Gli orrori dell'"ingegneria genetica" lesbo-style di Roberto
Marchesini, 12-10-2011, http://www.labussolaquotidiana.it
Tommy Lebel ha undici anni e vive
in California con due mamme, Pauline Moreno e Debra Lobel. Pauline e Debra sono
due lesbiche, si sono "sposate" nel 1990 presso la locale sinagoga e
hanno adottato Tommy quando era molto piccolo. Ora Tommy viene chiamato Tammy;
da tre anni prende ormoni che gli hanno bloccato lo sviluppo sessuale e in
questo modo (dicono le due mamme) potrà decidere se diventare una ragazza (in
tal caso si procederà con le operazioni di rito) o crescere come un ragazzo.
Tuttavia sembrano esserci pochi
dubbi sul fatto che Tammy sceglierà di "diventare" donna. Le due
mamme infatti, dichiarano che le prime parole di Tommy, all'età di tre anni,
sono state "Io sono una ragazza". Non le ha esattamente pronunciate,
più che altro le ha espresse con il linguaggio dei segni, perché Tommy ha
difficoltà di linguaggio. Io a tre anni volevo fare l'astronauta: meno male che
nessuno mi ha preso così sul serio, altrimenti avrei dovuto essere mandato in
orbita... All'età di sette anni Tommy ha minacciato di evirarsi con un
coltello, e da quel momento gli è stato diagnosticato il GID (Gender Identity
Disorder). L'anno seguente ha cominciato la terapia ormonale per bloccare la
pubertà.
Le due mamme di Tommy/Tammy non
lamentano alcun gesto di omofobia nei loro confronti, né hanno trovato
opposizione per la loro decisione di crescere Tommy come se fosse una bambina.
Hanno infatti trovato l'appoggio sia dalla comunità religiosa ebraica locale,
sia da parte dei servizi pubblici (le insegnanti di Tammy e il Children's
Learning Center di Alameda). Certo, qualcuno ha presentato alle due mamme
qualche perplessità, ma Pauline e Debra non hanno mai avuto dubbi: le
statistiche dicono che i ragazzi transgender hanno compiuto almeno un tentativo
di suicidio prima dei vent'anni; quindi fermiamo tutto e facciamo scegliere a
lui.
Il dubbio che i tentativi di
suicidio siano connessi al transgenderismo non sfiora nemmeno le due mamme.
Come non le sfiora il dubbio che il fatto di avere due mamme lesbiche possa
aver influito sulla confusione sessuale del figlio: Tommy era un ragazzino
chiuso, triste ed infelice prima che le mamme cominciassero a vestirlo con
abiti femminili. Quindi, sottintendono, era il suo genere maschile a renderlo
infelice. E poi, aggiungono, Tommy era più timido ed infelice dei suoi fratelli
più grandi, cresciuti con la stessa coppia di mamme.
Insomma, è un caso che il figlio
di due lesbiche fosse timido e infelice, e che abbia sviluppato Gender Identity Disorder, una straordinaria
coincidenza.
Del resto l'American
Psychological Association ha dichiarato che «la ricerca ha dimostrato che la
stabilità, lo sviluppo e la salute psicologica dei bambini non ha collegamento
con l'orientamento sessuale dei genitori, e che i bambini allevati da coppie
gay e lesbiche hanno la stessa probabilità di crescere bene quanto quelli
allevati da coppie eterosessuali». Ed è molto probabile che nelle prossime
edizioni dei manuali diagnostici scompaiano sia il GID che il transgenderismo.
Del resto, sono gli
"scienziati" che decidono cosa è naturale e cosa non lo è, no?
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