giovedì 15 settembre 2011


Olanda - Medico anti-eutanasia? Lasci il paziente ad altri di Lorenzo Schoepflin - Avvenire, 15 settembre 2011

La morsa della buona morte in Olanda si fa sempre più stringente. Da un lato i numeri relativi al 2010, non ancora ufficiali ma anticipati in luglio, parlano di un aumento dei casi registrati (2700, 2,3% in più rispetto al 2009) e anche di un ampliamento dei criteri di applicabilità dell’eutanasia. Per la prima volta, infatti, sarebbero compresi tra i pazienti che hanno visto esaudito il loro desiderio di morire ben 21 casi di persone affette da demenza. A crescere adesso è la pressione sui medici contrari all’eutanasia, al fine di rendere sempre più accessibile e diffuso il ricorso alla morte procurata. Lo si evince da un documento della «Knmg», l’Associazione nazionale dei medici olandesi, pubblicato recentemente e che tratta del «ruolo del medico nella terminazione volontaria della vita».
Nel preambolo del documento, che contiene vere e proprie linee guida per i medici, si legge: «Se un medico non può o non vuole rispettare la richiesta di eutanasia o suicidio assistito di un paziente, [...] deve affidarlo in tempo utile a un altro medico». Se ciò non dovesse accadere per qualsiasi motivo, il medico potrebbe essere accusato di «mancanza di professionalità». Dunque non un obbligo legale, ma «morale e professionale», come riportato nelle conclusioni. Nel documento non mancano poi passaggi controversi sui comportamenti che si vorrebbero non perseguibili penalmente. Se l’istigazione al suicidio viene definita «un reato punibile», non così il semplice fornire informazioni al paziente: «Non ci sono pene per i medici e altre persone se danno informazioni sul suicidio». Secondo le linee guida della Knmg, inoltre, un medico può suggerire libri o siti Internet dove si possono trovare istruzioni per suicidarsi e discutere col paziente a proposito di tali indicazioni. Anche in merito al rifiuto da parte del paziente dei sostegni vitali il documento è molto chiaro: è dovere del medico assistere la persona che, pur non possedendo i requisiti richiesti per procedere all’eutanasia, scelga di morire privandosi di cibo e acqua.

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