"Intolleranza verso i cristiani anche in Europa" - Il
"ministro degli Esteri" vaticano ha partecipato al summit OSCE sui
crimini contro i cristiani che si è svolto a porte chiuse a Roma - ANDREA
TORNIELLI – ROMA - 13/09/2011
I cristiani sono il gruppo
religioso «più perseguitato del mondo», e questa situazione «è un insulto a Dio
e alla dignità dell’uomo». E «ci sono segnali preoccupanti» in questo senso
anche nei Paesi occidentali, perché «quando si crea in clima di discriminazione
contro i cristiani lì possono maturare anche i crimini». Lo ha detto ieri
mattina l’arcivescovo Dominique Mamberti, «ministro degli Esteri» della Santa
Sede, intervenendo al vertice OSCE per la prevenzione dei crimini contro i
cristiani che si è tenuto a Roma, al Centro De Gasperi del ministero
dell’Interno. All’incontro, rigorosamente a porte chiuse, organizzato da
Massimo Introvigne – rappresentante OSCE per la lotta contro il razzismo, la
xenofobia e la discriminazione – e sponsorizzato dal governo italiano, hanno
partecipato 150 delegati dai Paesi che partecipano all’ Organizzazione per la Sicurezza
e la Cooperazione in Europa.
Mamberti ha spiegato che le
persecuzioni contro i cristiani sono anche «una minaccia alla sicurezza
internazionale». «Si potrebbe dire – ha continuato il segretario vaticano per i
rapporti con gli Stati – che la maggioranza dei crimini contro i cristiani
avvengono in Paesi che non sono membri dell’OSCE». Ma le statistiche e la
documentazione «mostrano chiaramente che ci sono segnali preoccupanti anche
all’interno» delle nazioni che vi aderiscono, «particolarmente a livello di
intolleranza e discriminazione ma anche ormai di vera e propria violenza», e
questo, secondo l’arcivescovo è un «cattivo esempio».
Mamberti ha quindi affermato che
«alla radice del problema c’è una riflessione non sufficiente su che cosa sia
la libertà religiosa», che «non è una libertà fra tante altre» ma «la base di
tutte» e che «non può essere ridotta alla libertà di culto». La libertà
religiosa, ha spiegato il «ministro degli Esteri» vaticano, nel «dovuto
rispetto dei diritti di tutti, comprende tra gli altri il diritto di predicare,
educare, aprire scuole, convertire, partecipare alla vita politica». Non è
sinonimo «di relativismo», ha tenuto a precisare Mamberti, «né dell’idea che
tutte le religioni si equivalgano o non siano importanti». Al contrario, ha
continuato, «il relativismo e il laicismo sono minacce per la libertà
religiosa» e non c’è libertà religiosa «quando si vuole ridurre la religione a
un fatto privato».
La Santa Sede ha manifestato il
suo appoggio al vertice e all’attività del rappresentante OSCE per la lotta
all’intolleranza e alla discriminazione contro i cristiani. L’arcivescovo ha
concluso il suo intervento ringraziando quanti si adoperano per fermare le
persecuzioni e le torture contro i cristiani che avvengono in alcuni Paesi. «Ma
purtroppo ci sono segnali anche nei nostri Paesi di tentativi di marginalizzare
la religione e di discriminare i cristiani. Nessuno vuole confondere questi
tentativi con le uccisioni che avvengono in altre regioni. Ma quando si crea in
clima di discriminazione contro i cristiani lì possono maturare anche i
crimini».
A questo proposito, Introvigne ha
parlato per l’Occidente della «logica del piano inclinato». «Si parte
dall’intolleranza contro i cristiani, che è un fatto culturale. Di qui si passa
alla discriminazione, che è un dato giuridico: leggi che limitano la libertà
dei cristiani. E questo crea – ha continuato – un clima dove qualcuno passa
all’azione. E si arriva ai i crimini d’odio, dall’uccisione di preti e suore
alla profanazione delle chiese che raggiunge livelli record in Francia e nel
Nord Europa». Combattere la logica del piano inclinato «significa – ha spiegato
il rappresentante OSCE – fermare il processo ai primi stadi. Combattere
l’intolleranza e la discriminazione per evitare che si arrivi alla violenza e
al crimine».
Preoccupazione in questo senso è
stata espressa anche nell’intervento di don Piotr Mazurkiewicz, segretario
generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee. «Alcuni Paesi
dell’Unione Europea – ha affermato – fanno resistenza all’azione contro le
persecuzioni dei cristiani. Ma il problema più grave è l’intimidazione dei
cristiani che tende a spingerli fuori dalla sfera pubblica in Europa attraverso
leggi sui temi della vita e della famiglia che criminalizzano il dissenso». A
Bruxelles, secondo Mazurkiewicz, «c’è una vera agenda laicista che cerca di
sostituire nei documenti legali europei l’espressione libertà religiosa con
l’espressione libertà di coscienza. Sembra una cosa innocua ma non lo è. La libertà
di coscienza è un fatto individuale e non protegge le comunità in quanto
comunità. Se sparisce l’espressione libertà religiosa diventa più facile
attaccare i cristiani».
Il sottosegretario alla difesa
Giuseppe Cossiga ha detto che l’Italia «fa la sua parte» per contrastare le
persecuzioni contro i cristiani nel mondo, «ma ci sono singolari resistenze da
parte di alcuni Paesi europei, i quali evidentemente temono le reazioni del
mondo musulmano». Il viceministro degli Esteri della Lituania Evaldas Ignatavicius
e l’ambasciatore Lamberto Zannier, segretario generale dell’OSCE hanno entrambi
richiamato la necessità di una «vigilanza costante» per cogliere immediatamente
i segnali di intolleranza, e di «un’attività educativa e una sensibilizzazione
dei mass media».
L’ambasciatore Janez Lenarcic,
direttore dell’Ufficio per le Istituzioni democratiche e i Diritti umani
(ODIHR) dell’OSCE ha detto che «uno dei problemi del diritto internazionale è
la definizione dei crimini di odio». E ha aggiunto di ritenere «indiscutibile
che si debbano aggiungere al nostro arsenale giuridico definizioni dei crimini
di odio contro i cristiani, sia quando sono minoranza sia quando sono
maggioranza», dato che «l’ODIHR riceve continue segnalazioni di crimini» di
questo genere. «I crimini di odio – ha concluso – sono un problema di sicurezza
e destabilizzano tutta la società».
Infine, il metropolita Hilarion
di Volokolamsk, «ministro degli Esteri» del Patriarcato di Mosca, ha
riconosciuto il lavoro della Santa Sede per la difesa della libertà religiosa
di tutti i cristiani e ha ricordato che Paesi a maggioranza ortodossa «si sono
schierati ufficialmente a fianco dell’Italia e hanno contribuito alla riforma
in appello della sentenza di primo grado» sul crocifisso nelle scuole. «C’è un
equivoco sul multiculturalismo – ha detto – che fa sì che si usi la presenza di
diverse religioni in Europa come uno strumento per attaccare i cristiani, per
negare le radici cristiane dell’Europa, per creare un clima di intolleranza
contro i cristiani». Come esempio di questo, Hilarion ha citato «la nuova
educacion ciudadana in Spagna che presenta come “educazione civica” corsi che
includono una educazione alla sessualità incompatibile con i valori cristiani.
Anche in questo caso la Chiesa ortodossa russa è al fianco dei cattolici che
hanno presentato ricorsi alla Corte europea dei Diritti dell’uomo. Così come
abbiamo sostenuto i Paesi che al Consiglio d'Europa hanno respinto una mozione
che voleva limitare i diritti all'obiezione di coscienza in tema di aborto ed
eutanasia».
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