Proviamo ad Aiutare un po' di più i nostri Figli - Fonte: DARIO DI VICO
- Corriere della Sera, 14 Settembre 2011
La famiglia italiana si presenta
come uno strano animale, solidale ed egoista allo stesso tempo. È innanzitutto
una formidabile rete di controllo e di protezione, capace di rendere
statisticamente irrilevante il fenomeno delle madri single, lo stesso che
invece flagella tutti i Paesi del Nord Europa e che a catena produce un'altra
grave distorsione come quella dei bambini poveri. Poi, su un piano più
strettamente economico, la famiglia funziona da Cassa Integrazione Guadagni.
Una Cassa che consente a giovani
precari o disoccupati, che continuano a vivere ben oltre i 35 anni nella casa
dei genitori, di usufruire dei servizi essenziali e di un buon tenore di vita
cumulati con un moderno rispetto della privacy. Ma proprio la caratteristica di
fondo delle nostre famiglie troppe delle quali monoreddito e centrate su un
welfare generoso con i nonni e i padri e inclemente con i figli, è diventata
una condizione che ostacola la crescita e perpetua l'immobilismo. E in qualche
misura mina lo spirito di intraprendenza delle giovani generazioni, togliendo
smalto e ricambio all'intera compagine sociale.
Se ogni anno 173 mila italiani
continuano ad andare in pensione all'età media di 58 anni è evidente come la
spesa per la previdenza finisca per drenare risorse eccessive e le tolga da
altre poste che potrebbero invece servire a incentivare il lavoro delle donne e
ad aiutare i giovani a uscire di casa. Il Pil italiano non sale certamente per
colpa di una politica che non sa individuare le ricette giuste ed è solo
preoccupata delle proprie fortune elettorali, ma anche perché le strutture
della società sono vecchie e tendono a riprodurre i loro difetti storici. Ciò
vale anche per il familismo che necessita, come sostiene Maurizio Ferrera, di
una «liberalizzazione guidata», di un percorso che ne preservi il carattere
inclusivo e solidale (nei nostri ospedali i pazienti sono circondati da
familiari, nel Nord Europa restano paurosamente soli), ma che al tempo stesso
liberi le energie di donne e figli. Ridia al Paese quella spinta dal basso che
oggi manca clamorosamente.
Il primo passo, inevitabile, per
rendere più fluida e mobile la società italiana consiste nel completare al più
presto la riforma previdenziale. È chiaro che fino al 2014 i risparmi ottenuti
serviranno a far fronte al risanamento forzoso, superata quella data si
dovrebbero rendere disponibili per migliorare l'efficacia della nostra spesa
sociale. Mentre oggi i trasferimenti di risorse dai padri/nonni ai figli/nipoti
avvengono per via intrafamiliare e sono scollegati da obiettivi di autonomia
personale e di sviluppo economico, dovrebbe essere il welfare a farsene carico
in vario modo finanziando tutta una serie di misure che prevedono l'accesso per
i giovani all'housing sociale, servizi all'impiego e assegni di studio per
potersi pagare l'affitto. In prospettiva l'obiettivo resta quello della riforma
organica degli ammortizzatori sociali necessaria per ridurre i guasti del
precariato e rendere più scorrevole il mercato del lavoro. Ma anche la politica
più accorta e lungimirante non può far niente se la società non si scrolla di
dosso le sue paure e le sue pigrizie. Quindi consigliamo ai padri di non
scegliere la scuola dei figli puntando solo sui licei per mero conformismo,
spingiamoli a essere meno egoisti e a rinunciare alle rendite di posizione
pensionistiche e, soprattutto, invitiamoli a dimostrare piena fiducia nell'autonomia
e nella responsabilità dei giovani. A costo di mandarli ad abitare fuori dal
centro storico.
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