Egitto, la "primavera" è finita di Valentina Colombo, 10-10-2011,
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«Ritengo che la strage di oggi
rappresenti l’inizio inevitabile della penetrazione della minaccia di al Qaeda
in Egitto… si tratta in ogni caso di un fortunato passo in avanti!». «Consiglio
Supremo militare che cosa ci hai fatto, hai gettato contro i noi i terroristi
liberandoli dalle prigioni e scagliandoli contro di noi, ora non riuscirai a
fermarli e ora che cosa dirai a noi copti?». Kamal Ghobrial, intellettuale
egiziano copto di Alessandria, non riesce a trattenere la rabbia e la
disperazione innanzi all’ennesima strage di copti in Egitto. Ventitré morti e
più di duecento feriti negli scontri di ieri sera davanti alla sede della
televisione egiziana. Ghobrial chiede urgentemente l’istituzione di una
Commissione d’inchiesta presso le Nazione Unite per accertare le
responsabilità.
I copti, che per un attimo hanno
sperato in un cambiamento nei giorni della Rivoluzione del Loto, durante i
quali si esaltavano preghiere comuni, solidarietà tra egiziani in nome della
libertà dal dittatore, hanno ben presto compreso - e sulla propria pelle - che
nulla sarebbe cambiato e che la situazione era destinata solo a peggiorare. Da
marzo a oggi si parla della fuga di circa 100mila copti dall’Egitto verso gli
Stati Uniti e il Canada.
Michael Meunier, presidente
dell’Associazione dei Copti negli Stati Uniti, in un’intervista rilasciata il
maggio scorso a Il Sussidiario.net ha dichiarato che in Egitto sono necessari
sia nuove leggi sia «un enorme sforzo educativo da parte del governo nelle
scuole primarie e secondarie, un sistema educativo che insegni tolleranza e
diritti civili». Lo scorso aprile negli Stati Uniti anche la Commissione per la
libertà religiosa internazionale ha raccomandato a Hillary Clinton di
dichiarare l’Egitto «un Paese che desta particolare preoccupazione».
Purtroppo a nulla sono valsi gli
appelli, le grida disperate dei copti dentro e fuori l’Egitto. La strage di
ieri lo dimostra e non sarà di certo l’ultima. Purtroppo la rivoluzione non ha
cambiato nulla. In un paese dove la sharia
è la fonte principale della legislazione, dove sulla propria carta
d’identità bisogna dichiarare l’appartenenza religiosa sarà difficile mutare la
situazione. Non basta una rivoluzione. In modo particolare se è una rivoluzione
che ha visto passare il movimento dei Fratelli musulmani da ufficialmente
bandito, ma tollerato, a movimento politico con pieni diritti che, come si è
già visto nel referendum costituzionale, è già legato a doppia mandata con il
Consiglio supremo e con i candidati a futuro presidente d’Egitto.
È inutile che dagli Stati Uniti
si levino condanne, ci si preoccupi per la condizione dei copti, quando sono
stati gli Stati Uniti a sdoganare il movimento fondato da Hasan al-Banna
sostenendo che esista una fazione "moderata". Ebbene, è necessario che
la comunità internazionale apra gli occhi. Nel dicembre 1980 la rivista
al-Daawa, legata ai Fratelli musulmani, ha pubblicato una fatwa che proibisce
la costruzione di nuove chiese in Egitto. Nel maggio 2005 Mohammad Habib,
esponente di spicco della Fratellanza, in un’intervista al quotidiano al-Zaman
ha dichiarato: «Quando il movimento andrà al potere, sostituirà la presente
costituzione con una islamica, in base alla quale a un non musulmano non verrà
concesso di occupare un posto di potere, sia nello Stato che nell’esercito,
poiché questo diritto spetta solo ai musulmani».
Il 16 dicembre 2009, un mese
prima della strage di gennaio a Naga Hammadi, sul quotidiano arabo
internazionale al-Sharq al-Awsat si leggeva il seguente titolo: Al-Azhar ritira
un libro di Muhammad Ammara perché i cristiani sostengono contenga «un
oltraggio alla loro religione». Muhammad Ammara è membro del Centro di ricerche
islamiche dell’università di al-Azhar ed è uno degli intellettuali più seguiti
dagli ambienti legati ai Fratelli musulmani, il testo in questione s’intitola
semplicemente “Relazione scientifica” ed è stato pubblicato come allegato alla
rivista ufficiale dell’ateneo cairota. Il contenuto dell’opuscolo è un attacco
spietato alla religione cristiana e l’unica località citata è proprio Naga
Hammadi.
Quelli appena citati sono solo
alcuni esempi di quello che si muove in Egitto da anni. Idee che vengono
diffuse a tutti i livelli dalla scuola alla moschea e che hanno ormai inculcato
nella mente degli egiziani, soprattutto quelli di cultura medio-bassa che
rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione, odio e disprezzo
verso il 10% dei loro concittadini. Se a questo si aggiunge l’alleanza tra
Fratelli musulmani ed esercito e lo sdoganamento internazionale della
Fratellanza, il panorama non è confortante. La comunità internazionale, le
Nazioni Unite, l’Unione Europea dovrebbero fare un atto di coraggio e passare
dalle parole ai fatti affinché i copti possano continuare a restare nel loro
paese, nel quale vivono da ben prima della conquista islamica nel VII secolo,
nella più totale sicurezza. E non è certo appoggiando e dialogando con i
Fratelli musulmani che aiuteranno i cristiani, in particolare, e gli egiziani,
in generale.
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