peggio. Si comincia con il ridicolo e la discriminazione e si arriva ai veri e
propri crimini. Che si cominci a prendere nota, a studiare, a fare sapere che
esistono crimini di odio contro i cristiani anche in Occidente è un frutto
comunque importante del vertice OSCE di Roma.
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