Il suicidio dell'Europa di Riccardo Cascioli, 15-03-2012, http://www.labussolaquotidiana.it
Il Parlamento Europeo ha dunque
deciso di ridefinire il concetto di famiglia. Nella Risoluzione votata martedì
13 marzo dedicata alla parità tra uomo e donna – e di cui riferiamo a parte in
dettaglio – vengono criticati quei Paesi dell’Unione (vedi Italia) che
considerano famiglia solo quella naturale (fondata su matrimonio tra uomo e
donna) e non riconoscono quindi le unioni omosessuali; inoltre si afferma
esplicitamente che nella Ue esistono diversi tipi di famiglie, che devono avere
tutte lo stesso livello di tutela giuridica: «genitori coniugati, non coniugati
e in coppia stabile, genitori di sesso diverso e dello stesso sesso, genitori
singoli e genitori adottivi».
Ma c’è un altro punto della
Risoluzione altrettanto grave: a un certo punto si «invita gli Stati membri a
puntare a sistemi di sicurezza sociali individualizzati». Questa affermazione è
finalizzata in questo caso a difendere i diritti delle donne ma introduce una
novità importante, una sorta di rivoluzione antropologica, ovvero la teorizzazione
della concezione della persona come puro individuo, slegato da qualsiasi
rapporto. La misura di questa svolta la
si può forse apprezzare meglio se consideriamo che la Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’Uomo considera la famiglia come «cellula fondamentale della
società» (art. 16). Così fa pure la nostra Costituzione (art. 29).
La famiglia, non l’individuo.
Come mai? Perché la persona (che è ben più dell’individuo) esiste solo in
relazione ad altri, e soltanto dentro una relazione può comprendere, sviluppare
e realizzare la propria identità. Immaginate un bambino che venisse al mondo e
poi tutti scomparissero intorno a lui. Non solo non potrebbe sopravvivere
fisicamente, ma ammesso anche che per qualche miracoloso motivo riuscisse a
nutrirsi, non potrebbe imparare a parlare, non riuscirebbe a usare
compiutamente la ragione, non avrebbe mai la possibilità di comprendere la sua
identità, cosa ci sta a fare al mondo e così via. E’ una constatazione perfino
banale, eppure è così che ci vogliono: lo Stato e il singolo, senza rapporti,
una monade. E’ il sogno di ogni totalitarismo, perché ogni legame, ogni
rapporto vero è potenzialmente una fonte di resistenza al potere dominante.
Che l’uomo sia relazione è una
evidenza, dicevamo, così come dovrebbe essere evidente che il luogo di
relazione dove la persona ha la possibilità di sviluppare al massimo le proprie
potenzialità è la famiglia, è anzitutto il rapporto educativo con un padre e
una madre.
Ed è per questo che lo stato,
ogni stato, ogni comunità sociale, di ogni tempo e di ogni cultura, si è sempre
occupato e si occupa di famiglia. Qui non c’entra essere cattolici o laici, è
proprio una questione da cui dipende il futuro della società. Perciò il motivo
fondamentale dell’interesse specifico dello stato nei confronti della famiglia
è la tutela dei figli, per garantirne anzitutto l’esistenza (senza figli non
c’è futuro) e poi uno sviluppo integrale, perché questo a sua volta renderà la
società più stabile, meno conflittuale, economicamente più competitiva. Per
capire meglio questo aspetto basti pensare all’enorme costo sociale – nei
nostri paesi – della disgregazione della famiglia: maggiore povertà, minore
rendimento scolastico dei figli, aumento della delinquenza giovanile e della
propensione alla tossicodipendenza, e via di questo passo.
Uno stato che abbia a cuore il
proprio futuro necessariamente deve preoccuparsi di rafforzare la famiglia. Lo
stato non è chiamato a occuparsi di quanto affetto o di quanto amore ci sia tra
le persone, non deve giudicare se una coppia si vuole abbastanza bene, ci
mancherebbe altro. E i diritti individuali sono già garantiti dalla legge, dal
diritto civile, non hanno niente a che vedere con il diritto di famiglia.
Il bene primario di cui lo stato
si occupa sono i figli, per questo considera – ha sempre considerato – la
famiglia come il rapporto tra uomo e donna: con buona pace di tutti i
“moderni”, i figli nascono solo da un rapporto eterosessuale. E fondata sul
matrimonio, perché questo è il rapporto più stabile con cui la coppia si assume
anche delle responsabilità nei confronti della società. Mettere al mondo dei
figli ed educarli non è un mero fatto privato, ha una valenza sociale
importantissima.
Tutti gli altri rapporti
affettivi, invece, sono questioni di carattere privato – anche se possono avere
effetti di carattere pubblico – che sono e vanno regolate con il normale
diritto privato, per quanto riguarda la tutela dei diritti di ciascuno.
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